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Dante

1265-1321

Prof.ssa Sara Aschelter

Indice

INTRODUZIONE

VITA E OPERE

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QUIZ 1

VITA NOVA

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CONTATTI

Nel mezzo del cammin di nostra vita...

01

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Prof.ssa Sara Aschelter

INTRODUZIONE

01

Prof.ssa Sara Aschelter

Nell'opera di Dante e soprattutto nella Commedia è contenuta tutta la civiltà del Medioevo, per questo siamo soliti definire quella dell'Alighieri una cultura enciclopedica.
Tutto nel Medioevo è regolato da una concezione divina cui è sottoposta ogni cosa secondo l'ordine stabilito da Dio. Nei suoi versi si riflette un'immagine totale del mondo, in ogni suo aspetto, analizzato secondo molteplici conoscenze - religiose, politiche, astronomiche, matematiche, ecc.

+ INFO

Una cultura enciclopedica

dante e il medioevo

Prof.ssa Sara Aschelter

'l poema sacro / al quale ha posto mano e cielo e terra

Canto XXV, Paradiso.


VITA E OPERE

02

Prof.ssa Sara Aschelter

BIGnomi RAI

Diamo uno sguardo veloce alla vita di Dante Alighieri prima di inoltrarci in un'analisi più approfondita grazie ai BIGnomi RAI.

Prof.ssa Sara Aschelter

Il 2 febbraio 1974 Dante incontra per la prima volta Beatrice, della quale si innamora all'età di nove anni.

Primo incontro con Beatrice

1274

da una famiglia di piccola nobiltà cittadina di parte guelfa e studia presso Brunetto Latini.

Nasce a Firenze

1265

VITA E OPERE DI DANTE ALIGHIERI

Firenze 1265 - ravenna 1321

Prof.ssa Sara Aschelter

Beatrice è stata storicamente identificata con Bice di Folco Portinari, moglie di Simone de' Bardi ricco banchiere e mercante.


Tuttavia, quello per Bice sembrerebbe più un espediente letterario che un vero e proprio amore: troppe sono infatti le coincidenze numeriche sin dalla Vita Nova che si ripeteranno nel corso della sua opera per non pensare si tratti di un costrutto poetico successivo rispondente a esigente prettamente letterarie; Beatrice è negli scritti danteschi espressione della beatitudine divina e forse intesa più genericamente come tale. Infine, bisogna ricordare che intorno al 1285 Dante convolò a nozze con una donna: Gemma Donati, dalla quale ebbe nel corso degli anni almeno tre figli.

Bisogna premettere che non abbiamo molte notizie certe sulla vita di Dante Alighieri. Sappiamo però che riuscì a ottenere una raffinata educazione, nonostante le condizioni economiche modeste dei genitori.

Egli stesso indica come suo maestro Brunetto Latini nel canto XV dell'Inferno ed è probabile che da questi abbia imparato la retorica, l'arte del parlar bene e dello scrivere elegante.

Oltre alla passione per il sapere in generale, Dante dimostrò sin da giovane un'attrazione nei confronti della poesia: "l'arte di dire parlar per rima", come scrisse nella Vita Nova, è appresa dalla lettura dei poeti provenzali, i Siciliani e poi Guinizzelli e gli stilnovisti, fra i quali Guido Cavalcanti diverrà suo amico personale.

Periodo di smarrimento, abbandona lo Stilnovismo e studia teologia e filosofia.

Morte di Beatrice

1290

Dante si lega così a una delle più antiche famiglie guelfa di Firenza

Sposa Gemma Donati

1285

Grazie all'iscrizione all'Arte dei Medici e degli Speziali può candidarsi al governo di Firenze

Dante entra in politica

1295

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In seguito alla prematura morte di Beatrice, Dante attraversa un periodo di smarrimento: abbandona le poesie stilnoviste e si dedica allo studio della filosofia, della teologia e della poesia, apprezzando anche i poeti provenzali.

