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Il seminario vescovile

Contesto storico e topografico

Contesto sociale

Architettura

Apparato decorativo

Restauri prima del 1800

Sante simone e restauro 1800

Index

Cassiano de Silva, Veduta di Conversano, 1703

Il convento dei frati Minimi o Paolotti venne edificato, assieme alla chiesa, nella prima metà del XVII secolo quando l’abate Giulio Cesare Tarsia, nel 1619, donò una cappella dedicata a San Michele arcangelo al convento dei Paolotti di Monopoli affinchè fondassero un convento a Conversano, a condizione che la cappella restasse dedicata a San Michele.All' epoca il convento sorgeva immediatamente fuori dalle mura cittadine, circondato da un piccolo appezzamento di terra: l'orto. Ilconvento continua ad esistere fino al 1809 quando, a seguito delle soppressioni degli ordini religiosi volute da Gioacchino Murat, il convento viene abbandonato. Pochi anni dopo il vescovo di Conversano Carelli si attivò per ottenere la struttura e trasferirvi il seminario vescovile, fondato nel 1701. A partire dal 1819 iniziano le aggiunte alla struttura originaria del convento per soddisfare la crescente richiesta. I lavori di ampliamento vennero ultimati sotto la guida dell’architetto Sante Simone tra il 1859 e il 1861, durante la reggenza episcopale di mons. Giuseppe Mucedola. Il corpo di fabbrica, che costituisce oggi l’avancorpo visibile da via dei Paolotti, raddoppiò la capienza del seminario ed inglobò quasi del tutto la struttura originaria. Il Simone inoltre mise per la prima volta in comunicazione la struttura con l’impianto urbanistico, all’epoca in fase di espansione, grazie ad un viale che attenuò il dislivello con la città.

Contesto storico e topografico

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Novena di Natale, dicembre 2023

Nella prima metà del XVII secolo il convento ospita la comunità dei Minimi di San Francesco da Paola, che ha continui scambi con la cittadinanza attraverso la Spezieria (ovvero una farmacia). Nel 1809 il convento viene chiuso a causa delle soppressioni degli ordini religiosi. Sin da subito comincia una fitta corrispondenza tra Carelli e gli organi competenti e nel 1816 il convento diventa sede del Seminario. Con L'aggiunta del nuovo corpo di fabbrica del Simone La situazione rimane invariata fino a quando, nel 1894, il collegio ottiene il riconoscimento di scuola pubblica.Tutt'oggi il seminario è una struttura attiva, nella quale risiedono i seminaristi che affrontano un percorso di discernimento vocazionale

Contesto sociale

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Architettura

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La facciata della chiesa di San Michele Arcangelo è realizzata attraverso una trama rettangolare di conci calcarei che si innalza racchiusa tra due pilastri angolari. Il prospetto è coronato da un fregio di ordine dorico e da un imponente timpano curvilineo che s’incurva al centro in due volute concave. L’edificio è ad aula unica ed è lungo più di 26 metri.

Addossato sul fianco Est della chiesa è il chiostro. Esso conserva ancora l’impianto originario ed è ancora visibile il gioco delle arcate del porticato, tre per ogni lato, impostate su robusti pilastri quadrangolari. La vera del pozzo non esiste pi, mentre alcune finestre che si aprono nei due piani superiori testimoniano l’originaria articolazione delle celle dell’interno.

Ingresso fatto da Sante Simone

Il teatro è una struttura che ha come copertura un tetto in cannucciato rivestito da intonaco bianco. Questa struttura è così chiamata in quanto adibita nel convento dei Minimi come teatro e successivamente avrà la funzione di aula magna del liceo ginnasio Domenico Morea. Al momento non è più agibile.

