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Transcript

inizia l'esplorazione

Ciao,
Questo non è un virtual-tour. Almeno non come ve lo potreste immaginare.

State invece per avventurarvi in una mappa interattiva, frutto di un viaggio che con il progetto OltreLuogo: la città che parla di noi, ha fatto incontrare giovani con culture e storie diverse, accomunate però da un luogo in comune: la città di Milano.

Nel nostro percorso abbiamo esplorato i quartieri di Isola e Porta Garibaldi, luoghi di incontro tra la vecchia Milano e il futuro della città. L'incontro con questo quartiere ha fatto nascere alcune riflessioni sulla città. Da questo incontro è nata una riflessione sulla nostra storia, tra passato e futuro, origini e desideri. Abbiamo raccolto le nostre storie, i nostri ricordi, i nostri sguardi sulla città che ci accoglie.

In questa mappa non troverete nozioni storiche, edifici, architetture. Vogliamo piuttosto accompagnarvi oltre i luoghi che abbiamo esplorato, raccontandovi qualcosa di noi, delle nostre case, delle nostre esperienze e delle nostre culture.

Izmam, Hossni, Mim, Yomna, Angelo, Rachith

buon viaggio!

Benvenuti in Isola!
Cliccando sulle icone della mappa troverete le nostre storie tra voci, testi e canzoni.

Ognuna di queste storie nasce dell'incontro con un luogo del quartiere. Tra le vie, al di là delle porte, nelle piazze abbiamo trovato un pezzo di noi.

Santa Maria alla Fontana
Mim

Mim, originaria del Bangladesh, è rimasta molto colpita dalla chiesa di Santa Maria alla Fontana, luogo antichissimo del quartiere, nato sulla presenza di una fonte ritenuta in passato miracolosa. Mim ci accompagna in un viaggio alla scoperta della "sua chiesa", la moschea.

Mim e la Moschea



In Bangladesh non ci sono molte chiese, anzi ce ne sono pochissime. Ci sono però tantissime moschee. Quasi in ogni via della città ne puoi trovare una. 5 volte al giorno, durante i momenti di preghiera si può sentire il richiamo con la canzone Azan.


Qui a Milano ci sono alcune moschee, per esempio in zona Dergano, ma sono per tutti i musulmani e non solo i bengalesi. Qui in Italia non è possibile fare il richiamo con Azan con gli altoparlanti come in Bangladesh, quindi i musulmani che vogliono sapere quando è l’ora della preghiera scaricano un’applicazione del cellulare che suona 5 volte al giorno, negli orari in cui si dovrebbe pregare. Ci sono molte applicazioni, io uso MuslimPro. Io non vado mai in moschea qui in Italia, mentre mio marito va spesso di venerdì o sabato e sempre nei giorni delle feste.


In moschea possono andare a pregare solo gli uomini. Le donne di solito pregano a casa e vanno alla moschea solo in alcuni giorni di festa che si chiamano EID e sono i giorni della fine del Ramadan. L’EID ADHA è una delle feste più importanti. E’ la festa del sacrificio, in cui si fanno offerte a Dio. L’EID FITR, invece, è la festa che celebra la fine del lungo digiuno del Ramadan. In questi giorni le donne possono pregare dentro la moschea ma sempre dietro gli uomini.


In questi giorni ci si sveglia, si fa la doccia, si mangia qualcosa di dolce e poi si va in moschea a pregare. Dopo la preghiera ci si ritrova tutti insieme, con i parenti, e si festeggia mangiando piatti della tradizione del Bangladesh. EID FITR è un pochino come il Natale in Italia….la famiglia si ritrova e tutti si fanno dei regali. Di giorno si sta con la famiglia e di sera si vanno a trovare amici o parenti che non hanno potuto essere presenti di giorno.


Prima di EID FITR, in Bangladesh ogni famiglia che ne ha la possibilità deve fare una donazione ai più bisognosi, questa si chiama ZAKAT AL FITR. C’è un calcolo preciso da fare in base ai propri averi. Si dà una parte della donazione alla moschea e una parte a vicini e persone che si conoscono che hanno bisogno. Se si sa che una persona ha bisogno di qualcosa di preciso, li si aiuta per quello: per esempio, se qualcuno è stato malato gli si danno soldi per le cure, se una famiglia ha il tetto rotto li si aiuta per ricostruirlo e se una persona non ha lavoro gli si regala qualcosa per avviare un’attività.


