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Transcript

Scuola di Chicago

lavoro svolto da : Di Caro Elisa,Pipitone Alessia, Savi Fabio,Sugameli Chiara, Tranchida Flavia, Virgilio Giulia

fenomenologia e etnometodologia

Becker

Goffman

Interazionismo simbolico

Park e Buregess

Iscuola di Chicago

indice

A partire dagli anni Venti del secolo scorso, negli Stati Uniti inizia a prendere forma un indirizzo di studio della società. Si tratta di una tradizione che prende avvio con la cosiddetta "Scuola di Chicago", dal nome della città in cui si fondarono le basi di studio. Alcuni sociologi, presso l'università di Chicago, si specializzarono nello studio dei problemi sociali che emergevano nei nuovi contesti urbani generati dalla nascita delle industrie alla fine dell'Ottocento.

lA SCUOLA DI CHICAGO

I ricercatori ritenevano l'ambiente urbano capace di influenzare il comportamento degli individui, per questo per loro era fondamentale studiare la forma e le caratteristiche dell'ambiente urbano in rapporto alle dinamiche relazionali fra gli individui che vi abitavano.

lA SCUOLA DI CHICAGO

Robert ezra Park e Ernest watson Burgess

I due sociologi notano che nelle grandi città americane è ricorrente l'esistenza di una zona centrale ( quartiere degli affari) circondata da una seconda zona circolare costituita da zone di transizione, che includono costruzioni industrie ed edifici in disuso. Segue un terzo cerchio rappresentato dalle zone residenziali dei lavoratori e degli operai ma anche le case dei ceti popolari. Una quarta zona è poi rappresentata dalla cerchia residenziale, composta da case residenziali delle classi medie. Al limite della città, si rilevano le zone suburbane più distanti, costituite dalle case dei pendolari.

“La città “, scritto nel 1925 da due dei fondatori della Scuola di Chicago, Park e Burgess, è incentrato sulle trasformazioni sociali della città di Chicago nella prima metà del Novecento. Il libro si basa sull’idea che la città può essere analizzata come un ambiente in cui tutto è in relazione e da qui si ha la suddivisione in zone, caratterizzate da attività differenti e da gruppi diversi di persone che vi abitano e vi lavorano.

Park e Burgess vedono la società come ambiente con un proprio equilibrio, organizzato in base a particolari dinamiche (suddivisione di zone tra differenti gruppi sociali). Essi notano anche che alcune parti della città si organizzano in modo distinto da altre poiché abitate da gruppi con caratteristiche comuni tra loro ma differenti dalle altre. Questo modello servirà ad altri studiosi della Scuola di Chicago come inizio per analizzare alcuni problemi sociali delle grandi città, come la criminalità e la disoccupazione.

interazionismo simbolico

Herbert George Blumer, seguace di Mead, ha approfondito questa prospettiva, evidenziando l'importanza dell'interpretazione soggettiva dei simboli e dei significati nell'interazione sociale quotidiana.

L'interazionismo simbolico, si focalizza sull'idea che il significato derivi dall'interazione sociale e dalla comunicazione simbolica. Secondo George Herbert Mead, le persone sviluppano il senso di sé attraverso il processo di interazione con gli altri e l'interpretazione dei significati attribuiti ai simboli.

erving goffman

Quando si è di fronte agli amici, per esempio, per sembrare esperti in qualcosa che sentiamo più vicino a noi stessi utilizziamo delle tecniche di “auto-rappresentazione”, cercando di “gestire l’impressione” e apparire nel miglior modo possibile davanti agli altri.

"La vita quotidiana come rappresentazione”, pubblicato per la prima volta in Inghilterra nel 1956, spiega le interazioni degli individui attraverso la metafora del teatro, attraverso un approccio drammatico allo studio della società. Ciò significa che gli individui all’interno della società si comportano come degli attori teatrali, infatti, rappresentano se stessi in un determinato modo, collaborando con gli altri per rappresentare la vita sociale nel migliore dei modi.

Ervin Goffman è uno dei più importanti esponenti della scuola di Chicago che si occupa dello studio della “micro sociologia”, che basa i suoi studi sullo studio delle interazioni tra i singoli individui all’interno della società.

GOFFMAN E L’APPROCCIO DRAMMATURGICO ALLA SOCIETÀ

Nonostante il pensiero di Goffman abbia dato un grande contributo nella società dell’epoca, le sue idee sono state oggetto di alcune critiche. Queste derivano dal fatto che le sue idee siano nate dallo studio delle classi più alte della società, non interessandosi pertanto delle forme di disuguaglianze strutturali, come la povertà, bensì sulla classe media americana, bianca e laureata. Inoltre, a differenza degli altri non si è affidato agli studi dei sociologi che lo hanno preceduto, bensì si è mostrato distaccato, mostrandosi estraneo e indipendente agli studi che lo hanno preceduto.

