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DECADENTISMO

P. Verlaine, 1883

"Sono l'Impero alla fine della decadenza"

Prof.ssa Sara Aschelter

indice

1. Caratteri decadentismo

8. Baudelaire

2. Visione del mondo

9. Decadentismo europeo

3. Strumenti per conoscere

10. Autori

4. Poetica decadente

11. Video

5. Art for art's sake

6. Tecniche espressive

7. Temi e miti

12. Contatti

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caratteri del decadentismo

La consapevolezza del tempo di crisi

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Io sono l'Impero alla fine della decadenza

Paul Verlaine, 1883

Prof.ssa Sara Aschelter

Paul Verlaine nel sonetto Languore esprime la sua opinione riguardo il tempo presente e chi lo abita: sa di vivere in un periodo di crisi sebbene la società e la cultura tutta esaltino il progresso.

Per il poeta, il termine ha valore positivo. Tuttavia, la critica ne rovescia il segno ed essere decadenti agli occhi della pubblica opinione significa ormai vivere una vita irregolare e disordinata.



la visione del mondo

I poeti decadenti rifiutano il Positivismo, oramai base della mentalità borghese.
Per loro, la realtà è avvolta dal mistero, dunque né la scienza né la ragione possono aiutare a migliorarla.

Tutti gli aspetti della vita sono legati tra loro, soprattutto secondo i poeti decadenti francesi, da segrete e oscure corrispondenze che sfuggono alla ragione. Il rapporto che lega le cose fra loro sfugge alla comprensione umana. per questo, si interessano molto anche della psiche e dell'inconscio (Freud).

Proprio studiando l'inconscio, cioè la parte più irrazionale e incontrollabile della nostra ragione, gli autori decadenti abbandonano la pretesa di un legame razionale con la realtà: essa non può essere conosciuta dalla ragione o tramite la semplice osservazione, perché tutte le cose sono avvolte da un mistero e da segreti legami che sfuggono all'analisi umana.

Per questo, si interessano sempre più alle malattie mentali e al sogno, momenti di sospensione della ragione.

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strumenti irrazionali per conoscere

Per conoscere l'essenza segreta della realtà, servono nuovi strumenti irrazionali.

I poeti decadenti spesso si abbandonano a stati alterati dell'esistenza come la follia, la nevrosi e il delirio, che ottengono con l'abuso di alcool e droghe: ciò serviva a sottrarsi al dominio paralizzante della ragione.

Questo slancio irrazionale li spinge ovviamente verso il misticismo, per questo tendono ad annullare le proprie individualità per fondersi nel Tutto, poiché tutto nella natura è legato. Anch'essi vogliono farsi parte della natura, corrispondere con tutto il creato. Questa sensibilità è definita panismo (pan=tutto) - D'ANNUNZIO!

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la poetica del decadentismo

Il primo strumento di conoscenza per i decadenti è rappresentato dall'arte.

Per questo, gli artisti vengono definiti veggenti, persone capaci di spingere lo sguardo là dove l'uomo comune non vede nulla.


L'arte è per i decadenti il valore più alto ed è fine a se stessa.

L'esteta decadente assume come principio regolatore di vita la bellezza, solo in base a essa vive e giudica. Non ha bisogno di promuovere ideali morali o civili: l'arte celebra soltanto se stessa, diventando pura, lontana da intendi utilitaristici.

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ARS GRATIA ARTIS

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Art for art's sake

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L'art pour l'art

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Quello dell'arte fine a se stessa è un concetto antico, che risale addirittura agli antichi romani. Ancora oggi, questa espressione è tradotta in diverse lingue e ha avuto molta fortuna.


Per i poeti decadenti, dunque, anche le parole usate nei propri componimenti non hanno
più la funzione di rispondere alle esigenze comunicative: gli autori decadenti non vogliono
farsi comprendere. La poesia pura, infatti, esiste per sé e non ha bisogno di essere compresa
da un pubblico di lettori. La scrittura poetica decadente è spesso irrazionale, al limite della
comprensibilità. Rendendo oscuro il linguaggio dell'arte, infine, si disinteressano della massa.

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le tecniche espressive

La musica, dotata di capacità suggestive, prende il sopravvento nel testo.

La parola è composta da suoni, da musica e si carica di valori evocativi non direttamente espressi nel suo contenuto: la forma di una parola, i suoni di cui si compone suggeriscono nuovi significati misteriosi.

Anche la figura della metafora cambia in mano ai poeti decadenti: essa non è regolata, come secondo tradizione, da rapporti di somiglianza tra termini. La metafora decadente mette invece a confronto realtà diverse e lontane, creando così legami spesso oscuri e misteriosi. Non sono tali per i poeti decadenti, però, che conoscono le segrete corrispondenze della realtà.

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temi e miti del decadentismo

  • L'epoca decadente è caratterizzata da un grande senso di stanchezza esistenziale. La percezione di un disfacimento ormai prossimo e in gran parte già in atto non permette di guardare al futuro con fiducia (contrario del Positivismo);
  • La malattia e la perversione sessuale sono temi costanti, che indicano la crisi di un'epoca soffocata dall'angoscia;
  • L'altra faccia della medaglia è l'esaltazione della pienezza vitale e nel culto della forza.

  • Questo slancio vitale risulta tuttavia solo un modo per cercare di sconfiggere l'attrazione per la morte dovuta al senso di stanchezza esistenziale di cui si è detto.

