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La riscoperta dell'antico rielegge Roma capitale culturale grazie allo sviluppo degli studi sulle antichità romane, che dà origine all'archeologia (Winckelmann) e nell'arte neoclassica. L'Arcadia, fondata nel 1690, diffonde le sue idee classiciste sul rinnovamento della poesia.

La città più popolosa d'Italia, è governata fino a metà secolo da Carlo III di Borbone, che attua un valido sistema di riforme. Sulla scia di Giannone e Vico, si sviluppa la cultura illuminista con studi storici, giuridici ed economici (Filangieri, Genovesi e Galliani). Metastasio porta al successo anche europeo i suoi melodrammi.

Il Granducato di Toscana diventa un paese all'avanguardia sotto Leopoldo I, promotore di molte riforme. La discussione sulla lingua vede gli interventi dei puristi tradizionalisti, cui si contrappongono gli innovatori. In Toscana trascorre un lungo periodo Alfieri.

Sabauda, sotto il Regno di Sardegna è dominata da un assolutismo di stampo militaresco: teatro di importanti trasformazioni architettoniche e sede di prestigiose accademie, vi compie la sua formazione illuminista e classicista Alfieri.

Teatro di riforme promosse dall'assolutismo illuminato austriaco di Maria Teresa. L'Illuminismo lombardo si divide tra un'ala progressista (Accademia dei Pugni, nel cui ambito nasce per opera dei fratelli Verri e di Beccaria la rivista antiaccademica "Il Caffè") e una più moderata (Accademia dei Trasformati e Parini).

A Venezia, che resta un centro importante dell'editoria, nascono il giornalismo e la saggistica letteraria ("La Frusta letteraria" di Baretti); si sviluppano poi l'autobiografia (Goldoni e Casanova) e il romanzo. Gozzi, Chiari e soprattutto Goldoni animano il mondo del teatro veneziano.