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Beatrice

Beatrice Portinari, figlia di Folco Portinari, nasce a Firenze nel 1266, è lei la donna amata ed idealizzata da Dante Alighieri.

il conte ugolino

Ugolino Della Gherardesca, di nobile e antica famiglia ghibellina, è un potente uomo di politica, che, accusato di tradimento, viene condannato e fatto prigioniero in compagnia dei suoi figli e dei suoi nipoti.

La Divina Commedia

I personaggi

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Poscia, più che 'l dolor poté 'l digiuno.» (Inf. XXXIII, 72-75.)

L’atroce agonia dei prigionieri durò all’incirca sei giorni, durante i quali Ugolino vide morire i figli uno ad uno senza poter far nulla per aiutarli, per due giorni lui aveva brancolato sui loro cadaveri chiamandoli per nome, ma poi il digiuno prevalse sul dolore. Infatti, lui dice che più che la ragione prevalse la fame. Questa può essere considerata una forma di cannibalismo, antropologia, dunque lui, perdendo la ragione, è riuscito a mangiare i corpi, le carni dei suoi bambini, invano, poichè anche lui morirà.

Quello di Beatrice Portinari è sicuramente il personaggio femminile più celebre della letteratura italiana: Dante, infatti, idealizzandola secondo i canoni della donna angelicata, fa dell’amata la sua musa ispiratrice e la pone al centro delle sue opere. Tra queste ricordiamo la Vita Nova e la Divina Commedia. All’interno della Vita Nova trovano ampio spazio gli elementi simbolici: il nome stesso di Beatrice significa “colei che reca beatitudine”. Dante inoltre insiste sul numero nove, il quale ricorre costantemente nella Vita Nova a simboleggiare il miracolo che Beatrice Portinari rappresenta (il numero nove è un multiplo di tre, numero della trinità). All’interno della Divina commedia è ancora una volta Beatrice, oramai non più donna, ma solamente creatura angelica a far sì che Dante inizi il suo percorso di salvezza, mandando il poeta Virgilio in suo aiuto nel suo viaggio oltremondano, guidandolo lei stessa attraverso il Paradiso.