Architettura

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Varcata l’entrata ci si ritrova in uno spazio che prende il nome di bussola sormontata dalla cantoria lignea nella quale sono incastonate sei tele realizzate da Antonio Carella, pittore originario di Francavilla Fontana. I dipinti raffigurano i miracoli più famosi di San Francesco da Paola e, procedendo da sinistra verso destra, si susseguono: la guarigione di un bambino deforme, l’attraversamento dello stretto di Messina sul suo mantello, la predica davanti a Sisto IV, Luigi XI, re di Francia, che accoglie il Santo, l’invio di due giovenche al Convento di Paterno Calabro e, infine, il Santo che resuscita un operaio, travolto da un crollo durante la costruzione del convento di Paterno. Continuando l’unica navata, è fiancheggiata da brevi cappelle laterali, conclusa da una profonda abside. Al 1788 risalgono i dipinti, datati e firmati dal pittore, conversanese di adozione, Samuele Tatulli, dei primi due altari di sinistra raffiguranti due Beati dell’Ordine: rispettivamente il Beato Gasparre e il Beato Nicola. Nella cimasa del secondo altare va segnalata una piccola tela raffigurante “Cristo alla Colonna”, evidente esempio di caravaggismo napoletano. Nel terzo altare di sinistra campeggia il grande dipinto raffigurante San Francesco da Paola. Un dipinto pressoché gemello si trova a Monopoli nella Cattedrale. I dipinti nel primo e nel secondo altare di destra, rispettivamente una Addolorata e Angeli dolenti che incorniciano un bel Crocifisso ligneo, sono invece espressione di una pittura di modesto livello, tipicamente devozionale. Diverso discorso, invece, merita la bella tela, raffigurante, la Sacra Famiglia nel terzo altare di destra, in cui è evidente il riferimento al linguaggio di Paolo Finoglio.

apparato decorativo

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Di particolare interesse è la grande tela dell’altare maggiore. Essa, realizzata da Paolo Finoglio, è una copia del dipinto del famoso pittore veneto Jacopo Palma il giovane e raffigura la Vergine col Bambino tra i santi Rocco e Sebastiano invocati durante le epidemie di peste. Il Finoglio si rivela particolarmente sensibile nel modo di accostarsi al modello Veneto, riproducendo non solo lo schema compositivo piramidale e la gamma cromatico, ma riuscendo soprattutto a liberare le figure dalla impostazione eccessivamente intellettualistica del tardo Manierismo conferendo loro un'umanità più viva, frutto sicuramente della sua formazione all'interno del caravaggismo napoletano.

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Addossato, sul fianco Est è il chiostro dove si snoda un ciclo di affreschi, che narra i miracoli del Santo da Paola, di chiaro intento didascalico, come testimonia la descrizione di ogni episodio riportata nella parte inferiore. Ogni scena è intervallata da ritratti di Santi e Beati dell’Ordine dei Minimi, raffiguranti anche, entro ovali, sui pilastri. E’ stato, inoltre, rinvenuto, durante l’ultimo restauro, lo stemma, sia pur frammentario, della famiglia Tarsia. Di particolare interesse l’iscrizione riemersa, sul lato sinistro dell’affresco che raffigura il miracolo del fuoco, che così recita N. FRAN.JULIA. /NUS senior. Dovrebbe trattarsi del nome del committente del ciclo di affreschi, il famoso notaio conversanese Francesco Giuliani, vissuto nel XVII secolo.

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Interno chiesa di S. Michele Arcangelo

Nel 1804 fu affidato all'architetto polignanese Giuseppe gimma la ridefinizione dall'interno come testimonia la scritta sotto la finestra della controfacciata. Il Gimma non solo mutò radicalmente l'impronta decorativa da squisitamente barocca a neoclassica ma modificò anche la pianta aggiungendo il grande abside al cui interno si trova oggi l'altare maggiore. Dell'originale impianto barocco furono salvati gli altari lignei, realizzati probabilmente dagli stessi frati, alcuni dipinti, la statua di San Michele Arcangelo, la bussola e la cantoria.

Il restauro di gimma

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Sante Simone, 1824-1894

L’ antico convento dei Paolotti era divenuto insufficiente per accogliere tutte le richieste dei “candidati al sacerdozio”, perciò si avvertiva il bisogno di ampliarlo. La scelta del tecnico cadde sull’ architetto Sante Simone. Il suo progetto, intitolato “Nuovo fabbricato del Seminario Diocesano di Conversano”, prevedeva un ampliamento architettonico regolato da canoni moderni e una fusione armonica con l’antico. Simone è artefice dell’ aggiunta dell’ avancorpo in stile neoclassico e della creazione di un collegamento,aperto da due colonne, tra l’ edificio e l’area urbana in fase di espansione. Il costo totale dei lavori ammonta a 5,500 ducati e tra il 1860 e il 1861 vengono terminati i lavori e vengono accolti all’ interno della struttura in media 120 seminaristi. Successivamente Sante Simone venne richiamato per ampliare nuovamente la struttura, poiché divenuta scuola pubblica. Egli progettò così una costruzione per le scuole ginnasiali di cui ci restano il capitolato e la pianta autografata.

Il restauro di sante simone

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