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Transcript

1°strofa

2°strofa

Taci. Su le soglie del bosco non odo parole che dici mane; ma odo 5 parole più nuove che parlano gocciole e foglie lontane. Ascolta. Piove dalle nuvole sparse. 10 Piove su le tamerici salmastre ed arse, piove sui pini scagliosi ed irti, piove su i mirti 15 divini, su le ginestre fulgenti di fiori accolti, su i ginepri folti di coccole aulenti, 20 piove su i nostri vólti silvani, piove su le nostre mani ignude, su i nostri vestimenti 25 leggieri, su i freschi pensieri che l’anima schiude novella, su la favola bella 30 che ieri t’illuse, che oggi m’illude, o Ermione

3° strofa

La pioggia nel pineto

Odi? La pioggia cade su la solitaria verdura con un crepitio che dura e varia nellaria secondo le fronde più rade, men rade. Ascolta. Risponde al pianto il canto delle cicale che il pianto australe non impaura, nè il ciel cinerino. E il pino ha un suono, e il mirto altro suono, e il ginepro altro ancora, stramenti diversi sotto innumerevoli dita. E immersi noi siam nello spirto silvestre, d'arborea vita viventi; e il tuo volto ebro è molle di pioggia come una foglia, e le tue chiome auliscono come le chiare ginestre, o creatura terrestre che hai nome Ermione.

Ascolta, ascolta. L'accordo delle aeree cicale a poco a poco più sordo si fa sotto il pianto che cresce, ma un canto vi si mesce più roco che di laggiù sale, dall'umida ombra remota. Più sordo e più fioco s'allenta, si spegne. Sola una nota ancor trema, si spegne, risorge, trema, si spegne. Non s'ode voce del mare. Or s'ode su tutta la fronda crosciare largentea pioggia che monda, il croscio che varia secondo la fronda più folta, men folta. Ascolta La figlia dell'aria è muta, ma la figlia del limo lontana, la rana, canta nell'ombra più fonda, chi sa dove, chi sa dove! E piove su le tue ciglia, Ermione.

4° STROFA

Piove su le tue ciglia nere si che par tu pianga ma di piacere, non bianca ma quasi fatta virente, par da scorza tu esca E tutta la vita è in noi fresca aulente, il cuor nel petto e come pesca intatta, tra le palpebre gli occhi son come polle tra Terbe, i denti negli alveoli son come mandorle acerbe. E andiam di fratta in fratta, or congiunti or disciolti [e il verde vigor rude ci allaccia i malléoli cintrica i ginocchi) chi sa dove, chi sa dove! E piove su i nostri volti silvani, piove su le nostre mani ignude, su i nostri vestimenti leggieri, su i freschi pensieri che l'anima schiude novella, su la favola bella che ieri m'illuse, che oggi t'illude, Ermione,

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