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Transcript

Trimestrale

Trimestrale a cura degli alunni della Scuola secondaria di I grado dell’Istituto “R. Giovagnoli”, sede di Via Adda

ANNO MMXXII N.11

Congratulazioni

ai nostri primi
tre classificati!

La redazione:

Direttore: Prof. ssa Nanni Nerina
Caporedattore: Prof. ssa Sorrentino Nunzia
Redattori, Grafici e ArtDirector:
Gli alunni dell'Istituto “R. Giovagnoli”

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introduction

ELABORATI VINCITORI DEL CONCORSO LETTERARIO-GIORNALISTICO 4CHIACCHIERE NEWS ii ed. a.s.2021-2022

street art and bansky

Diario de 5 días en Madrid

Spazio alle emozioni

C’è chi corre, chi si nasconde, chi fa navigare le barchette nella fontana, chi fa una gara di macchinine, chi pettina i capelli alle bambole… nonostante il fracasso, c’è un clima sereno. È stupendo vedere i bambini svagarsi all’aria aperta. Due signore, sedute poco distanti da noi, stanno parlando di un lago, incuriositi ci alziamo e decidiamo di andarci. Mentre camminiamo osserviamo le case che sono simili a delle baite, basse e di legno. Su ogni parete ci sono due finestrelle, mentre sul lato meridionale c’è un balconcino con dei vasetti, decorati con vari tipi di sassi, e all’interno ci sono dei fiorellini bianchi e gialli. Arriviamo al lago e un forte odore di pesce ci avvolge. Scrutiamo tra gli alberi e vediamo dei pescatori. Percorriamo il sentiero che costeggia le acque limpide del lago e ci rendiamo conto che il bacino d’acqua non è molto esteso ma ugualmente si possono praticare numerose attività come la pesca, il nuoto e il canottaggio. La nostra curiosità ci spinge a cercare la sorgente del fiume che sfocia nel lago, quindi ci incamminiamo verso la montagna. Man mano che saliamo in altitudine lo scroscio del torrente diventa sempre più fragoroso e una dolce frescura ci abbraccia. La visuale dall’alto è stupenda, si vede tutta la città, prevalgono gli spazi verdi che sembrano morbidi teli sui quali sdraiarsi, non ci sono confini artificiali, non c’è né una staccionata né un muretto. Il nostro sguardo è attratto da una fitta foresta dalla chioma violacea che delimita la città a nord-ovest, sembra un bosco incantato! Di corsa scendiamo dalla montagna e ci dirigiamo verso questo. Arriviamo con il respiro affannato, ma il vento ci rinfresca e fa ondeggiare lentamente i rami degli alberi che sembrano dei ventagli. Nel sottobosco troviamo dei funghi e delle fragoline. Proseguiamo dove la luce non penetra più poiché il fogliame è troppo fitto. Nel buio e nel silenzio si sente solo il calpestio delle foglie e il canto melodico degli uccellini.

Ormai il sole sta calando e per questa notte decidiamo di affittare una casetta. È bellissima e accogliente.

Scrivi un racconto che cominci così: “La città era davanti a noi. Come l’avevamo sempre sognata. Dopo tanto camminare alla fine siamo qui a…”

La città era davanti a noi. Come l’avevamo sempre sognata. Dopo tanto camminare alla fine siamo qui ad esplorarla. All’ingresso c’è una targhetta, appesa ad un basso paletto, che attira la nostra attenzione, sulla quale c’è scritto il nome della città, cioè “Dreams’ City”. Percorriamo la breve strada sterrata che conduce al centro, nella piazza principale. È molto ampia ed è circolare. In mezzo c’è una bellissima fontana di pietra, che rappresenta due cigni, una mamma ed un papà, insieme ai loro cuccioli. Stanno giocando e uno sguizza fuori dall’acqua, mentre i genitori formano con i loro colli un cuore e dal loro becco fuoriesce l’acqua che scorre lentamente da un piano all’altro della fontana. Ciò che è rappresentato in questa scultura corrisponde alla realtà, infatti i bambini stanno correndo e giocando nella piazza, invece i genitori sono seduti sulle panchine e li osservano, godendosi l’aria fresca. Vogliamo imitarli, così ci accomodiamo sull’unica panca libera e guardiamo i piccini.