I Donati, dei quali Gemma era erede, appartenevano all'antica oligarchia cittadina e vennero sostituiti al timone del Comune di Firenze dalla nuova classe emergente borghese. Nel corso del conflitto tra Chiesa e Impero, i Donati si schierarono fin da subito coi guelfi in sostegno del papa.


Tuttavia, quando i ghibellini vennero cacciati dalla città nel 1266, una nuova faida si aprì a Firenze: quella tra la famiglia Donati e quella dei Cerchi, entrambe dinastie guelfe, ma gli ultimi avevano avuto la fortuna di arricchirsi in tempi più recenti rispetto ai Donati, per quanto possedessero maggiori fortune.


Le accese tensioni tra due tra le più importanti famiglie guelfe portarono presto, già dal 1300, alla creazione di due diverse fazioni, che divennero presto anche politiche:

- GUELFI NERI, comandati dalla famiglia DONATI;

- GUELFI BIANCHI, comandati dalla famiglia CERCHI.


Saranno proprio alcuni esponenti della famiglia Cerchi che riusciranno a ottenere il controllo del Comune di Firenze nel 1302 e a cacciare i guelfi bianchi dalla città, fra i quali anche lo stesso Dante Alighieri (Durante degli Alighieri).


Nella Commedia, infine, Dante incontra molti appartenenti alla famiglia Donati:

- Corso Donati e Forese Donati, fratelli, entrambi cugini di Gemma, moglie di Dante. Forese è protagonista di un lungo passo nel Purgatorio (cc. XXIII e XXIV, tra i golosi);

- Piccarda Donati, sorella di Corso e Forese e anche lei cugina di Gemma, sarà una delle figure centrali del canto III del Paradiso.

Per potersi candidare all'estrema magistratura cittadina, il priorato, Dante si iscrive all'Arte dei Medici e degli Speziali, ricoprendo diverse cariche fino all'estate del 1300, quando venne eletto Priore.


Proprio in quel periodo, gli scontri tra guelfi neri (Donati) e guelfi bianchi (Cerchi) animavano la vita di Firenze. Inoltre, il papa Bonifacio VIII, approfittando del fatto che l'Impero sembrava disinteressarsi delle questioni italiane, mirava a imporre il proprio dominio sulla Toscana. Il Comune era dunque funestato dagli scontri e minacciato nella sua autonomia.

Dante fece di tutto per riportare la concordia tra i cittadini e per contrastare le manovre del papa, avvicinandosi sempre più alle posizioni dei guelfi bianchi, che difendevano la libertà di Firenze, mentre i guelfi neri appoggiavano sempre più apertamente Bonifacio VIII.


Tuttavia, nell'autunno del 1301 i guelfi neri riuscirono a impadronirsi della città, grazie all'appoggio di Carlo di Valois (fratello del re di Francia), e iniziarono le persecuzioni nei confronti dei nemici politici.

In quel momento, Dante era a Roma come ambasciatore del Comune e quando oramai si trovava quasi a Siena nel gennaio del 1302 scoprì di essere stato condannato all'esilio con l'accusa di baratteria (corruzione nell'esercizio delle cariche pubbliche).

Dante diventerà esule tra Lunigiana, Verona e Ravenna.

Anni dell'esilio

dal 1302

Di ritorno da un'ambasceria a Venezia, il 14 settembre 1321 Dante muore a Ravenna dov'è tutt'oggi sepolto, con buona pace dei fiorentini.

Dante muore

1321

...a patto che si riconoscesse colpevole.

Viene concessa un amnistia ma...

1315

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Dopo aver provato a rientrare a Firenze attraverso un'impresa militare organizzata con altri guelfi bianchi esiliati, Dante è infine costretto a iniziare le sue peregrinazioni per le corti italiane:

- in Lunigiana dai Malaspina;

- a Verona dai della Scala;

- a Ravenna dai da Polenta.


