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L’articolato prospetto della chiesa è frutto di interventi che si sono susseguiti nell’arco di un secolo. L’ordine inferiore conserva un gusto ancora tipicamente cinquecentesco e rinascimentale, mentre nell’ordine superiore pienamente seicentesco esplode il Barocco. Tra i due ordini, sopra un fregio continuo con al centro la dedica della chiesa Templum hoc Deo Crucis vexillo dicatum (A Dio e al Vessillo della Croce), corre una imponente balaustra lapidea sormontata da tredici puttini e sorretta da mensole zoomorfe e antropomorfe di forte significato simbolico: figure di soldati orientali, animali reali e fantastici, tipici dei Bestiari medievali. Le complesse immagini vengono generalmente interpretate come un riferimento alla battaglia di Lepanto (1571) che portò alla sconfitta della flotta dell’Impero Ottomano ad opera della Lega Santa e in generale alla vittoria delle forze del bene su quelle del male, al Trionfo della Croce.

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La Basilica di Santa Croce, una delle più alte espressioni del gotico in Italia, è opera, probabilmente, di Arnolfo di Cambio che vi avrebbe lavorato a partire dal 1294-1295. La chiesa venne terminata circa 90 anni dopo ma fu consacrata solo nel 1443. La facciata odierna fu realizzata tra il 1853 e il 1863, ad opera dell'architetto Niccolò Matas. L'interno di Santa Croce è apparentemente semplice e altamente monumentale al tempo stesso, con tre navate divise da due file di grandi pilastri a base ottagonale. La grandiosa navata centrale (m. 115,43x38,23) segna una tappa fondamentale nel percorso artistico e ingegneristico che condurrà alla navata di Santa Maria del Fiore.