A Milano si possono donare i soldi direttamente alle moschee o anche attraverso alcuni negozi musulmani che raccolgono le donazioni per poi darli alle moschee. Queste donazioni di solito servono per migliorare gli spazi per la preghiera.

Qui a Milano, visto che non c’è la nostra famiglia, il giorno della festa EID FITR lo passiamo insieme ad altri amici del Bangladesh: ci troviamo a casa di qualcuno per mangiare insieme e poi facciamo un giro.


La preghiera e la festa


Per accompagnarci nel suo racconto, Mim ha scelto due canzoni molto importanti nella cultura islamica e musulmana: l'Azan, il richiamo alla preghiera comune a tutti i fedeli e la canzone per la festa di fine ramadan.








Bosco Verticale Angelo

Angelo è il più giovane del gruppo. Italiano con origini Brasiliane è arrivato a Milano da pochissimo, dove vive con la sua famiglia e lavora come panettiere. Ha una visione molto precisa della città ed anche molto critica. Ce la racconta all'ombra del Bosco Verticale.

Una Milano troppo veloce

Mi chiamo Angelo, ho 19 anni e sono originario del Brasile. Vivo a Milano da qualche mese e voglio raccontarvi la mia esperienza.

La mia è una storia lunga e complessa. Ho cambiato tante città e tante case nella mia vita. Sono a Milano da poco ma non penso di essere arrivato nel posto giusto per me.
Milano non mi convince, non mi fa sentire a mio agio. Tutti dicono che Milano è una città aperta, piena di opportunità e di occasioni da cogliere. Io però tutto questo non lo ho ancora visto.


Penso che Milano sia una città con tante opportunità ma solo per chi può permettersele. Insomma credo che sia una città dove per vivere bene bisogna che tu stia al suo gioco. Sono tutti a Milano con la testa, ma io mi sento a disagio. Vivo e vedo una città nevrotica, piena di stimoli e aspettative e tutto questo mi fa sentire sempre nervoso e sotto pressione, soprattutto perché io già sono una persona che pretende moltissimo da sé stesso.

Milano è una città che richiede tantissimo, tanta esperienza anche quando cerchi un lavoro. Pretende molto, ma cosa lascia in cambio a chi la abita e vuole costruirsi un futuro qui? Vedo ancora tantissimi pregiudizi, li ho vissuti anche io in prima persona solo perché sono un ragazzo con la pelle scura, un carattere ruvido e che pensa tanto. Tutto questo in altre città dove sono stato non c’era.


Tutta questa pressione da parte della città su di me non la sentivo proprio quando stavo a Rimini. A Rimini sono stato bene. Non so proprio dire se vorrei tornarci e costruire un futuro li, ma sicuramente è meglio di qui. Io vorrei un posto dove sentirmi sereno. Non importa tanto il dove, ma voglio ritrovare quella sensazione che avevo da bambino quando vivevo nella mia città in Brasile, a Espiritu Santu uno stato del sud-est. Ecco sento che quella in questo momento è l’unico posto dove mi sento a casa.

Sto ancora crescendo e tutto quello che mi accade è un’esperienza di cui faccio tesoro e che mi aiuta a fare passi in avanti, nel bene e nel male. So di aver bisogno di trovare “il mio posto”, ma voglio arrivarci con “tutto a posto”. Per ora so che questo luogo non è Milano, magari un giorno cambierò idea, ma fino ad allora continuerò a cercare “quel posto”.



Frida Bar

Izmam

Nascosto all'interno di un cortile che si affaccia su Via Pollaiulo, il Frida è un locale che fa da punto di riferimento per i giovani del quartiere. Una grande parete ricoperta di edera accoglie i clienti in un ambiente caldo e familiare. A Izmam, la verde parete di Frida ha ricordato la sua casa in Pakistan, ricoperta di tralci di vite, e dimora di storie e ricordi, compreso quello dell'incontro con un Djinn.

Izmam e il Djinn
Il ricordo di una storia di famiglia e delle tradizioni del Pakistan



Mi chiamo Izmam e vengo da un piccolo villaggio di nome Potiyan. Il mio villaggio si trova tra le montagne del Kashmir, in Pakistan.

La mia casa in Pakistan è piccola. Ha tre piani e poche stanze. A causa della guerra tra Cina, India e Pakistan per il controllo del Kashmir, nel mio villaggio è proibito costruire case troppo alte. Sono un bersaglio troppo vistoso in caso di attacchi.

