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L'Ara Pacis è un monumento chiave nell'arte pubblica imperiale, con motivi di origine diversa: l'arte greca classica per quanto riguarda i fregi delle processioni, l'arte ellenistica, nel fregio e nei pannelli, l'arte più strettamente "romana" invece nel fregio dell'altare. La realizzazione fu quasi certamente opera di botteghe greche. L'aspetto politico-propagandistico è davvero importante, come in molte opere dell'epoca, con i legami evidenti tra Augusto e la sua Pax augustea, intesa come un rifiorire della terra sotto il dominio universale romano. Inoltre è chiaro il collegamento tra Enea, mitico capostipite della Gens Iulia, e Augusto stesso, secondo quella propaganda storica che voleva inquadrare la presa di potere dell'imperatore come un ricollegamento legittimo tra la storia di Roma e la storia del mondo allora conosciuto. Non a caso infatti è illuminante l'accostamento tra il trionfo di Roma e la Saturnia Tellus, l'età dell'oro.

L’altare fu dedicato da Augusto nel 9 a.C. nel Campo Marzio, in una zona dedicata alla celebrazione delle vittorie militari e dove avvenivano le varie manovre dell’esercito. Si tratta di un vero e proprio "altare della Pace", situato in una zona della città dedicata a Marte dio della guerra: un simbolo della pace e della prosperità raggiunte con Augusto dopo moltissimi anni di sanguinosi conflitti per il popolo romano. Tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 si recuperarono alcuni dei frammenti, ma i lavori furono interrotti per timore di danneggiare il palazzo. Fu soltanto nel 1937, in occasione del bimillenario della nascita di Augusto, che il governo decretò un grande investimento di risorse e di applicazione di tecniche moderne: i frammenti dell’altare furono recuperati e l’altare fu ricostruito lungo le sponde del Tevere, all’interno di un padiglione in cemento appositamente progettato dall’architetto Morpurgo.Oggi, tolto l’antico padiglione, l’Ara è racchiusa nella modernissima teca progettata dall’architetto contemporaneo R.Meier.

L'Ara Pacis è costituito da un recinto quasi quadrato in marmo, elevato su un basso podio, nei lati corti dove si aprivano due porte; a quella anteriore si accede da una rampa di nove gradini; all'interno, sopra un'altra gradinata, si erge l'altare vero e proprio. La superficie del recinto presenta una decorazione a rilievo, esterno e interno. Quattro pilastri angolari, più altri quattro ai fianchi delle porte, sono decorati sull'esterno con motivi a candelabri e lisci all'interno. Essi sostengono l'architrave che, doveva essere coronata da acroteri laterali.

L'esterno dell'altare è decorato da un fregio figurato in alto e da elaborati ghirlande d'acanto in basso; i due ordini sono separati da una fascia a meandro; queste fasce decorate si interrompono quando incontrano i pilastri per poi proseguire sugli altri lati. Nella parte bassa si ha sempre una decorazione naturalistica d'acanto e piccoli animali (per esempio lucertole e serpenti). I girali si separano in maniera simmetrica da un unico cespo che si trova al centro di ogni pannello. La fascia figurata si divide in quattro pannelli sui lati delle aperture (due per lato) e un fregio continuo che rappresenta una processione sui lati lunghi, che va letto unitariamente, come un'unica scena. Sui lati lunghi è raffigurata la processione per il voto dell'Ara, divisa in due parti: una ufficiale, coi sacerdoti, e l'altra semiufficiale con la famiglia di Augusto. L'insieme rievoca la festa delle Panatenee del fregio continuo del Partenone di Atene. In ogni caso la scena non va interpretata come un reale corteo, così come potrebbe essere avvenuto nel 13 a.C., poiché Augusto sarebbe diventato pontefice massimo solo nel 12 a.C. Si tratta quindi di una raffigurazione politica ideale.