Poco dopo cadiamo in un sonno profondo. Il buongiorno ci viene dato da una calda luce che penetra dalle persiane. Il sole è già alto, apriamo le finestre e una fresca brezza ci sveglia. Si avverte la fragranza dei fiori del campo vicino, il calore del sole e si sentono i passi dei bambini che si recano a scuola. Con i loro grembiulini bianchi sono come pecorelle in fila. Li seguiamo ed entriamo con loro. Rimaniamo a bocca aperta, c’è un ampio cortile con altalene, scivoli e dondoli. C’è anche un piccolo ma ben curato orticello. Il profumo inconfondibile del rosmarino invade l’aria. Alcuni alunni ci accompagnano a vedere le loro aule, che sono spaziose e ben illuminate. Ci sono molti laboratori: quello di arte è una stanza colorata che trasmette vivacità e felicità; quello di musica è ricco di strumenti, dai più classici come il flauto ai più particolari come l’armonica a bicchieri realizzata dagli studenti; quello teatrale in cui gli alunni possono dimostrare il loro talento nella recitazione. Inoltre in questa scuola non può mancare il cinema con proiezioni settimanali. Vi è anche un’aula decorata come una chiesa nella quale si svolgono le lezioni di religione, da quella cristiana a quella islamica, affinché ognuno possa scegliere liberamente quella a cui si sente più vicino. All’esterno ci sono molti campi sportivi, che sono pubblici, cioè ne possono usufruire tutti, ma questo non rappresenta un problema, poiché ogni persona dimostra una grande attenzione per gli spazi comuni e cerca di non danneggiarli. Per esempio non vengono gettati rifiuti a terra! È suonata la campanella, le lezioni sono terminate, e i genitori prendono i figli da scuola a piedi, in monopattino o in bicicletta, infatti si utilizzano solo mezzi che non inquinano, per mantenere l’aria pulita, senza smog. Gli abitanti si sono impegnati, e si impegnano, a conservare la città come l’hanno trovata. Ciò che ci colpisce è anche il rispetto che ogni individuo ha nei confronti dell’altro. Ognuno si aiuta a vicenda, riuscendo così a creare una società senza discriminazioni di sesso, età, razza o religione. Si vive serenamente senza la preoccupazione di subire furti, violenze perché ogni cittadino rispetta la proprietà altrui, i luoghi pubblici, ma soprattutto gli altri. Per questo “Dreams’ City” è proprio la città, in cui vorremmo vivere.

S. L.

Scrivi un racconto che cominci così: “La città era davanti a noi. Come l’avevamo sempre sognata. Dopo tanto camminare alla fine siamo qui a…”

LA CITTA' DEI SOGNI

La città era davanti a noi, come l’avevamo sempre sognata, dopo tanto camminare alla fine siamo qui alla città dei sogni. Quando la vedemmo, la tentazione era troppo forte che immediatamente ci dirigemmo verso la città. Ad accoglierci trovammo un enorme cartello con su scritto: “benvenuti”. Ci entrammo. Appena fummo dentro, non potevamo credere ai nostri occhi: le case erano colorate e gli abitanti tutti vestiti allegramente e dall’aria parevano tutte buone persone. Ci addentrammo ancora, eravamo incuriositi, quando sentimmo un rumore dietro di noi. Ci girammo di scatto e vedemmo una ragazza. Aveva degli abiti sgargianti, era piena di collane e bracciali e aveva lunghissimi capelli raccolti in una treccia. Appena ci vide non si spaventò, anzi, fece un sorriso che pareva il sole. Capì subito dai nostri indumenti che eravamo dei viaggiatori e che avevamo bisogno di un posto dove alloggiare. Allora ci fece cenno di seguirla, e così ci portò nell’albergo di sua madre. Era una bellissima fattoria, grande e piena di animali e vegetazione. La ragazza ci mostrò le nostre stanze. Le camere erano piccole e confortevoli, i mobili erano tutti colorati e profumavano di zucchero filato. Passammo qualche ora a parlare con la ragazza e nel frattempo ci conoscemmo. Diventammo tutti amici. Poi si fece buio, cenammo con un bel piatto di carbonara e poi andammo tutti a letto esausti, ma contenti della giornata.