Il primo piano della mia casa è spazioso. E’ lo spazio dove tutta la famiglia vive e si riunisce, dove cuciniamo e stiamo insieme. Ai piani di sopra ci sono le camere. Mio padre e mio nonno erano nell’esercito Pakistano, hanno servito tanti anni lontano da casa.

Fuori c’è un bel giardino, con tanti fiori e alberi da frutto: ci sono banani, peschi e meli. Tutte le pareti del cortile sono avvolte dalla vite. E’ per questo che ho scelto questa immagine di Isola, qui a Milano, mi ha ricordato casa mia. Tutto intorno al mio villaggio c’è una grande foresta, su verso le montagne.

C’è una tradizione che mi manca molto del mio villaggio. Quando l’inverno arriva, i ragazzi più grandi si siedono la sera attorno al falò con gli anziani del villaggio. Scaldandosi al fuoco, gli anziani raccontano ai giovani delle storie: storie della propria vita, delle proprie esperienza, della propria storia.


Mi ricordo una storia raccontatami da mio nonno. Una storia che parla di un Djinn (i Djinn sono degli spiriti delle culture tradizionali locali. Sono diffusi in tutta l’area mediorientale e nel subcontinente indiano di matrice islamica, possono essere spiriti buoni ma a volte anche malevoli e pericolosi).


La storia racconta della prima volta in cui mio nonno ha incontrato un Djinn. Una notte mio nonno stava rientrando a casa dal villaggio vicino. Tutto era buio e ai tempi non c’erano luci e strade. I villaggi erano collegati solo da piccole strade immerse nella foresta.


Mentre camminava verso casa mio nonno incontrò una ragazza. Preoccupato per lei le chiese: “cosa fai da sola a quest’ora della notte, è pericoloso potrebbe accaderti qualcosa di male!”. Per aiutarla si offrì di ospitarla a casa sua, in attesa dell’alba quando la donna avrebbe potuto ritornare al suo villaggio. I due si incamminarono così verso casa, attraversando la buia giungla nel silenzio. Nonno decise di accendersi una sigaretta. Ad un tratto l’aria si fece tesa e la donna, arrabbiata, chiese a mio nonno di spegnere immediatamente la sigaretta: “smettila di fumare, ti fa male e ti ucciderà” [la verità è che ai Djinn non piace il fuoco, ne sono terrorizzati…ma questo mio nonno ancora non lo sapeva].


I due iniziarono a litigare furiosamente fino a quando mio nonno non decise di spegnere la sigaretta. Arrivarono al villaggio e furono in breve tempo davanti alla casa. Mio nonno aprì la porta e invitò la ragazza ad entrare. Rimase sbigottito quando, voltatosi per parlare con la donna scoprì che essa era sparita nel nulla. Di lei non c’era più traccia.

Fu così che mio nonno capì di aver camminato con un Djinn. I Djinn infatti, oltre ad aver paura del fuoco, non possono entrare nelle case degli altri.

Nessuno credette alla storia di mio nonno. Tutti lo consideravano pazzo. Gli dicevano che si era solamente immaginato di aver camminato con un Djinn. Ma non era vero, quello che mio nonno aveva visto quella notte era proprio un Djinn. Per sei mesi successivi mio nonno non stette bene, aveva paura e soffrì di depressione. Quella donna non poteva che essere un Djinn malvagio.

Anche io credo ai Djinn. Alcune volte anche a me capita di incontrarli nei miei sogni. Una notte, quando ero piccolo, ho fatto un brutto sogno. Era sera e sono uscito di casa per andare in bagno. Vicino al mio giardino c’è un bellissimo albero Kikar [una varietà di acacia]. Sotto quell’albero ho visto 3 figure incappucciate vestite di nero. Mi invitano ad avvicinarmi offrendomi del cioccolato e io sono molto goloso di cioccolato.



Quando mi avvicinai, uno dei tre mi afferrò il collo con le mani. Mi voleva proprio uccidere! Erano sicuramente dei Djinn malvagi! A quel punto mi sono svegliato spaventato. Ho fatto tanti altri sogni così e allora ho deciso con mia madre di andare a fare visita all’Imam del mio villaggio, nella moschea.

