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L'IMPERO ROMANO

Augusto, figura dominante della politica romana dal 31 a.C. al 14 d.C., trasforma il sistema repubblicano in una sorta di monarchia, mantenendo le magistrature repubblicane ma limitandone i poteri a favore del princeps. L'Impero romano, con un efficiente apparato burocratico, collega strettamente centro e periferie, garantendo stabilità attraverso la pax romana e consentendo la prosperità dei territori soggetti al dominio di Roma. Questo favorisce la ripresa dei commerci e il benessere economico, offrendo opportunità di arricchimento e di salita sociale.

LA ROMA IMPERIALE

Dopo aver sconfitto Antonio, torna a Roma e conquista il potere. Il senato gli riconosce il titolo di Augusto: con questo nome governerà sino al 14 d.C.

OTTAVIANO GARANTE DELLA PACE

Augusto trasformò l'ordine istituzionale romano, concentrandosi sul suo potere personale. Pur rispettando la tradizione, accumulò gradualmente cariche nelle sue mani. Nel 23 a.C., ottenne la potestà tribunizia, garantendosi immunità e poteri legislativi. Inoltre, fu console per otto anni consecutivi e ricevette l'imperium proconsolare, garantendogli il comando militare su tutte le province. Queste nomine del 23 a.C. consolidarono il principato. Aggiunse connotazioni religiose diventando pontefice massimo nel 12 a.C. e ottenendo l'appellativo di "padre della patria" nel 2 a.C. Sebbene Roma sembrasse una repubblica, Augusto la trasformò effettivamente in una monarchia, pur presentandosi come primus inter pares, "primo tra i pari".

I POTERI DEL PRINCIPE

Augusto mantiene formalmente in vita le istituzioni repubblicane, ma concentra il potere nelle proprie mani:si chiude il periodo repubblicano e nasce il principato.

DALLA REPUBBLICA AL PRINCIPATO

Augusto riformò l'amministrazione delle province dividendo le regioni in due categorie: province senatorie e province imperiali. Le prime, come la Sicilia e la Grecia, continuarono a essere governate da proconsoli nominati dal senato. Le province imperiali, invece, richiedevano la presenza di una legione sotto il comando di un governatore scelto da Augusto. Per prevenire la corruzione, Augusto affidò la riscossione delle imposte ai procuratori statali anziché ai pubblicani. L'Egitto, sotto il diretto controllo di Augusto, era gestito da un prefetto scelto tra i cavalieri per evitare il potenziale pericolo dei senatori.

L'AMMINISTRAZIONE DELLE PROVINCE

Il potere di Augusto si basava su un accordo con il senato e sull'appoggio dell'esercito. Rispettò il prestigio del senato coinvolgendolo nell'amministrazione, ma riducendo il numero dei senatori e mantenendo il controllo sulle votazioni. Similmente, garantì il sostegno dell'esercito assicurando regolare paga, terra ai veterani e opportunità di carriera, ma mantenne un rigido controllo sulle legioni. Ridusse il loro numero e le dislocò nelle province per evitare colpi di stato, mantenendo solo i pretoriani come sua guardia personale a Roma.

GLI ACCORDI CON IL SENATO E CON L'ESERCITO

Il programma politico di Augusto prevedeva una riorganizzazione dello Stato attraverso riforme che migliorassero l'efficienza dell'amministrazione imperiale. Queste includevano l'istituzione del praefectus Urbi per governare Roma, l'estensione della cittadinanza romana alla Pianura Padana e la delega del governo locale a magistrati locali. Il potere centrale si concentrava sulla cura delle strade per garantire la sicurezza militare di Roma.

LA RIORGANIZZAZIONE AMMINISTRATIVA A ROMA E IN ITALIA

La propaganda di Augusto non lo divinizzò esplicitamente, ma conferì al suo potere un carattere sacro. Come Cesare, Augusto ricoprì il ruolo di pontefice massimo e il sesto mese fu ribattezzato in suo onore. Tuttavia, a differenza di Cesare, Augusto non fu divinizzato durante la sua vita. Per superare questo ostacolo, il suo nome fu sempre più associato alla dea Roma nel culto ufficiale, e fu imposta la venerazione dei Lari della famiglia imperiale e del Genio di Augusto. Questo culto pubblico diventò obbligatorio per tutti i sudditi e era legato alla figura dell'imperatore regnante.