Alle 8:00 del mattino, ci svegliò il gallo della fattoria e, ancora nel dormiveglia, ci alzammo dal letto e ci vestimmo. Dopodiché, scendemmo in cucina dove era pronta in tavola un’abbondante colazione: pane, latte, uova, cereali, caffè, cappuccini, succhi di frutta, biscotti, yogurt, torte, miele, nutella, acqua, fette biscottate, crepes, crostate.

Appena fummo sazi, la ragazza ci portò a fare un giro nella città. Appena uscimmo di casa, odorammo l’aria pulita e tirammo un sospiro. Era un sabato mattina, e c’era molta confusione, tutti in giro a comprare e vendere merci.
Le case erano tutte costruite al piano terra e non avevano piani superiori per permettere l’accesso anche alle persone con disabilità, ed evitare l’uso di un ascensore che avrebbe consumato troppo. Camminando, incontrammo tante persone carine e socievoli, specialmente donne e bambini che ci offrivano cibo e oggetti. Facemmo una sosta in un locale poco distante dall’albergo. La ragazza ci fece assaggiare molti piatti tipici del paese, tra cui: l’amatriciana, la cacio e pepe, la pizza, lalasagna, la polenta, il pesto. Tutti piatti squisiti. Appena finimmo di mangiare, ritornammo all’albergo a riposarci. Ogni sabato sera, si teneva in piazza una festa in cui si ballava e si cantava. Era un momento in cui tutti i cittadini dovevano sentirsi liberi di essere sé stessi. Noi, ovviamente ci andammo e ci divertimmo molto. Ballammo, cantammo e suonammo. Fu una serata da sballo!
Il lunedì mattina, notammo che la gente si spostava o a piedi, o in bicicletta, per questo erano quasi tutte persone magre ed atletiche. Si muovevano, facevano palestra e correvano per le vie. Tutto in modo molto sereno. Era una cittadella lenta, che aveva i suoi tempi. Non c’era mai una persona che rimaneva senza fare niente, si trovava sempre qualcosa da fare.
I bambini andavano a scuola, indossavano un grembiule bianco, con un fiocchetto azzurro, e delle scarpette nere. A scuola, ci si divertiva e si imparavano ogni giorno cose nuove ed interessanti. Le professoresse/professori e maestre/maestri davano pochissimi compiti e lo studio era molto divertente: si vedevano video, si compilavano esercizi, si creavano mappe concettuali e si facevano lavori di gruppo.

Non esistevano le interrogazioni, c’erano pochissime verifiche scritte e non c’erano professoresse che mettevano ansia. Che relax!

I cittadini erano governati da un sindaco che amministrava la giustizia e dirigeva gli scambi economici e commerciali.
Dopo aver visitato tutta la città, ci recammo al di fuori del paesino. Il sole picchiava e il cielo era di un colore azzurro chiaro. Intorno al paesino si trovavano boschi in cui vivevano molti animali selvatici, torrenti dove si ricavava l’acqua, e appezzamenti di terreno dove si coltivavano: legumi, frutta e verdura. La città era ricca di vegetazioni di vario tipo: querce, castagni, arbusti. Ogni casa aveva un proprio giardino e almeno un animale che veniva curato e a cui si voleva tanto bene. La città dei sogni era ad impatto “0”, e noi la adoravamo. Era come una “Smart city”. All’interno non esisteva nessun tipo di inquinamento: l’energia si ricavava dall’acqua tramite il mulino che poi veniva riutilizzata, dal vento tramite i mulini a vento posizionati appena fuori la città, e dalla luce solare tramite i pannelli solari posti sopra ogni casa. La città era piena di botteghe, industrie pulite, macellerie, panifici, pescherie e fruttivendoli.
Dopo qualche settimana, per noi fu il momento di ripartire e ritornare a casa. Anche con malincuore dovevamo tornare dalle nostre famiglie. Era un lunedì mattina, quando dovemmo dare un addio alla città. Con le lacrime agli occhi, abbracciammo la ragazza, la ringraziammo di tutto e salutammo il paesino e la sua gente. Ci incamminammo, e appena uscimmo dalla città alzammo lo sguardo e guardammo l’orizzonte.
A. P.

