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Transcript

Leonardo da Vinci

Museum Concept

Gioconda

Ultima Cena

Museo del Louvre, Parigi

National Gallery of Art, Washington

Il ritratto di Ginevra de' Benci

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Convento di Santa Maria delle Grazie, Milano

«Fu tanto raro e universale, che dalla natura per suo miracolo esser produtto dire si puote: la quale non solo della bellezza del corpo, che molto bene gli concedette, volse dotarlo, ma di molte rare virtù volse anchora farlo maestro. Assai valse in matematica et in prospettiva non meno, et operò di scultura, et in disegno passò di gran lunga tutti li altri. Hebbe bellissime inventioni, ma non colorì molte cose, perché si dice mai a sé medesimo avere satisfatto, et però sono tante rare le opere sue. Fu nel parlare eloquentissimo et raro sonatore di lira […] et fu valentissimo in tirari et in edifizi d'acque, et altri ghiribizzi, né mai co l'animo suo si quietava, ma sempre con l'ingegno fabricava cose nuove.»

LeonARDO DA VINCI

(Anonimo Gaddiano, 1542)

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La Gioconda è un dipinto a olio su tavola che ritrae Lisa Gherardini, moglie del ricco mercante fiorentino Francesco del Giocondo, che commissionò l’opera a Leonardo da Vinci intorno al 1503. Il dipinto non arrivò mai a casa del committente; Leonardo ci lavorò per anni, perfezionandolo e facendolo diventare un proprio esercizio di stile.

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la gioconda

1503-1506

RINASCIMENTO

L'Ultima Cena di Leonardo da Vinci è un celbre dipinto murale realizzato tra il 1495 e il 1498 nel refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie a Milano. Raffigura l'ultimo pasto di Gesù con i suoi apostoli prima della sua crocifissione. Il dipinto è noto pe a sua composizine innovativa, l'uso della prospettiva e l'espressione innovativa dei personaggi. Purtroppo, a causa della tecnica utilizzata da Leonardo e dei materiali usati, il dipinto ha subito danni nel corso degli anni, rendendo difficile la sua completa conservazine.

1495 - 1499

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RINASCIMENTO

About the work

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“Ritrasse la Ginevra d'Amerigo Benci cosa bellissima" scriveva Giorgio Vasari a proposito di Leonardo. E all’autore delle Vite faceva eco un contemporaneo del Maestro: “la dipinse con una tale perfezione che sembrava non essere un ritratto ma Ginevra stessa".

il ritratto di ginevra de' benci

1474-1478

RINASCIMENTALE

Lo sguardo della donna sfugge all’osservatore, come a volere isolare la ragazza in una sua dimensione privata, distante da chi guarda.

Grazie per l'attenzione

Noemi Zamparini 3^SCLIB

Al centro di quest' opera vi è la figura isolata di Cristo, con le braccia distese, il capo reclinato, gli occhi socchiusi e la bocca appena discostata, come se avesse appena finito di pronunciare la fatidica frase. Gesù costituisce l'asse centrale della scena compositiva dove ogni particolare è curato con estrema precisione.

La figura di Cristo

Solo una meticolosa opera di restauro, sostenuta da rilievi ed esami tecnologici approfonditi, ha permesso di restituire all'umanità uno dei capolavori più travagliati della storia dell'arte.Durante questo restauro furono scoperti: 1. Il buco di un chiodo piantato nella testa del Cristo: qui Leonardo aveva appeso i fili per disegnare l'andamento di tutta la prospettiva (punto di fuga). 2. I piedi degli apostoli sotto il tavolo, ma non quelli di Cristo: questa parte fu infatti distrutta nel XVII secolo in seguito all'apertura di una porta che serviva ai frati per collegare il refettorio con la cucina.

Nel campo delle espressioni facciali, Leonardo si impegnò a rappresentare una vasta gamma di emozioni nei suoi ritratti. Attraverso lo studio delle proporzioni, delle luci e delle ombre, riuscì a catturare dettagli emotivi nei volti dei suoi soggetti.

I volti di Leonardo

Testa di Fanciulla (La Scapigliata)

Come a volersi distaccare dalla tradizione dei ritratti dell’alta borghesia, la donna, immortalata in uno spazio aperto e non tra le mura di famiglia com’era consuetudine, non ostenta accessori o gioielli.

Le fronde verdi del ginepro, poste dal pittore proprio alle spalle della donna, e che alludono al suo nome per paronomasia, rafforzano l’identità della ragazza. Le folte fronde sembrano accarezzarle i capelli, raccolti sulla nuca lasciando liberi i ricci incorniciati sulla fronte, a comporre un’acconciatura in voga nella Firenze del Quattrocento.

Il paesaggio

Il David di Verrocchio è una scultura bronzea databile al 1472-1475.Con la testa del gigante Golia ai piedi, Davide si erge vittorioso con una posa fiera ed elegante, dolcemente ancheggiante sulla destra, bilanciata dal braccio appoggiato in vita e dalla testa girata a sinistra. Nel braccio destro invece tiene la spada, che scarta verso l'esterno. Lo spazio viene quindi occupato in maniera complessa e sollecita molteplici punti di vista da parte dello spettatore. Lo sguardo è sfuggente, rivolto vagamente di lato, e con il sorriso appena abbozzato genera una sfumatura espressiva di spavalderia adolescenziale, che testimonia un inedito interesse verso le sottigliezze psicologiche.

IL DAVID DI VERROCCHIO

Secondo la tradizione fu Leonardo da Vinci a posare per il suo maestro e pertanto nel volto del David sarebbe ritratto il giovane pittore all’età di circa 18 anni.

Leonardo da Vinci dedicò notevole attenzione allo studio delle mani, considerandole una parte essenziale nel comunicare emozioni e movimenti nei suoi dipinti.

lo studio delle mani

Gli occhi grandi e profondi ricambiano lo sguardo dello spettatore con una espressione dolce e serena. Le labbra accennano un sorriso. Non indossa alcun gioiello, sulle vesti non appare nessun ricamo prezioso. La semplicità con cui si presenta esalta la sua bellezza naturale a cui, evidentemente, non necessita alcun orpello.

Il volto

Alla perfezione tecnica si unisce quell’elemento di moto che costituisce la vera e propria magia del dipinto: la figura è stante ma non immobile. La morbidezza delle carni lascia percepire il leggero movimento del respiro. Il sorriso e l’ovale dai contorni sfumati suggeriscono che le labbra e le guance stanno delicatamente cambiando espressione. Il moto è anche nella natura che la avvolge e accoglie

La dinamicità dell'opera