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Transcript

Autoritratto1882,olio su tela,26x19 cm,Osloi,Munchmuseet

Løten [Norvegia], 1863 - Oslo, 1944

Edvar Munch

‘Malattia, pazzia e morte sono gli angeli neri che hanno attorniato la mia culla’. Così il pittore norvegese Edvard Munch sintetizza la sua infanzia, un'età carica di sofferenze che segnerà per sempre la sua produzione artistica. Secondo di cinque figli, dopo la nascita a Løten nel 1863, si trasferisce a Kristiania (l'attuale Oslo). Qui perde la madre all'età di cinque anni e la sorella maggiore a quattordici. Entrambe muoiono di tubercolosi, mentre il padre inizia a soffrire di crisi depressive portando la famiglia sulla soglia della povertà. Sta male anche Edvard, nel corpo e nello spirito, tanto da scrivere nel suo diario: ‘Ho ereditato due dei più temuti nemici dell'umanità, tubercolosi e malattia mentale’. Tuttavia inizia presto a frequentare la scuola d'arte e diversi atelier. Le prime opere di Munch sono contraddistinte dallo stesso realismo dei suoi maestri, ma nel giro di poco tempo, la sua pittura cambia completamente, anche grazie a un viaggio a Parigi compiuto nel 1885. In questa città scopre la pittura impressionista, da cui impara a liberare le pennellate, e quella di Van Gogh e Gauguin, da cui apprende le deformazioni espressionistiche.

Christian Krohg,La bambina malata,1881,olio su tela,102x58 cm,Oslo,Nasjonalmuseet

1885-86, olio su tela, 119x118 cm,Oslo, Nasjonalmuseet

Tornato ad Oslo, realizza La bambina malata, la prima opera di rottura. Ispirata alla drammatica agonia della sorella avvenuta nove anni prima, la tela raffigura la ragazzina dai capelli rossi seduta ad una poltrona con un ampio cuscino dietro alle spalle e avvolta dentro una coperta, mentre si volge verso la madre, curva per la disperazione. I colori sono spenti e cupi e le pennellate imprecise e graffiate. Questa tecnica suscita immediatamente aspre polemiche, soprattutto con il confronto con la tradizionale versione dipinta da Christian Krohg, il maestro di Munch, pochi anni prima. Ma l'artista difende il suo stile, un linguaggio che, ancora prima di essere una scelta artistica, è un modo di essere. Lo farà, come sempre, nel suo diario dichiarando ‘Arte è il contrario di natura. Un'opera d'arte sgorga direttamente dal più intimo essere dell'uomo’. Parole che costituiscono l'essenza dell'Espressionismo, un'arte che rifiuta la riproduzione del reale per raccontare le emozioni dell'artista. ‘L'arte emerge dalla gioia e dal dolore. Maggiormente dal dolore’, scrive Munch. Tuttavia l'arte riesce a disinnescare quel dolore, a esorcizzarlo trasformandolo in linee, forme e colori: ‘Quando dipingo la malattia e la sofferenza io avverto, al contrario, una benefica liberazione’, conclude il pittore.

1892, olio su tela,85x121 cm,Bergen (Norvegi),Kunstmuseum

Pochi anni più tardi l'artista realizza Sera sul viale Karl Johan, che raffigura il corso principale di Oslo, dov'era solita passeggiare la ricca borghesia. Ma in quest'opera uomini e donne, elegantemente vestiti, hanno l'aspetto di spettri: non comunicano tra loro, sono soli, sono già morti. Solo un personaggio si stacca dalla folla. È l'uomo solitario sulla destra, che procede di spalle e in senso contrario. probabilmente lo stesso Munch, un uomo libero, a cui stavano strette tutte le convenzioni dell'epoca, dal matrimonio alla carriera. Il significato del dipinto è riconducibile a quello delle opere teatrali di Henrik Ibsen, il drammaturgo norvegese amico di Munch, che promuoveva la libertà dell'individuo, contro ogni ipocrisia borghese.

1893,olio su tela,,91x73,5 cm,Oslo,Nasjonalmuseet

Andy Warhol1984,collezione privata

1896,litografia,52,5x40,3 cm,New York,MoMA

‘Camminavo lungo la strada con due amici. Il sole tramontava, il cielo si è improvvisamente mutato in sangue ed io ho sentito la natura lanciare un grido immenso.’ Con queste parole Munch ha annotato l'episodio che poco tempo dopo si è trasformato in L'urlo, uno dei quadri più celebri di tutti i tempi. Concepito la prima volta nel 1893, è stato ripreso più volte dal pittore che ne ha realizzato quattro versioni dipinte e una litografia. il dipinto raffigura un sentiero che costeggia il fiordo di Oslo. Al di là del parapetto,il cielo rosso del tramonto si deforma come in un'allucinazione tingendo l'acqua del suo colore e lasciando la terra in penombra. L'uomo in primo piano, presumibilmente il pittore, porta le mani sulle orecchie per proteggersi dall'urlo che pervade la natura, mentre sgrana gli occhi per il terrore e spalanca la bocca urlando a sua volta. Il suo grido non ha una causa definita, non è paura: è un'angoscia esistenziale, un dolore interiore che trasforma in incubo anche un romantico tramonto. Per questo gli amici di Munch non si accorgono di nulla e proseguono la loro passeggiata lungo il sentiero. Divenuta in poco tempo un simbolo universale, anche per la sua violenza espressiva, di questo quadro sono state fatte decine di reinterpretazioni, tra cui la versione pop di Andy Warhol, con la litografia colorata a tinte accese, e persino l'emoji per gli smartphone che simboleggia la paura.