Ho raccontato lui i miei brutti sogni. Mi ha detto che per far sparire i Djinn avrei dovuto pregare e fare la carità, aiutare le persone più povere del mio villaggio. Così feci e dal quel giorno i Djinn hanno smesso di tormentare i miei sogni.

Adesso il mio villaggio è cambiato: ci sono strade, negozi, luci, macchine e siamo più vicini alla città. Ma credo ancora nei Djinn. Li ho visti altre volte nei miei sogni da quando 4 anni fa ho lasciato il mio villaggio per venire in Italia. Sono partito a piedi, attraversando 9 confini e viaggiando per 3 anni. Ora sono qui a Milano e mi piace molto vivere qui. Ho finito la scuola adesso e tra poco inizierò a lavorare come magazziniere. Qui ho tanti amici che spesso incontro, ogni tanto vado anche a trovarne qualcuno in altre città come Torino. Sono diventato grande, ma credo ancora ai Djinn.


I Jinn nella tradizione Islamica

Secondo il Corano, i jinn sarebbero degli spiriti creati dal fuoco nella stessa maniera in cui gli uomini vennero creati dalla terra. Proprio a tale condizione si associa la disobbedienza di Iblis, che, rifiutandosi di prostenarsi ai piedi di Adamo, venne dannato per sempre, acquisendo il nome di Shaytan, ovvero il Diavolo. Tuttavia, a differenza del mondo biblico, nel quale gli spiriti sono perlopiù associati con demoni e figure maligne, nell’Islam sono semplicemente un’altra forma di esseri viventi, non per forza malvagi.

Vi sono infatti episodi in cui i jinn aiutano profeti o si convertono all’Islam, inoltre possono generare prole e al loro interno vi sono più famiglie, quali i marid e gli ifrit. Non si è compresa ancora appieno la vera distinzione fra i due, ma sembrerebbe che i secondi siano quelli più potenti ed inclini ad ingannare gli umani. Oltre all’essere di fuoco, però, la loro caratteristica più importante è quella di esser posti in una diversa dimensione da quella umana, risultando così invisibili.

La parola Jinn deriva infatti da جَنّ che vuol dire “nascondere”, “occultare” e ciò fa subito intendere la funzione di tali spiriti. Essi rappresentano tutta quella enorme parte di eventi soprannaturali da noi osservati ma non ancora compresi, andando ad identificare in ogni area un preciso fenomeno. Nel Marocco, ad esempio, paese in cui le testimonianze di jinn sono più diffuse al mondo, sembra che quest’ultimi pratichino possessioni verso uomini e bestie; cosa molto diversa dall’Egitto, luogo in cui essenzialmente sono causa di paralisi.

Questo è dovuto al fatto che la categoria dei jinn è, in un certo senso, andata a rappresentare creature presenti in ogni cultura, mai però definite appieno e abbandonate sempre in un alone di mistero che ne complica l’identificazione. L’inserirli nel Corano al pari di esseri come gli angeli, è probabilmente il modo usato dall’Islam per renderli innocui anche alla più semplice delle menti, prima preda di maghe e stregoni.

Per scacciarli basterà, infatti, pronunciare dei versetti del Corano, rendendoli del tutto inoffensivi e riuscendo così a riportare il sereno. Inoltre, il fatto che possano essere a loro volta muslim, non può che essere un ulteriore rassicurazione per il fedele che potrebbe trovare, paradossalmente, un grande alleato fra di loro. La credenza del loro “esaudire desideri” deriva invece da una favola de “Le mille ed una notte“, primo modo con i jinn tornarono in Europa (i genius erano delle divinità romane). Al contrario di ciò che vale per gli angeli, il credere all’esistenza dei jinn non è presente nei 6 articoli di fede dell’Islam sunnita.

Giardini Bruno Munari

Yomna

Passando per nuovi Giardini Bruno Munari, situati in Via Toce, nella zona La Fontana, oggi frequentati da tantissimi ragazzi e famiglie del quartiere, Yomna - giovane ragazza italiana con origini egiziane - viene colpita da una frase impressa sul muro: "Se ascolto dimentico. Se guardo capisco. Se faccio imparo".

Educare il futuro

Attraversando il parco di Via Toce mi sono soffermata su una frase che ho trovato scritta su un muro tutto colorato. La frase dice: “Se ascolto dimentico, se guardo capisco, se faccio imparo”.