era l’unico libro che piaceva sia a me sia a Luca; cominciammo a leggerlo, ma fummo interrotti da una vocina stridula che diceva: ‘’Che fate?’’.“Voi venite con me’’, ribadì l’omino.Mi guardai attorno; non c’era nessuno oltre a Luca che però non aveva detto niente. ‘’Guarda in basso!’’, continuò la vocina. Abbassai la testa e vidi un piccolo, piccolissimo ometto. Non sapevo bene chi, o cosa fosse, perciò decisi di prenderlo in mano e avvicinarlo alla mia faccia per vederlo meglio. Luca, nel frattempo, guardava la scena senza parole. L’omino aveva le orecchie a punta ed era vestito di verde, proprio come un elfo. Pensai che non potesse esserlo, ma mi disse, con la sua vocina: “Sì, sono proprio un elfo e so a cosa stai pensando, sì, posso leggere nel pensiero’”. Urlai e Luca sobbalzò ed urlò anche lui. Eravamo spaventati, certo, ma cercammo di stare calmi, anche perché incontrare un elfo dal vivo, pensandoci bene, era il nostro sogno! Dopo circa un minuto di silenzio, l’elfo parlò: “Piacere, io sono Barbalunga. Come vi chiamate?. Che state facendo?”. Risposi che ci chiamavamo Alice e Luca e che insieme stavamo leggendo un libro che parlava proprio di elfi. “Oh, benissimo, allora andiamo!”, disse l’elfo. “Andiamo? Dove?”, chiese Luca. Cominciammo a camminare, anche se molto incuriositi. Decidemmo comunque di non fare domande all’elfo e di fidarci di lui. Dopo circa due ore di cammino, arrivammo di fronte ad un rovo di more.

“Cosa succede?”, chiedemmo in coro io e Luca mentre il cespuglio cominciava a dividersi in due parti creando un piccolo passaggio al centro. Non riuscendo a capire, mi guardai intorno e mi accorsi che tanti piccoli omini uguali al nostro amico, camminavano indaffarati in tutte le direzioni. Iniziai a fare dei salti di gioia, non avevo ancora capito come, grazie ad un piccolo elfo, eravamo riusciti a realizzare il nostro sogno. Ero veramente felice, ma appena misi piede in quella piccolissima città, tutti gli abitanti iniziarono ad urlare. In effetti, avevano ragione ad avere paura, perché eravamo molto più grandi di loro! Subito il nostro amico Barbalunga cercò di calmarli dicendo loro che non eravamo pericolosi, ma che forse era meglio renderci uguali a loro.

Scrivi un racconto che cominci così: “La città era davanti a noi. Come l’avevamo sempre sognata.

Dopo tanto camminare alla fine siamo qui a…”

La città era davanti a noi. Come l’avevamo sempre sognata. Dopo tanto camminare alla fine siamo qui a passeggiare in questo fantastico posto.

