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Transcript

Giovanni Boccacci nasce nel 1313 a Certaldo o a Firenze. Figlio illegittimo di un mercante, iniziò a lavorare con il padre, fino a quando decise di dedicarsi alla letteratura. Nella sua lunga carriera da poeta e scrittore, possiamo considerare la sua opera più celebre "Il Decameron"; è stata composta intorno al 1350 durante un periodo di peste. Quest'opera è una raccolta di 100 novelle narrate da un gruppo di giovani che si rifugiano fuori città per sfuggire alla peste. Boccaccio può essere considerato uno dei padri della lingua italiana, grazie alle sue opera ha influenzato la cultura e la letteratura, non solo italiana ma anche quella di molti altri paesi. Boccaccio morì nel 1375, ma ancora oggi viene ricordato e studiato per le sue opere. In particolare "Il Decameron" è considerato uno dei capolavori della letteratura mondiale.

Giovanni Boccaccio e"Il Decameron"

Introduzione

Landolfo Rufolo è il protagonista della quarta novella della seconda giornata del Decameron di Giovanni Boccaccio. La regina è Filomena, la prima a stabilire un tema unico per le novelle della giornata, poiché la precedente aveva tema libero. I giovani dovranno narrare avventure pericolose che, a fronte di circostanze disperate, si risolvono imprevedibilmente con un lieto fine. A raccontare le avventure di Landolfo Rufolo sarà Lauretta, che affronta una tematica molto sentita ai tempi di Boccaccio: quella della sorte precaria dei mercanti e commercianti. Questi ultimi, simbolo della rinnovata società tardo-medievale, affrontano i pericoli del mare per i loro commerci: per il fine del profitto, è sempre presente il rischio di perdere il frutto del loro lavoro e persino la vita.

Landolfo Rufolo

Il mercante Landolfo Rufolo vive a Ravello, città della costiera amalfitana in cui l’attività commerciale è particolarmente fiorente. Nonostante le sue ricchezze Landolfo prova ad accrescerle, acquistando una nave molto grande e riempiendola di merci. Una volta fatto ciò salpa verso Cipro. Qui purtroppo si trovano già numerose altre navi mercantili e merci varie e numerose, tanto che Landolfo è costretto spesso a vendere le proprie al di sotto del prezzo reale. Avendo fatto un cattivo investimento e avendo perso quasi tutti i suoi soldi, Landolfo decide di rischiare la vita pur di rifarsi: vende la nave e con i soldi rimasti compra un’imbarcazione e si dedica alla pirateria contro le navi turche. In questo modo si arricchisce di nuovo e decide di tornare in patria. Nell’Egeo, però, è sorpreso da una tempesta: per proteggersi si ripara in un golfo, dove poco dopo si accostano anche due grandi navi mercantili genovesi, che provengono da Costantinopoli. Scoprendo di chi è la nave e quante ricchezze porta, i genovesi la assaltano e la fanno affondare; Landolfo viene fatto prigioniero. A loro volta però anche i genovesi sono vittime dei venti e della tempesta: le loro navi naufragano nei pressi di Cefalonia. Landolfo, ormai naufrago si aggrappa ad una casa che si trovava sulla nave. Egli passa ancora un giorno intero attaccato alla cassa; alla fine le maree lo conducono, stremato, alla costa di Corfù, dove una donna sta lavando le stoviglie in mare. La donna salva il naufrago e se ne prende cura per qualche giorno. Poi lo invita a tornare a casa e gli restituisce la cassa trovata in mare, pensando che gli appartenga. Landolfo, che non si ricorda molto della cassa, la apre e vi trova dentro numerose pietre preziose. Temendo che, ancora una volta, la fortuna gli volti le spalle, decide di non dire niente alla donna: avvolge i gioielli in alcuni stracci e scambia la cassa con un sacco e si mette in marcia per Trani. Una volta arrivato, incontra altri mercanti, a cui racconta le sue sventure, non parlando però del ritrovamento della cassa. Con il loro aiuto può tornare a Ravello; qui conta con maggior attenzione le pietre preziose e scopre di essere più ricco di quando era partito. Con il denaro ottenuto dalla vendita, manda un somma alla donna di Corfù e ai mercanti di Trani, per ringraziarli. Con ciò che gli resta decide di ritirarsi a vita privata, lasciando il commercio e vivendo così in un sereno benessere fino alla fine dei suoi giorni.