Questa frase mi ha fatto pensare che quando andavo a scuola gli insegnanti ti insegnavano in modo standard, ma non come è meglio per l’alunno. Quando l’alunno aveva delle difficoltà veniva affiancato e messo da parte, come un programma differenziato, senza tener conto delle esigenze del singolo.


La mia esperienza come Scout – con gli scout musulmani ASMI – e il mio lavoro nel Servizio Civile mi fa stare a contatto con giovani e bambini. Mi sembra che adesso le cose siano leggermente cambiate ma nonostante ciò penso che la parte pratica dell’apprendimento sia ancora poco usata. Attraverso i miei studi e ascoltando le esperienze scolastiche di persone provenienti da altri paesi nel mondo, ho capito che in Italia si investe ancora troppo poco nell’imparare facendo.


Mi piacerebbe che si investisse di più sulle competenze e le capacità di ogni bambino e giovane, aiutandoli a valorizzarsi ed emergere attraverso il fare.



Afreen - The Hundred Foot Journey


Yomna ci accompagna nel suo racconto sul mondo dell'educazione e del futuro dei giovani con una canzone tratta da uno dei suoi film preferiti "The Hundred Foot Journey" che racconta la storia di una famiglia indiana che arrivata in Francia apre un ristorante proprio a pochi passi da un famoso ristorante stellato francese.




Via Borsieri

ShareRadio

Insieme a Angelo e Rachith siamo andati a trovare gli amici di ShareRadio - collettivo di webradio milanesi - nella loro sede di Via Borsieri 4. Con Nicola ci siamo divertiti nell'improvvisare la registrazione di un podcast, parlando di quartiere, di città e integrazione culturale.

Isola Pepe Verde

Intervista al quartiere

Mim, Yomna, Hossni, Izmam e Rachith intervistano i volontari di Isola Pepe Verde, giardino condiviso nel cuore del quartiere che regala ai suoi abitanti un angolo naturale di comunità, contrastando la cementificazione e la disgregazione dei rapporti sociali.

Gae Aulenti Rachith

Piazza Gae Aulenti e la zona di Porta Nuova sono sorti negli ultimi anni come emblema di una Milano che avanza verso il futuro. Una città moderna, scintillante e patinata. A Rachith i grattacieli di Gae Aulenti hanno ricordato la città di Colombo in Sri Lanka, suo paese di origine.

Rachith
dallo Sri Lanka all’Italia



C’è un edificio come questo nel mio paese e si trova a Colombo, la capitale dello Sri Lanka. Colombo è la grande business city del mio paese, è una città moderna e molto bella con tanti posti che regalano panorami mozzafiato.

Mi ricordo di questo palazzo, simile a questo di Isola, perché ci lavora un mio amico come ingegnere informatico. Insieme salivamo all’ultimo piano del palazzo: da lì si vede il mare blu, il porto e la spiaggia di Colombo color oro.

Purtroppo non si può fare il bagno perché il mare è troppo profondo e pericoloso li. Ma sulla spiaggia ci andavo spesso. Giocavo a calcio con mio fratello e qualche amico. Mi piace giocare a calcio ma il mio sport preferito è sempre stato il cricket.

A Colombo ci andavo spesso anche per trovare i miei nonni paterni. Passavamo delle belle giornate assieme e i miei nonni mi raccontavano sempre tante storie per bambini. Poi cucinavamo insieme – anzi io mangiavo e basta – tanti piatti tipici dello Sri Lanka.
Il mio preferito si chiama Kokist. Sono una specie di crackers ma con tante forme e colori diversi. Sono anche piccanti!

Purtroppo qui in Italia non li mangio più molto perché non abbiamo gli strumenti adatti per prepararli. Li assaggio solo quando vado al ristorante dello Sri Lanka.

I miei nonni materni abitano invece a Kurunegala, che è proprio la mia città. Con loro passavo più tempo e li vedevo spesso.
A Kurunegala c’è una grande roccia con un grande monumento. Si chiama Athugala Buddha. Ci andavo spesso con i miei nonni e gli amici per pregare e ammirare il panorama.

Nella mia città c’è anche un grande Lago circondato da tanto verde. Ci andavo sempre a rilassarmi con i miei amici.



I miei amici vivono quasi tutti ancora in Sri Lanka. Li sento spesso con le videochiamate. Frequentano la scuola superiore. Anche se sono contento di vivere in Italia, i miei amici mi mancano moltissimo.


