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L'Italia nell'età giolittiana

Matteo PurromediMarco Brigadeci

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O1

riepilogo

INTRODUZIONE

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IL NOVECENTO SI APRE CON UN NUOVO CAPO DEL GOVERNO

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Il Novecento inizia con l'ascesa di Vittorio Emanuele III come nuovo re d'Italia nel 1900, dopo l'assassinio di suo padre, Umberto I, da parte di un anarchico. Nel 1903, Giovanni Giolitti diventa presidente del Consiglio. Entrambi sono consapevoli della necessità di unire il Paese legale al Paese reale, superando la spaccatura tra il potere rappresentato dal Parlamento, il governo e i tribunali e la realtà della massa della popolazione, composta da braccianti, operai e una piccola borghesia.

CONCETTI CHIAVE

In Italia

Il Paese Legale

Parlamento governo tribunali

Paese Legale

braccianti mezzadrioperai

i ceti piùabbienti

Il Paese reale

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LE RIFORME E LO SCIOPERO

GIOLITTI:

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Giolitti si impegna a promuovere riforme sociali per creare un mercato di consumatori, riconoscendo che il consumo è fondamentale per la prosperità economica. Affronta l'arduo compito di mediare tra forze politiche contrastanti per approvare le riforme, incluso il suffragio universale maschile. Durante il suo governo, affronta la sfida dello sciopero generale del 1904, mantenendo la calma e riprendendo il suo programma di riforme dopo che lo sciopero si esaurisce.

LE RIFORME SOCIALI E I TRASPORTI

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Giolitti, nel suo periodo di governo, promosse importanti riforme sociali ed economiche in Italia. Primo fra tutti, riconobbe il diritto dei lavoratori di formare sindacati, fondamentali per il progresso del paese. Ciò portò alla creazione della CGdL nel 1906 e, in risposta, nel 1910, della Confindustria. Le successive leggi introdotte limitarono l'orario di lavoro delle donne, alzarono l'età lavorativa dei bambini e fornirono cure ai lavoratori malati. Nel 1912, Giolitti istituì il suffragio universale maschile, ampliando così la partecipazione politica. Nonostante le donne fossero ancora escluse, questa riforma segnò un importante passo verso una maggiore rappresentanza parlamentare per il "paese reale". Giolitti promosse anche l'idea dello Stato mediatore nei conflitti sociali, agendo da intermediario tra sindacati e padronato. Un'altra fondamentale riforma fu la nazionalizzazione delle ferrovie, che prima erano gestite privatamente con inconvenienti come prezzi disparati e servizi non coordinati. Le Ferrovie dello Stato, create da Giolitti, contribuirono significativamente allo sviluppo economico del paese, garantendo un sistema ferroviario efficiente e coordinato da nord a sud.

SECONDA PARTE

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IL PROTEZIONISMO E IL "TRIANGOLO INDUSTRIALE"

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La politica protezionistica, continuata con tenacia dopo essere stata avviata dai governi della Sinistra storica, fu un elemento cruciale per lo sviluppo economico dell'Italia. Questa politica, mirata a proteggere i prodotti industriali nazionali, incoraggiò gli acquirenti italiani a preferire i beni italiani grazie a tasse più alte su quelli esteri. Questo contribuì alla formazione del "triangolo industriale" tra Piemonte, Lombardia e Liguria, diventando la regione più prospera del Paese. L'Italia, priva di risorse energetiche come carbone e petrolio, trovò nell'idroelettricità una fonte energetica importante, sfruttando le cascate montane per alimentare le industrie. Settori come la chimica, l'industria della gomma (esemplificata dagli stabilimenti Pirelli di Milano) e l'industria automobilistica (con Fiat e Lancia a Torino, e Alfa a Milano) registrarono significativi sviluppi. Anche le industrie tessili si ripresero rapidamente, grazie alla crescita del mercato interno. Durante questo periodo, nacque anche l'industria cinematografica italiana, che si distinse con produzioni di grande impatto come "Cabiria", sceneggiato da Gabriele D'Annunzio. In ambito tecnologico, l'Italia fu protagonista con i primi esperimenti sul telegrafo senza fili di Guglielmo Marconi, che successivamente inventò anche la radio.

DOMANDA TRABOCCHETTO

Quali sono le misure che Giolitti ha adottato per favorire l'industrializzazione del Mezzogiorno e perché queste misure si sono rivelate insufficienti? Come ha influenzato il protezionismo di Giolitti le diverse categorie di proprietari terrieri nel Sud, e quali sono state le conseguenze di queste politiche sull'economia agricola della regione?

Giolitti ha tentato di favorire l'industrializzazione del Mezzogiorno ma senza successo.

Giolitti ha ignorato il Mezzogiorno e le sue politiche protezionistiche hanno favorito solo i proprietari terrieri conservatori.

FALSO!!

VERO!!

MINISTRO DELLA MALAVITA E PAESE DI MIGRANTI

CONTINUO

Giolitti fu criticato per presunte pratiche di corruzione e clientelismo politico, soprattutto legate al Mezzogiorno. Gaetano Salvemini lo definì addirittura "ministro della malavita", ma tale critica è ora considerata eccessiva. Un ulteriore motivo di malumore fu il Patto Gentiloni del 1913, che concedeva benefici ai cattolici in cambio del loro voto. Inoltre, l'età giolittiana vide un'importante crescita dell'emigrazione italiana, con 14 milioni di migranti tra il 1876 e il 1914, spesso in cerca di lavoro in Francia, Svizzera, Stati Uniti e Argentina. Verso la fine del suo mandato, Giolitti fu costretto a intraprendere l'impresa coloniale in Africa, vista da alcuni come un tentativo di distogliere le masse dai problemi sociali interni.

L'ITALIA CONQUISTA LA LIBIA

L'Italia vuole diventare una potenza coloniale e inoltre vuole trovare nuove terre da coltivare. Nel 1911, l'Italia va quindi alla conquista della Libia. I soldati italiani distruggono i villaggi e uccidono migliaia di persone, poi occupano la parte costiera della Libia. La conquista però è deludente perché la terra libica è arida e poco coltivabile.