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è un affresco (200x185 cm) di Giotto, databile al 1303-1305 circa e facente parte del ciclo della Cappella degli Scrovegni a Padova. È l'ultima delle Storie della Passione di Gesù del registro centrale inferiore, nella parete sinistra guardando verso l'altare.

DISCESA SPIRITO SANTO

Al capitolo 2 degli Atti degli Apostoli Mentre stava per compiersi il giorno di Pentecoste si trovavano tutti insieme Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento e Apparvero loro lingue di fuoco, che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, come lo Spirito dava loro di esprimersi. Venuto quel fragore, la folla si radunò e rimase sbigottita, perché ciascuno li sentiva parlare nella propria lingua. Erano stupefatti e, fuori di sé per lo stupore, dicevano: “Costoro che parlano non sono forse tutti Galilei? E com’è che li sentiamo ciascuno parlare la nostra lingua nativa?…».

Lo Spirito Santo dunque è come l'alito o il respiro della vita interiore del Figlio; esprime la potenza vitale che Cristo vuol comunicare o, più precisamente, è il soffio del Risorto che diffonde la sua vita filiale, contro cui non ha più potere la morte né il peccato.

Dopo che Gesù fu assunto in Cielo, gli apostoli ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi, che è vicino a Gerusalemme quanto il cammino permesso in giorno di sabato. Entrati in città, salirono nella stanza al piano superiore, dove erano soliti riunirsi: vi erano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo figlio di Alfeo, Simone lo Zelota e Giuda figlio di Giacomo. Tutti questi erano perseveranti e concordi nella preghiera, insieme ad alcune donne e a Maria, la madre di Gesù, e ai fratelli di lui.

Il Gonfalone dello Spirito Santo è un dipinto a tempera su tela (156x104 cm) di Luca Signorelli, datato al 1494 e conservato nella Galleria nazionale delle Marche di Urbino.