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Paul Cezanne, uomo solitario che ha rappresentato il sentimento di solitudine nelle sue opere, è uno dei padri della pittura moderna e ha portato nell’arte la rivoluzione del cubismo (nelle sue stesse parole, dipingere è “trattare la natura secondo il cilindro, la sfera e il cono, il tutto messo in prospettiva”: egli è il primo a mettere in crisi la tecnica utilizzata per secoli della prospettiva e a sostituire la spontaneità e il “cogliere l’attimo” caratteristici degli artisti impressionisti con la razionalità.

“La casa dell’impiccato”, Paul Cezanne, 1873, Musée d’Orsay (Parigi) Al centro del dipinto è raffigurata una semplice casa di campagna. La facciata è alta e stretta e la porta, in basso, è spostata verso destra. Due finestre sono visibili in alto. A destra e a sinistra, si notano i tetti di altre case. In primo piano, una strada di montagna è ritagliata tra i prati. Di fronte alla casa, si alzano due alberi spogli. Tra lo spazio delle due case, si vede, in lontananza, un altro centro abitato e, quindi, delle colline all’orizzonte. Infine, a sinistra, al di sopra del tetto delle case, ondeggiano due piccoli alberelli. Il titolo dell’opera contribuisce a chiarire l’atmosfera triste del dipinto. Infatti, l’assenza di figure umane e gli alberi spogli creano un clima di inquietudine e desolazione.