IL CULTO IMPERIALE

Il successo di Augusto risiedeva nella sua capacità di mantenere un equilibrio tra i diversi ceti della società romana, guadagnandosi la fiducia e il sostegno di ognuno. Compensò i senatori, privati di potere decisionale, con incarichi prestigiosi, mentre garantì ai cavalieri opportunità professionali, scegliendo alcuni di loro per ruoli importanti nell'amministrazione e nel governo delle province. Inoltre, mantenendo il favore della plebe attraverso la distribuzione gratuita di grano e gli spettacoli di gladiatori, riuscì a tenere a bada una componente sociale volubile e potenzialmente ribelle.

L'ATTEGGIAMENTO VERSO IL SENATO, I CAVALIERI E LA PLEBE

Nella propaganda augustea, la letteratura giocò un ruolo fondamentale grazie al patrocinio di Gaio Cilnio Mecenate, un influente consigliere di Augusto. Mecenate raccolse intellettuali come Tito Livio, Orazio, Properzio e Virgilio, che attraverso le loro opere contribuirono a diffondere un'immagine lusinghiera del principe. Augusto proteggeva gli scrittori che lo sostenevano, ma puniva coloro che si opponevano al regime, come dimostrato dall'esilio del poeta Ovidio e dalla censura delle opere di Tito Labieno. Oltre alla letteratura, Augusto utilizzava epigrafi, monete e ritratti statuari per rafforzare la sua propaganda, celebrando i suoi successi militari, il suo governo saggio e il suo ruolo di sacerdote supremo.

L'IMMAGINE DI AUGUSTO NELLE ARTI

Augusto, nel suo impegno per celebrare il potere imperiale, promosse la realizzazione di numerose opere pubbliche per rendere Roma magnifica agli occhi del mondo. In passato, la città era cresciuta in modo disordinato, con strade in terra battuta e templi modesti. Augusto diede impulso all'edilizia, restaurando templi esistenti e costruendone di nuovi, come il Foro di Augusto e il Teatro di Marcello. Un mausoleo imponente fu eretto lungo il Tevere per ospitare le tombe di Augusto e dei suoi parenti. Anche altre città italiane beneficiarono di questo fervore edilizio, arricchendosi di nuovi edifici pubblici.

AUGUSTO CAMBIA IL VOLTO DI ROMA

Durante il suo regno, Augusto condusse campagne di conquista che estesero il dominio di Roma sia in Europa che in Oriente. In Europa, conquistò territori fino all'Austria e all'Ungheria, ma subì una sconfitta significativa nella battaglia della selva di Teutoburgo, che portò alla stabilizzazione del confine dell'impero lungo il Reno e il Danubio. In Oriente, preferì la diplomazia con l'Impero dei Parti, ottenendo la restituzione delle insegne militari sottratte a Crasso. In seguito, favorì la formazione di regni clienti lungo i confini dell'impero, mantenendo rapporti di dipendenza con sovrani locali, politica che fu seguita dai suoi successori.

LA POLITICA ESTERA DI AUGUSTO

Prima di morire Augusto designa come suo successore Tiberio, dando al potere imperiale una di- mensione ereditaria. Nel primo periodo del suo regno, Tiberio è un buon principe, ma in seguito si attira l’ostilità del senato. Si allontana da Roma e la lascia amministrare da Seiano, il prefetto del pretorio; quando costui inizia a rappresentare una minaccia per il suo potere, Tiberio lo fa uccide- re, ma non rientra in città.

LA NASCITA DELLA DINASTIA GIULIO-CLAUDIA

Tiberio muore nel 37 d.C. e gli succede Caligola, il cui breve principato sarà ricordato soprattutto per gli eccessi. Nel 41 d.C., dopo l’assassinio di Caligola sale sul trono imperiale Claudio, che si di- mostrerà più equilibrato: rimette in sesto le finanze statali, avvia importanti opere pubbliche, con- quista la Britannia meridionale. Claudio muore (forse avvelenato) nel 54 d.C. e gli succede Nerone, che invece governa in modo più disordinato, scontrandosi ripetutamente con il senato e finendo ucciso in una congiura.

L'IMPERO DA CALIGOLA A NERONE