Luca ed io eravamo migliori amici da quando avevamo due anni e, anche con caratteri molto diversi, eravamo molto legati. Io amavo leggere e stare nella natura, mentre lui preferiva stare a casa con apparecchi tecnologici, come cellulare o computer. Ogni tanto provavo a coinvolgerlo nelle cose che leggevo o scrivevo (ultimamente stavo leggendo qualcosa sugli elfi ed ero riuscita a farlo interessare a quell’argomento).
Un giorno, anche se non credevo che mi avrebbe risposto di sì, gli ho chiesto se volesse venire con me a fare una passeggiata. ‘’Dove andiamo?’’, chiese. Risposi che stavo pensando di andare nel bosco. E, inaspettatamente, disse che andava bene, perché era stufo di stare chiuso dentro casa e voleva uscire un po’. Prima che cambiasse idea ho preso uno zaino e dentro ho messo dell’acqua, qualcosa da mangiare e il nostro libro, quello che parlava degli elfi, nel caso avessimo voluto fare una pausa. Feci alzare Luca dalla poltrona e uscimmo di casa. Il venticello fresco ci arrivava in faccia facendoci ridere, e l’odore di primavera ci rallegrava. Passare del tempo con il mio migliore amico mi piaceva. Lui mi ha sempre fatto ridere e insieme ci siamo sempre divertiti, ma non ero mai riuscita a convincerlo che, ogni tanto, fare una passeggiata all’aria aperta facesse bene.
Parlando e ridendo, ci accorgemmo di aver camminato per circa tre chilometri. Allora ci sedemmo su un sasso ed io tirai fuori il libro che era nello zaino. Io e il mio migliore amico ci divertivamo sempre a leggere quel libro,

Non feci in tempo a chiedergli cosa intendesse con ‘uguali a loro’ che iniziai a rimpicciolirmi sempre di più fino ad essere un terzo della mia statura iniziale, così come Luca. Ora che potevamo camminare senza il rischio di far del male a qualcuno entrammo nella città ed iniziammo a curiosare qua e là.C’era una domanda sugli elfi a cui non riuscivo a trovare una risposta: dove vivevano? Ci pensavo da un po’ di tempo e, neanche ora che ero lì, riuscivo a capirlo.
“Alice, guarda qui!”, disse il mio migliore amico. Mi avvicinai a lui e vidi che su uno dei tanti alberi c’era una piccola finestrella; dando una sbirciatina all’interno, vedemmo degli elfi che cucinavano, pulivano e stavano su un divano. Probabilmente era una famiglia. Pochi metri più in là c’era un altro albero con degli altri elfi. Al centro della città passava un ruscello, attraversato da tantissimi ponti e l’acqua era limpidissima. Era una città davvero strana, anche gli animali erano strani; c’erano, per esempio, dei conigli rosa o delle zebre blu, ma non mi feci troppe domande, in fondo erano elfi, magari questo per loro era normale. Camminando mi accorsi che c’erano tanti piccoli elfi che si dirigevano tutti verso lo stesso albero, erano troppi per essere una famiglia e così decisi di andare a vedere. Il mio migliore amico ed io ci affacciammo alla finestra e vedemmo tanti piccoli tavoli e dei bambini seduti con dei libri. Era una scuola! Barbalunga ci vide e ci disse che se ci andava saremmo potuti entrare. Non ce lo facemmo ripetere due volte ed entrammo dalla porta che c’era nel tronco. I piccoli elfi ci guardavano e probabilmente si stavano chiedendo cosa facessimo lì, ma noi decidemmo di non disturbarli e di lasciargli seguire la lezione. Mentre la loro insegnante parlava, noi ci accorgemmo che avevano una lingua tutta loro, l’elfico. Quando per i piccoli elfi fu ora di uscire dalla scuola, andammo anche noi e iniziammo a giocare con loro, malgrado non riuscissimo a capire cosa dicevano, era divertente. Barbalunga ci invitò a cena a casa sua, con la sua famiglia. Anche il cibo era diverso. Finita la cena, ringraziammo e uscimmo dalla casa di Barbalunga salutando tutti con un caloroso abbraccio. “È stata davvero una giornata fantastica”, dissi io sbadigliando. “Sì”, rispose il mio amico.

Senza volerlo, ci sedemmo a terra e ci addormentammo e, quando ci risvegliammo la mattina dopo non c’era più niente, non c’erano più gli alberi, il fiume, i conigli rosa, né Barbalunga. Niente di niente. Ci guardammo e decidemmo di tornare a casa.

Anche se speravamo con tutto il cuore che fosse stata un’esperienza vera sapevamo che ci sarebbe sempre rimasto il dubbio: quest’avventura l’avevamo vissuta realmente o era stato solo un sogno?