L’Italia mi piace molto, non so bene perché, ma c’è qualcosa che mi fa stare molto bene qui. Non amo moltissimo Milano, è troppo caotica, frenetica e si corre troppo. Dell’Italia mi piacerebbe moltissimo vedere Venezia.


Non mi piace nemmeno vivere in un palazzo, preferirei una casa più tranquilla come quella che avevo in Sri Lanka. Li abitavo in una villa con il giardino ed ero da solo con la mia famiglia. Nel palazzo dove vivo ci sono tantissimi abitanti e tanti non mi conoscono, non posso ascoltare la musica alta come vorrei e ci sono tantissime regole da rispettare.





Hans Zimmer e Alan Walker - Time


Per raccontarci un po' di sè, Rachith ha scelto questa canzone di Alan Walker, DJ/producer anglo-norvegese. Il brano è caratterizzato da un sound elettronico fortemente atmosferico con un piglio "cyber punk". Rachith è infatti un amante della tecnologia ed è anche un aspirante video-maker e realizza video dedicati proprio alle new technologies e alla comunicazione digitale.





Piazza Archinto - Hossni

Hossni viene dalla Somalia ed è arrivato in Italia nel 2017 e dalla Sicilia è arrivato a Milano passando per Foggia e Roma. In Piazza Archinto, una delle principali piazze del quartiere Isola, ci racconta un po' della sua storia e del suo sguardo su Milano, fatto di speranze e aspirazioni per il futuro.

Realtà e sogni sono diversi


Mi chiamo Hossni, e ho 23 anni. Vivo in Italia, a Milano da 4 anni, ma non ho mai lavorato qui a Milano. Mi piaceva vivere in Somalia, a Mogadiscio Shibis ma mi piace anche vivere in Italia a Milano. In Somalia mi piaceva andare ad Abdiaziz, che è la spiaggia di Mogadiscio, lì dove il mare è blu e si può nuotare. Mi piace giocare a calcio e lì giocavo con gli amici tutti i venerdì.



Nel mio paese i giorni di riposo del weekend sono il giovedì e venerdì, perché il mio paese è di religione musulmana. Gli altri giorni, compresi il sabato e la domenica, andavo a scuola. Il nostro sabato corrisponde al lunedì in Italia. La mia scuola a Mogadiscio era molto grande, aveva almeno 1000 studenti. Ho studiato fino alla terza media; la mia materia preferita era la matematica.


Sono arrivato in Italia il 3 marzo 2017, sono sbarcato in Sicilia, ad Augusta, e da lì sono stato portato a Milano. La mia prima emozione quando sono arrivato a Milano: ero molto arrabbiato! Mi hanno portato in un Centro e mi hanno messo in una grande stanza dove c’erano 20 persone a dormire! Non avevo mai visto una cosa così.


Ho girato molto per Milano, ma non mi ricordo i posti. Vicino a Corelli c’è un posto con un grande lago, ristoranti e un parco, si chiama Idroscalo.


La mia casa in Somalia è piccola, bassa e colorata di blu. Ha quattro stanze (un salotto, una cucina, due bagni di cui uno con doccia). Nella mia casa avevo una stanza solo per me, c’era il mio letto, la scrivania dove potevo studiare, un divano e potevo ascoltare la musica da un registratore; a me piace la musica rap, soprattutto mi piace la musica di JiiJa.

In Italia sono andato a Roma, Bari e Foggia. Il mio piatto preferito è bariis , hilib,
baradho iyo moos (riso, carne, patate e banane).
Avevo 18 anni quando sono arrivato a Milano. Pensavo che avrei avuto un bel futuro, ma realtà e sogni sono diversi. Per il futuro, vorrei andare a scuola fino all’università e diventare ingegnere.



Fuse ODG - Jinja

Jinja è un termine mutuato dall'African Broken English che significa il caricare una persona di energia positiva, specialmente attraverso la danza. Jinja rappresenta la forza e il temperamento del mondo Africano nel rispondere alle difficoltà.





Questa mappa interattiva è frutto del lavoro di Izmam, Hossni, Mim, Yomna, Rachith e Angelo.
I ragazzi hanno realizzato in prima persona i contenuti che vi hanno guidato fino a qui.

Insieme a loro altri ragazzi hanno partecipato a questa seconda tappa di OltreLuogo.
Grazie a Abdo, Frabrizio, Maya per aver condiviso con noi le loro storie e il loro sguardo sulla città di Milano.

Grazie per aver camminato con noi!

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