Riassunto

Landolfo Rufolo

I temi forti della novella di Landolfo Rufolo possono essere ricondotti a tre elementi fondamentali: l’attività mercantile, la Fortuna, la Virtù. Essi sono, più in generale, motivi centrali in tutto il Decameron. La novella di Landolfo, in particolare, appartiene - ed anzi ne è emblematica - al gruppo delle narrazioni dedicate al ceto mercantile, rappresentato per certi aspetti in chiave realistica (lo stesso Boccaccio era figlio di un mercante e aveva lavorato col padre in gioventù), per altri con una certa idealizzazione. Entrambi questi aspetti si colgono nel contrasto tra gli effetti del caso (Fortuna) e la capacità del protagonista di reagire (Virtù). Infatti come spesso avviene a chi osa, Landolfo è spinto ad agire dall’avidità e dal desiderio di mettere a profitto i beni di cui dispone, secondo un atteggiamento tipico dei mercanti; la sorte tuttavia lo fa incappare in rovesci imprevedibili e non di rado disastrosi. Tuttavia, Landolfo reagisce attivamente ai voltafaccia della fortuna: cambia professione e diviene con successo un pirata; poi si ingegna per evitare la tempesta; riesce a sopravvivere al naufragio; nasconde con astuzia le gemme trovate. Infine comprende il dono che la sorte gli ha fatto, nonostante tutti i colpi precedenti, e con generosità ricompensa chi lo aveva aiutato. Il giudizio di Boccaccio, in molti casi impietoso verso i vizi dei suoi personaggi, è dunque tutt’altro che negativo: alla luce del comportamento finale, l’avidità iniziale appare molto più una qualità professionale che un vero e proprio peccato. La morale del racconto, però, risiede anche nella considerazione finale. Landolfo infatti abbandona la mercatura: impara dalle sue esperienze passate e si ritira per godersi in pace i propri beni. Astuzia e intraprendenza sono dunque temi fondamentali, ma anche la moderazione non deve mancare. In fondo, anche il fatto di sapere quando fermarsi identifica una forma di furbizia. Un ultimo tema centrale è quello del mare, che domina come costante panorama in tutto l’arco della novella, sia che si parli di costa o di mare aperto. La distesa marina rappresentava al contempo un universo di possibilità, cui non a caso i mercanti affidano le loro speranze di guadagno e dunque sussitenza, e la fonte di sciagure tragiche, considerati i pericoli enormi cui si esponeva chi viaggiava via nave con i mezzi dell’epoca.

Aggiungiamo a quanto scritto un commento di Landolfo Rufolo che comprende l’analisi di personaggi, della morale e dei temi con alcuni cenni alle tecniche di scrittura e alle eventuali figure retoriche notevoli a cui ricorre Boccaccio. Dal punto di vista dei personaggi l’intera novella gravita intorno al protagonista Landolfo Rufolo. Egli rappresenta non solo sé stesso, ma un’intera classe sociale – ovvero il ceto mercantile – che Boccaccio, figlio a sua volta di mercante, decide di rappresentare sia idealisticamente sia in chiave realistica. Gli altri personaggi (la donna di Corfù, i concittadini, i genovesi…) fungono all’interno della novella come strumenti funzionali allo scioglimento narrativo della vicenda, e non vi è un approfondimento psicologico particolare. Temi e morale della novella Landolfo Rufolo sono interessanti da osservare e analizzare per comprendere bene anche l’opera di Boccaccio: il testo, infatti, è un confronto tra Caso e Virtù (del protagonista): nonostante spesso Landolfo scelga di agire in modo scorretta o disonesta, Boccaccio mostra un giudizio non negativo proprio perché ciò che viene sottolineato e apprezzato è la sua intraprendenza e capacità di reagire alle vessazioni del Caso. Altro tema fondamentale nella novella è quello del mare che può risultare arbitrariamente amico o nemico dell’uomo.

Analisi

Landolfo Rufolo

Il mercante in Boccaccio è una figura positiva, che possiede anzitutto l’industria, cioè quella capacità umana che permette di superare gli ostacoli posti dalla Fortuna, o Fato. Questo è un aspetto importante nell’evoluzione del protagonista delle novelle: la Fortuna, intesa come complesso di circostanze fortuite e casuali, è antagonista dell’eroe, che però grazie alla sua astuzia e capacità di iniziativa riesce a superare le difficoltà. In Andreuccio da Perugia vediamo che la Fortuna si accanisce sul protagonista solo perché lui non è in grado di contrastarla: inizialmente è molto ingenuo, ma quando acquisisce esperienza, riesce a cogliere l’occasione per salvarsi e l’industria assume quindi un ruolo decisivo.

Figura mercante