L. F.

Capelli, Fort De France, Martinica

Street Art and Banksy

Where does street art come from?


The first examples of street art were the graffiti which started to be drawn on the sides of train, cars and walls. This was the work of gangs in the 1920s and 1930s in New York. They became more popular in the 1970s and 1980s.

Contemporary (or “hip-hop”) graffiti date to the late 1960s, they generally appeared in the Black and Latino neighborhoods of New York City thanks to the invention of the aerosol spray can. Early graffiti artists, commonly called “writers” or “taggers” wanted to show their works as much as possible.

NEWS

PAPER

Banksy is a famous - but anonymous - British graffiti artist. He keeps his identity secret. His art is produced in public places and in a particular style which people can easily recognize. Banksy has got noticed for spray-painting trains and walls in his home city of Bristol during the early 1990s.

Is Banksy interested in selling his works?

What is the artist trying to say with his art?

Banksy’s work is known for delivering political messages like in the beautiful mural ”Love is in the air” in Palestine.

The artwork ”Girl with Balloon” was sold at Sotheby’s auction in 2018 but it was partially destroyed probably by the artist himself.

NEWS

PAPER

By the end of the 20th century and the beginning of the 21st, street art has evolved into many different forms of artistic expression. From graffiti, stencils, prints and murals, street installations, to performative and video art, becoming the core of contemporary art.

William Kentridge, «Triumphs and Laments» the 550 meters long mural in the «Lungotevere» in Rome (2017)

The street artist My Dog Sighs is known for his realistic eye murals and other graffiti works. He paints all over the word with recycled colours.

My Dog Sighs

Lena Cruz

Millo

“Hunting Pollution” is a mural located in Rome, in Ostiense area. It has been created with anti-smog paints that helps to purify the air. The colourful image of : bird with the fish in his mouth is hunting pollution instead of prey. There is plenty of smog to be eaten in Rome.

You can see this mural “Esercizi di bellezza” in Monterotondo. The street artist Millo is known all over the word. He creates his works on the walls of city buildings.

E. G. III D, A. M. e S. M. Z. III B

Nuestro viaje por el mundo

Diario de 5 dias en Madrid

Mi vuelo ha aterrizado en el aeropuerto a las 17.15, desde allí he cogido un taxi hasta el hotel. En Madrid hay muchos hoteles, yo he ido a uno de los mejores, el Hotel Four Seasons. Esta en el centro de la ciudad, tiene cinco estrellas, más de 200 habitaciones, restaurante, piscinas cubiertas y spa. Se encuentra en la calle de Sevilla, n.3. He entrado, he pedido la llave de mi habitación y he llevado la maleta. Después de descargar todo, he ido a dar una vuelta alrededor del hotel. He llegado hasta la Puerta del Sol, que está bastante cerca. Es una plaza grande donde se encuentra el oso y el madroño, símbolo de Madrid, la casa de Correos y delante el kilómetro 0, que marca el origen de las carreteras radiales nacionales. Caminando he llegado a la plaza Mayor, en una esquina de la plaza hacen unos bocatas de calamares buenísimos, son muy típicos de Madrid, me he comprado uno y me lo he comido mientras paseaba de vuelta al hotel.

El primer día me levantado a las 9 y media, he desayunado y he ido al Palacio Real en taxi. El Palacio Real es un edificio neoclásico del siglo XVIII, las obras del Palacio Real empezaron en 1737. Los italianos Felipe Juvara y Juan Bautista Sachetti figuran entre sus principales arquitectos junto con Francisco Sabatini de quien toman nombre sus hermosos jardines.

Dia 1

A la salida he entrado aver la catedral de la Almudena (patrona de Madrid) que está justo enfrente. Después de comer unas tapas en la zona he ido a ver el museo del Prado, uno de los museos más grandes y famosos del mundo. Allí hay obras de Velázquez, Rubens, Tiziano, Goya, El Greco, Bosch, Zurbarán, y numerosos maestros europeos de los siglos XVI al XIX. Me ha gustado mucho “Las Meninas” de Velázquez.