All’interno della società gli individui collaborano tra di loro, assumendo dei ruoli che variano in base al contesto in cui ci si trova e cercando di mostrare la propria parte migliori nella possibilità di essere accettati. Da qui le interazioni degli individui sono studiate da Goffman attraverso due dimensioni spaziali particolari: - la prima è quella del frontstage (ribalta), dove gli individui fanno ciò che gli altri si aspettano che facciano; - la seconda è della del backstage (retroscena), dove invece gli individui escono dal ruolo specifico che devono assumere, mostrando pertanto la propria identità.

critiche

howard saul becker

Tuttavia, la teoria dell’etichettamento di Becker venne criticata in quanto considerata giustificatoria nei confronti dei deviati.

La teoria dell’etichettamento afferma che la devianza, sia il prodotto di una costruzione sociale, non una caratteristica connessa all’uomo che infrange le regole. Becker e altri esponenti della teoria dell’etichettamento, evidenziano come le differenze di classe e di razza, facilitano nell’etichettare quell’individuo come deviato, criminale, come accade al giorno d’oggi con i cittadini stranieri.

I suoi studi sulla devianza si articolarono in una famosa ricerca di fumatori di marijuana, sostenne che la devianza non è una qualcosa di soggettivo, di insito all’uomo, bensì un’etichetta che la società gli attribuisce.

Una delle figure più importanti dell’interazionismo simbolico è stato il sociologo Howard Saul Becker. Lui stesso si ritenne continuatore diretto della scuola di Chicago. Noto sociologo sopratutto per i suoi studi sulle forme di devianza.

la teoria dell'etichettamento

l'approccio fenomenologico e l'etnometodologia

Tale conoscenza viene definita da Shutz come "senso comune" ovvero qualcosa di scontato, di ovvio per tutte le persone che ne hanno acquisito il significato sociale. Il lavoro di Shutz viene poi ripreso da Peter Ludwing Berger e da Thomas Luckmann che nel 1966 scrivono insieme l'opera intitolata "La realtà come costruzione sociale

La fenomenologia è un movimento filosofico fondato nei primi anni del 20esimo secolo, prima con il filosofo e matematico austriaco Edmund Husserl , successivamente questa teoria venne adattata nell'ambito della sociologia dallo studioso tedesco Alfred Shutz, egli studia la società a partire dall'esperienza che gli individui hanno della realtà che lo circonda. Shutz afferma che il significato che ogni individuo attribuisce alle cose non è qualcosa di persona e soggettivo ma è sempre frutto di una conoscenza collettiva, condivisa da tutti i membri della società.

Tutti questi ruoli per poter essere acquisiti e quindi dati per scontato dalla società devono compiere un processo di istituzionalizzazione. Tale procedimento ci permette di capire come comportarci in base alle circostanze e in base alle interazioni con gli altri. Perciò Berger e Luckmann parlano di conoscenze implicite che riguardano i ruoli sociali e riducono le probabilità di incertezza ed equivoci durante le interazioni.

In quest'opera i due sociologi affermano che la realtà è una vera e propria costruzione sociale, ovvero l'insieme delle esperienze individuali che diventano conoscenze collettive. Per questo motivo i due sociologi sono considerati i fondatori della sociologia della conoscenza. Il concetto principale della loro teoria è che le persone interagendo nel sistema sociale creano con il tempo delle rappresentazioni mentali delle azioni degli altri e queste diventano forme di conoscenza condivisa.

Per questo motivo, gli etnometodologi si interessano alle interpretazioni utilizzate dalle persone per dar senso e agire nell'assetto sociale, al significato che l'individuo attribuisce alle situazioni quotidiane, pratiche che nel momento stesso in cui sono operate costruiscono la realtà sociale stessa.

Secondo gli etnometodologi proprio attraverso queste pratiche, questi metodi, gli individui agiscono, danno significato alla realtà e, quindi, la costruiscono. A differenza dell'analisi funzionalista, per l'etnometodologia non esiste una realtà propria dei fatti sociali: al contrario, la realtà sociale emerge dal processo interpretativo stesso a cui gli attori si rifanno, adottando certe regole di comportamento. Il processo interpretativo è esso stesso il fenomeno da investigare.

Le origini dell'etnometodologia si possono rintracciare nell'analisi di Harold Garfinkel, suo fondatore. Gli interessi dell'etnometodologia sono le conoscenze pratiche e di senso comune della società usate dagli attori sociali nel vivere quotidiano. Il termine stesso etnometodologia, richiama nella radice etno l'idea che ogni individuo appartenente a una società dispone di un insieme di metodi (conoscenze pratiche) che permette all'individuo stesso di interpretare, di agire e di svolgere i propri compiti (metodologia).