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Il primo ordine del prospetto è interrotto dal portico meridionale realizzato da Antonio Gambara nel 1453. Esso, secondo gli ultimi recenti studi, è stato realizzato reimpiegando elementi di precedenti analoghe strutture. Il portico è contenuto fra due piloni laterali, ognuno dei quali è organizzato in un triplice ordine, a schema ripetuto, decorato con due monofore cieche. I piloni sono finemente decorati nelle pareti con un fitto merlato inciso nella pietra e nei capitelli di appoggio deli archi ogivali.

Il primo ordine del prospetto è costituito dal corpo basso delle navate realizzato in seguito ai lavori del grande restaudo di fine XVIII sce. Il tessuto decorativo è costituito dalle sottolineature delle monofore che si aprono ritmicamente sulla parete delle cappelle e si conclude con la caratteristicha merlatura

Si accede al portico da tre arcate ogivali, con quella centrale più ampia ed elevata rispetto alle laterali, decorate da cornici tortitli, che poggiano su capitelli fioriti. Il tutto è sostenuto da esili colonne di probabile reimpiego come dimostra la prima a sinistra che porta scolpita una pagina del Corano

Sopra, il timpano è dominato dalla figura di Dio Padre al centro della scena dell'Annunciazione, contornata da decorazioni con 'girali flamboyants'. Il messaggio è abbastanza esplicito per il fedele: egli redendo della venuta di nostro Signore, superando il peccato che lo allontana da Dio, esercitando la virtù dei Santi, realizza il suo fine ultimo di essere ammesso al cospetto di Dio, che qui è raffigurato in abiti papali sia per volontà degli Aragonesi di manifestare la loro unione alla Chiesa di Roma che per volere ribadire come in essa si prefigura la Gerusalemme celeste

Il secondo ordine del prospetto è dato dalla parete della navata centrale come ci è pervenuta dal tempo dei normanni. Davanti ad essa sono poste le cupolette con i caratteristici lanternini che danno luce all'interno della navata laterale. La parete è percorsa da una teoria di monofore che si alternano aperte e cieche. In origine lungo la parete si potevano contare 20 bifore tutte aperte. Esse sono incorniciate da decorazione a tarsia lavica, rieseguite secondo gli antichi disegni. Sopra di esse corre una fascia di decorazione a tarsia lavica. La parete è chiusa in un sistema decorativo fatto di cornici che la percorrono in tutta la sua lunghezza. In esso prevale il motivo delle facce zoomorfe che precede la merlatura conclusiva.

Il prospetto è dominato dalla grande cupola, realizzata in stile neoclassico tra il 1781 ed il 1801 su progetto di Ferdinando Fuga e innestata nel punto di incrocio tra la navata centrale ed il transetto. Essa è scomponibile in tre parti, La prima è costituita dal tamburo in cui si aprono ampie finestre rettangolari separate l'una dall'altra da pilastri incisi sui conci, la cui linea continua nella parte superiore nei costoloni che reggono la calotta. La chiave di chiusura del complesso sistema è data dalla lanterna sfinestrata, su cui campeggia la grande Croce di ferro. La cupola, pur nella sua intrinseca bellezza, rompe l'equilibrio stilistico e volumetrico dell'intero complesso. Sono state elaborate diverse proposte per modificarla in modo tale da essere congrua con il contesto, oggi la si è accettata quale testimonianza dell'evolversi del gusto architettonico e del modo di esprimere il sentire religioso

Più scenografico il paramento murario della sacrestia oggi detta dei canonici. Il suo corpo basso è stato costruito nel XIII sec. come dimostra la decorazione costituita da una ritmica successione di colonnine pensili. Essa richiama quella del terzo ordine delle torri. Le brevi colonne, che contengono nicchie trilobate scavate nei conci, poggiano su capitelli pensili e reggono stretti archi ogivali strombati. Tra un arco e l'altro sono inserite raffigurazioni di teste umane o di animali. Le pareti sopra la fascia decorativa appena descritta, sono relative al sopraelevamento della sacrestia, realizzato dal XIV secolo.