Numerosi furono gli uomini di potere che lo accolsero presso le proprie corti, fornendogli protezione in cambio di lustro, prestigio ma anche di qualche lavoro come segretario o ambasciatore. Dante, dunque, da tipico intellettuale-cittadino è costretto a trasformarsi in un intellettuale cortigiano. Questo cambiamento non fu però mai accettato davvero da Dante, insofferente di dover ricorrere alla generosità altrui per vivere e di dover piegare la propria libertà intellettuale ai voleri dei signori.

Il suo maggior desiderio fu sempre quello di poter tornare a Firenze, riscattato da ogni accusa, pronto a raccogliere i propri meritati successi in patria.


L'esilio, però, gli permetterà di conoscere meglio le varie realtà d'Italia oltre Firenze: tutte le città italiane sembrano guastate dall'avidità di denaro e dallo spirito egoistico degli affari, lacerate da guerre civili, violenze, sopraffazioni mentre gli uomini della Chiesa, invece di offrire sostegno e libertà, erano sempre più corrotti e amorali.


La principale causa della crisi in cui verteva l'Italia secondo Dante era da imputare alla mancanza di un'autorità imperiale che fosse la suprema regolatrice della vita civile e che potesse riportare anche la Chiesa ai suoi compiti originari.

Per sostenere il proprio pensiero e per riscattare l'esilio subito, Dante decide dunque di scrivere la Commedia, come estrema vendetta nei confronti di chi aveva tradito Firenze e l'Italia e come conferma del proprio prestigio.

Dante nutrirà per tutta la vita il desiderio di tornare a Firenze e quando nel 1315 giunge una proposta di amnistia possiamo solo immaginare la sua delusione nello scoprire che sarebbe stato accolto nuovamente in città solo se avesse accettato di ammettere la propria colpevolezza e si sottoponesse a un'umiliazione pubblica.

Dante, com'è ovvio, rifiutò sdegnato e continuò a vivere a Ravenna presso i Da Polenta, oramai altissimo poeta.

Dante: vita e opere

La vita di Dante Alighieri approfondita da Treccani.

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QUIZ
Dante: vita e opere

03

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DANTE - VITA E OPERE

Dante Alighieri nasce a Firenze e muore a Ravenna.

VERO

FALSO

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AVANTI!

ESATTO!

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DANTE - VITA E OPERE

Dante Alighieri non conosce Beatrice se non da anziano.

VERO

FALSO

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AVANTI!

ESATTO!

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DANTE - VITA E OPERE

Dante sposa Gemma Donati, figlia di una famiglia di guelfi neri.

VERO

FALSO

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AVANTI!

ESATTO!

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DANTE - VITA E OPERE

Dante, pur seguendo con passione la vita politica di Firenze, non si candiderà mai come Priore.

VERO

FALSO

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AVANTI!

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DANTE - VITA E OPERE

Dante vive gli ultimi anni di vita in esilio e non tornerà mai a Firenze.

VERO

FALSO

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AVANTI!

OTTIMO LAVORO!

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SBAGLIATO!

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La Vita Nova

04

Prof.ssa Sara Aschelter

Vita Nova

Dante si forma a Firenze, in un ambiente cittadino cultralmente vivo e pieno di stimoli. Si appassiona da subito alla poesia e inizia a comporre versi che si richiamano alla poesia cortese.
Conosce poi Guido Cavalcanti e da questa amicizia nasce una nuova corrente poetica, chiamata da Dante stesso Dolce Stil Novo.
Lo stile di Dante cambia, diviene dolce e leggiadro (Purgatorio, XXVI, v.99) e anche i contenuti delle sue poesie sono diversi da quelli della poesia cortese: rifacendosi a Cavalcanti, i suoi lavori stilnovisti sono incentrati sul motivo dell'amore come tormento e sofferenza.
ATTENZIONE! Più tardi, Dante prenderà le distanze dall'esperienza stilnovistica, proponendo una nuova concezione d'amore: la beatificazione attraverso la donna angelo.