I caratteri che resero possibile l'affermazione di questa nuova sensibilità furono: la crescita della grande industria su larga scala, il ruolo dell'uomo ridotto a cosa dell'industria capitalistica, la formazione della società di massa che uniforma gli individui.

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VIDEO

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decadentismo europeo

Huysmans - Wilde - Fogazzaro - Deledda

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autori decadenti

Joris-Karl Huysmans

Controcorrente

OSCAR

WILDE

Il ritratto di Dorian Gray

ANTONIO FOGAZZARO

Malombra

GRAZIA DELEDDA

Elias Portolu

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Il romanzo Controcorrente (1884) narra la storia di un esteta isolato dal mondo, alla ricerca ossessiva di sensazioni uniche, rare e preziose: questo comportamento porterà il protagonista alla nevrosi. L'autore rifiuta decisamente la realtà e la natura, anteponendo loro l'immaginazione: la natura è banale, troppo usata, per questo deve essere sostituita dall'uomo con una realtà artificiale da lui ideata.

Quella di Huysmans è definita poetica dell'introspezione, per l'interesse centrale accordato all'interiorità del personaggio. Questo tipo di analisi è tipica del romanzo psicologico, che piacerà molto anche a D'Annunzio e a Svevo.

Anche dal punto di vista stilistico, si nota un deciso distacco dal romanzo naturalistico. Controcorrente è infatti il ritratto di un uomo e la narrazione si limita a un elenco delle sue preferenze e predilezioni, dei suoi gusti e dei suoi disgusti, delle sue sensazioni che rovesciano i comportamenti abituali, delle sue nevrosi e delle sue manie.


In Inghilterra vive e opera Oscar Wilde che, vero e proprio esteta, tende a fondere in prima persona arte e vita ostentando atteggiamenti raffinatamente stravaganti: Wilde è a tutti gli effetti il modello del dandy inglese.


Autore brillante, contemporaneo, dalla spiccata sensibilità fu un critico lucido e penetrante della società moderna. L'opera più nota è Il ritratto di Dorian Gray (1890), una sincera esaltazione, un culto della bellezza come principio fondamentale dell'estetismo e valore assoluto in se stesso ma anche una spietata critica agli usi e ai costumi della borghesia di fine Ottocento. La bellezza, secondo Wilde, va anteposta a qualsiasi altro valore della morale comune.

Dal punto di vista stilistico, per quanto la struttura rispecchi l'impianto tradizionale fondato su personaggi e intreccio, ci sono sostanziali novità rispetto al romanzo naturalista: alla narrazione dei fatti si aggiungono altre dimensioni, come quella saggistico-intellettuale che si rintraccia nelle conversazioni brillanti tra lord Wotton e Dorian Gray. Lo stile rispecchia una visione della vita che rovescia tutti i luoghi comuni e tutte le convinzioni del mondo borghese. C'è ancora un altro piano, quello decisamente fantastico: il ritratto del giovane Dorian invecchia al suo posto, garantendogli così un'eterna giovinezza tra i mille vizi in cui il personaggio precipita.


In Wilde si affaccia una nuova concezione dell'arte: se l'opera naturalista aveva scopi educativi e morali e cercava dunque di rivolgersi al maggior numero di lettori, Wilde vuole piuttosto indirizzare il proprio lavoro a pochi eletti che siano in grado di capirlo e apprezzarlo. Non è un caso gli venga attribuita la paternità dell'espressione art for art's sake!

In Italia i romanzi decadenti più celebri sono sicuramente quelli di d'Annunzio. Tuttavia, altri autori furono al tempo molto apprezzati. Fra questi figura Antonio Fogazzaro, autore di Malombra (1881).


Due sono i temi principali che si rincorrono nell'opera:

- l'inetto a vivere, l'intellettuale che non riesce a inserirsi nella società borghese;

- la donna fatale, tenebrosa, inquietante, nemica del maschio.

Tutta l'opera è immersa in un clima soprannaturale, tra misteri e fantasmi, molto simile al fantastico, molto distante dal Naturalismo.

I romanzi di Grazia Deledda sono legati alla terra di Sardegna, dove sono ambientati per la maggior parte con un'attenzione delicata ai costumi e agli ambienti. Tuttavia, questa è una Sardegna che fa solo da sfondo alla vicenda, perché l'autrice non sembra affatto interessata a una vuota descrizione, quanto piuttosto vuole esplorare l'interiorità dei personaggi.

Deledda analizza la condizione esistenziale dell'uomo moderno e la sua incapacità di comunicare con gli altri.


Elias Portu, pubblicato nel 1903, è incentrato sul conflitto padre-figlio:

- il padre è autoritario, forte, anaffettivo;

- il figlio è debole, inetto, schiacciato dalla figura paterna.


La figura dell'inetto, spesso schiacciato da uno dei familiari, sarà tipica di tanta letteratura novecentesca: d'Annunzio, Svevo, Tozzi, Pirandello fra gli altri se ne serviranno.


Nel 1926 alla scrittrice viene conferito il Premio Nobel per la Letteratura con la seguente motivazione:

"per la sua potenza di scrittrice, sostenuta da un alto ideale, che ritrae in forme plastiche la vita quale è nella sua appartata isola natale e che con profondità e con calore tratta problemi di generale interesse umano".

buono studio

Prof.ssa Sara Aschelter

profaschelter@gmail.com