Dia 2

Por la mañana he ido al museo Reina Sofía, he cogido el metro en sol hasta la estación de Atocha, tres paradas en la línea azul. Madrid tiene una red de metro grandísima y funciona muy bien. En este museo se encuentra el “Guernica” de Pablo Picasso junto a una gran colección de arte contemporáneo.

Cuando he salido he visto la plaza de Neptuno en la Castellana (donde celebra las victorias el Atlético de Madrid), me he tomado unas tapas en un bar y he seguido paseando por la Castellana hacia arriba hasta llegar a la plaza de Cibeles donde se encuentra el Ayuntamiento (y donde celebra sus victorias el Real Madrid). He continuado hasta la plaza de Colón y he caminado también por la calle Serrano para ver las mejores tiendas de Madrid. Al final del día he vuelto a cenar en el restaurante del hotel, he pedido paella y croquetas. Luego he vuelto a la habitación, he visto algo de televisión y me he quedado dormido.

Dia 3

Me he levantado hacia las 10.30 porque estaba muy cansado, he ido a ver la plaza de toros de las ventas, seis paradas de la línea roja de metro desde la parada delante del hotel, y he comido un cocido allí cerca. Es un plato típico madrileño a base de garbanzos con carne y verduras.


Caminando he ido hasta la puerta de Alcalá y he entrado a pasear por parque del Retiro. Como es muy grande he pasado toda la tarde viendo la cantidad de árboles de distintas especies que hay allí e incluso he alquilado una barquita para remar por el lago. Me ha gustado muchísimo y me gustaría volver en el futuro. Antes de coger el metro para volver he visto por dentro la estación de Atocha, merece la pena visitarla. Después he cenado una ensalada mixta y me he ido a descansar.

Dia 4

Hoy me he levantado con una idea en la mente: pasar el día en el parque de atracciones. Lo había decidido antes de venir y me encantaba como idea. Me he levantado con calma, he tomado un buen desayuno y he salido del hotel. He cogido el metro hasta Batán. Como era un día de diario no había mucha cola para comprar las entradas así que enseguida he podido entrar. He subido en las sillas voladoras, en varias montañas rusas, en los coches de choque y en un montón de cosas más. He comido una paella. Me he divertido un montón. Al anochecer encienden las luces de todas las atracciones y el parque esta precioso.

He vuelto al hotel hacia las 12 de la noche.

Dia 5

Me he levantado tarde y después de desayunar he ido de tiendas para comprar algunos regalos. Alrededor del hotel hay muchísimas tiendas de ropa y recuerdos. He comido un pincho de tortilla y unas patatas bravas en la plaza Mayor. He dejado las bolsas en el hotel y he cogido un taxi hasta el Estadio Santiago Bernabéu, he llegado con tiempo suficiente para visitarlo y hacer el recorrido completo antes del partido, es el mejor estadio del mundo, me ha gustado muchísimo. Tenía ya las entradas para ver al Real Madrid contra el Villareal, que empezaba a las 20:00. El partido ha sido muy emocionante, el Real Madrid ha ganado 7-0. Me he ido a dormir sabiendo que al día siguiente tenía que marcharme y me ha dado un poco de pena. Me he levantado pronto, he preparado la maleta y he salido rápidamente hacia el aeropuerto. Me lo he pasado genial y espero volver pronto.


D. A., E. C. C., C. Di L. classe II C

Kiev è sottoposta ad un lungo assedio,
quaranta infiniti giorni di guerra.
Dobbiamo trovare un rimedio
o distruggeremo la terra.

I cannoni dalla lunga gittata
massacrano famiglie e amici,
l’Ucraina è già bruciata
e non restano che nemici.


Le persone protestano

mentre le case vengono annientate.
I legami scompaiono
e le macchine vengono sfondate.

Minacce volano nell’aria
ma la guerra finirà,
la nuvola nel cielo è ora solitaria e
la pace arriverà.

Gli alunni della II G

La pace arriverà

Recitazione ed Immagini di N.R. I B

Il silenzio degli Innocenti

A. S. III D

J. C. II G

I volti dell'anima

J. C. II G

I. T. III B