1293 - 1295 circa

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Il progetto della Vita Nova

rinnovamento spirituale ed evoluzione poetica

La Vita Nova è un prosimetro, cioè un misto tra prosa e versi. Infatti, dopo la morte di Beatrice nel 1290 Dante decise di raccogliere le sue poesie più significative, accompagnandole con un commento in prosa.

Prima e dopo ogni componimento, Dante scrive un'introduzione e un commento finale in prosa. Questa è una grandissima novità, perché fino a quel momento i canzonieri raccoglievano solo opere in versi.

In questo modo, Dante riesce a dare una sorta di unitarietà all'opera, le conferisce un senso più profondo.
I canzonieri di altri autori precedenti risultavano piuttosto come una raccolta di poesie varie, senza un senso complessivo. Attraverso la narrazione in prosa, invece, Dante restituisce al lettore il progetto intero dell'opera.
Compilata tra il 1293 e il 1295 fu intitolata Vita Nova, proprio a sottolineare il rinnovamento spirituale e poetico.

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Vita Nova: contenuti

+ INFO

La Vita Nova parla dell'amore di Dante per Beatrice e delle varie fasi che esso attraversa.

Egli inizia la sua narrazione addirittura dal 1274, cioè da quando all'età di nove anni incontra per la prima volta Beatrice. Tale è l'impressione che ne riceve che ammette da quel momento di essere schiavo d'Amore.
Dopo altri nove anni (il numero 9 ritorna come multiplo di 3, la Trinità cattolica, in un aperto simbolismo), Dante incontra nuovamente Beatrice, la quale gli accorda il saluto.
Il saluto della donna angelicata provoca un'intensa sensazione di beatitudine. Il saluto è dunque salute (dal lat. salutem, salvezza --> beatitudine celeste) e da questo momento l'autore ripone tutte le sue speranze nei gesti accordati dalla gentile Beatrice.

1293 - 1295 circa

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ATTENZIONE! In questa prima fase dell'amore di Dante per Beatrice, egli mostra di seguire ancora i rituali tipici dell'amor cortese. Infatti, pur avendo conosciuto la gentilezza di Beatrice fin dall'età di nove anni, Dante non mostra mai il suo interesse alla donna amata. L'autore è accorto, nasconde l'identità della donna.

Per questo, Dante finge di rivolgere il suo amore ad altre donne, che chiama donne schermo, proprio perché fanno da schermo, proteggono la reale visione della donna amata, spostando l'attenzione su altre donne.

Egli vuole difendere il suo amore dall'invidia dei pettegoli e dei maldicenti (malparlieri), proprio come facevano i poeti cortesi.


Per questo motivo, Beatrice gli toglierà offesa il saluto, cambiando per sempre la vita di Dante.

Dante non vuole che si conosca il suo amore per Beatrice, per questo finge di dedicare le sue poesie ad altre donne che vengono da lui stesso definite donne schermo.
Proprio questa scelta, secondo l'autore, è ciò che ha alimentato ancor più le voci e le maldicenze della gente fiorentina, per questo la reputazione di Dante viene compromessa. Com'è ovvio, questo provoca lo sdegno di Beatrice che decide di togliere il saluto a Dante, che piomberà in uno stato di profonda sofferenza.
Non potendo più godere del saluto dell'amata e quindi della salvezza divina, Dante deve trovare un nuovo modo per coltivare il proprio sentimento: cambierà la sua poetica!
Egli si dedicherà a una materia nuova e più nobile che la passata, non più descrizione delle proprie sofferenze, ma lode della gentilissima.

+ INFO

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Da questo momento dunque Dante inaugura una nuova poetica, non più legata alla poesia cortese e all'amore carnale, non più espressione della sofferenza e dei tormenti dell'autore. Dante vuole dedicarsi da ora a una poesia più dolce, che si dedichi a una materia del tutto nuova dalla precedente.

L'autore si pente amaramente del proprio passato di scrittore di poesia cortese, sente di aver peccato legandosi a una concezione carnale della passione amorosa e ora vuole dirigersi nuovamente verso la beatificazione divina.

Non più esaltazione della corporeità, ma esaltazione dello spirito.


Vorrà dunque parlare di Beatrice in modo diverso, tanto da arrivare a dire "di lei quello che mai non fue detto d'alcuna".


Autobiografia o simbolo?

esperienze reali per una vicena esemplare

La Vita Nova è un prezioso documento biografico sulla vita di Dante e del suo tempo, ,ma è anche un testo fitto di simboli e rimandi.

Il testo non può dunque essere definito solo una autobiografia, né solo un'invenzione simbolica per rappresentare idee e sentimenti.
Nel libro sono presenti esperienze reali che però servono a tratteggiare una vicenda esemplare, valida universalmente, per tutti e sempre.

Il libro è suddiviso in tre parti:
- 1° gli effetti che l'amore produce sull'amante (capp. I-XI);
- 2° la lode della donna (capp. XII - XXVII);
- 3° la morte della gentilissima (capp. XXVIII - XLII).

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Diverse concezioni d'amore

A ogni parte in cui è suddivisa l'opera corrisponde una concezione d'amore diversa: se infatti nella prima fase Dante è ancora legato a una concezione d'amore cortese, nella seconda parte dedicata alla lode della donna, quando Dante scopre che Beatrice gli ha tolto il saluto, riflette su una concezione d'amore fine a se stesso. Ora l'appagamento dell'amante scaturisce dalla contemplazione della donna.

La parte finale dell'opera, quella che si occupa della morte di Beatrice, è invece incentrata su un amore mistico: il sentimento provato nei confronti della donna amata innalzano l'amante alla contemplazione di Dio.

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ATTENZIONE! Se per Guinizzelli e Cavalcanti la figura della donna come "angelo dal cielo" è solo un espediente retorico, un paragone letterario che viene instaurato dagli autori non corrispondente alla verità.

In Dante invece la natura angelicata di Beatrice non rappresenta solo una narrazione retorica, ma un'evidenza reale e seria.

I significati segreti

+ INFO

La Vita Nova parla dell'amore di Dante per Beatrice e delle varie fasi che esso attraversa.

Egli inizia la sua narrazione addirittura dal 1274, cioè da quando all'età di nove anni incontra per la prima volta Beatrice. Tale è l'impressione che ne riceve che ammette da quel momento di essere schiavo d'Amore.
Dopo altri nove anni (il numero 9 ritorna come multiplo di 3, la Trinità cattolica, in un aperto simbolismo), Dante incontra nuovamente Beatrice, la quale gli accorda il saluto.
Il saluto della donna angelicata provoca un'intensa sensazione di beatitudine. Il saluto è dunque salute (dal lat. salutem, salvezza --> beatitudine celeste) e da questo momento l'autore ripone tutte le sue speranze nei gesti accordati dalla gentile Beatrice.

tre parti e tre stati d'amore

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ATTENZIONE! In questa prima fase dell'amore di Dante per Beatrice, egli mostra di seguire ancora i rituali tipici dell'amor cortese. Infatti, pur avendo conosciuto la gentilezza di Beatrice fin dall'età di nove anni, Dante non mostra mai il suo interesse alla donna amata. L'autore è accorto, nasconde l'identità della donna.

Per questo, Dante finge di rivolgere il suo amore ad altre donne, che chiama donne schermo, proprio perché fanno da schermo, proteggono la reale visione della donna amata, spostando l'attenzione su altre donne.

Egli vuole difendere il suo amore dall'invidia dei pettegoli e dei maldicenti (malparlieri), proprio come facevano i poeti cortesi.


Per questo motivo, Beatrice gli toglierà offesa il saluto, cambiando per sempre la vita di Dante.

vita nova, capitolo i

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Buono Studio!

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