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Illuminismo

La ricerca della verità. Il riconoscimento dei diritti umani. La catalogazione del sapere e la sua diffusione.

INIZIO

l'età della ragione

Prof.ssa Sara Aschelter

INDice

illuminismo ffrancese

Montesquieu

la dichiarazione del 1789

ILLUMINISMO ITALIANO

BECCARIA

DEI DELITTI E DELLE PENE

P. VERRI

IL CAFFè

video

CONTATTI

Prof.ssa Sara Aschelter

capitolo 1

L'Illuminismo francese

L'Illuminismo francese trovò molteplici campi di espressione letteraria. Soffermeremo la nostra attenzione sulla trattatistica e sulla Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino del 1789.

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montesquieu

La divisione dei poteri secondo Montesquieu

Nel trattato Lo Spirito delle Leggi, Montesquieu studia e confronta leggi e istituzioni di vari popoli per sottolineare le esigenze di giustizia, di uguaglianza e di libertà che devono essere sostenute dalle legislazioni.

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Per Montesquieu, è compito dello Stato assicurare e proteggere la libertà attraverso le Leggi. Se mancano le Leggi, regna il più forte, non c'è giustizia, la convivenza civile si trasforma in anarchia.


Egli è inoltre persuaso che i poteri dello Stato (legislativo, esecutivo, giudiziario) debbano essere divisi, per evitare eccessivi abusi di potere che porterebbero nuovamente all'assolutismo. In questo modo, infine è possibile garantire le libertà dei cittadini.

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(1) Esistono in ogni stato tre sorte di poteri: il potere legislativo, il potere esecutivo delle cose che dipendono dal diritto delle genti, e il potere esecutivo di quelle che dipendono dal diritto civile.


(2) In base al primo di questi poteri (legislativo), il principe o il magistrato fa delle leggi per sempre o per qualche tempo, e corregge o abroga quelle esistenti. In base al secondo (esecutivo), fa la pace o la guerra, invia o riceve delle ambascerie, stabilisce la sicurezza, previene le invasioni. In base al terzo (giudiziario), punisce i delitti o giudica le liti dei privati. Quest'ultimo potere sarà chiamato il potere giudiziario, e l'altro, semplicemente, potere esecutivo dello Stato.


(3) La libertà politica, in un cittadino, consiste in quella tranquillità di spirito che proviene dalla convinzione, che ciascuno ha, della propria sicurezza; e perché questa liberta esista, bisogna che il governo sia organizzato in modo da impedire che un cittadino possa temere un altro cittadino.

(4) Quando nella stessa persona o nello stesso corpo di magistratura il potere legislativo è unito al potere esecutivo, non vi è libertà, perché si può temere che lo stesso monarca o lo stesso senato facciano leggi tiranniche per attuarle tirannicamente.

(5) Non vi è libertà se il potere giudiziario non è separato dal potere legislativo e da quello esecutivo. Se esso fosse unito al potere legislativo il potere sulla vita e la libertà dei cittadini sarebbe arbitrario, poiché il giudice sarebbe al tempo stesso legislatore. Se fosse unito con il potere esecutivo, il giudice potrebbe avere la forza di un oppressore.

(6) Tutto sarebbe perduto se la stessa persona o lo stesso corpo di grandi, o di nobili, o, di popolo, esercitasse questi tre poteri: quello di fare le leggi; quello di eseguire le pubbliche risoluzioni, e quello di giudicare i delitti o le liti dei privati.

dichiarazione

La Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino

Il 14 luglio 1789, con la presa della Bastiglia - la fortezza dove erano detenuti i prigionieri politici - segna un momento decisivo nella Rivoluzione. Il 26 agosto l'Assemblea Nazionale pronuncia la Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino. A questa si ispirerà la Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948.

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  • Art.1 "Gli uomini nascono e rimangono liberi e uguali nei diritti"
  • Art.6 "La Legge è espressione della volontà generale. Tutti i cittadini hanno diritto di concorrere (...) alla sua formazione. Essa deve essere uguale per tutti, sia che protegga, sia che punisca."
  • Art.15 "La società ha diritto di chiedere conto della sua amministrazione ad ogni pubblico funzionario."
  • Art.16 "Ogni società in cui la garanzia dei diritti non è assicurata, né la separazione dei poteri stabilita, non ha una costituzione"

conquiste dell'illuminismo

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leggi e giustizia

  1. Art.7 "Nessun uomo può essere accusato, arrestato o detenuto se non nei casi determinati dalla Legge".
  2. Art.9 "Presumendosi innocente ogni uomo sino a quando non sia stato dichiarato colpevole, se si ritiene indispensabile arrestarlo, ogni rigore non necessario per assicurarsi della sua persona deve essere severamente represso dalla Legge"

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LIBERTà DI PENSIERO

Art.4 "La libertà consiste nel poter fare tutto ciò che non nuoce ad altri: così, l'esercizio dei diritti naturali di ciascun uomo ha come limiti solo quelli che assicurano agli altri membri della società il godimento degli stessi diritti"

Art.11 "La libera manifestazione dei pensieri e delle opinioni è uno dei diritti più preziosi dell'uomo; ogni cittadino può dunque parlare, scrivere, stampare liberamente".

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Nella Dichiarazione, gli individui non sono più considerati sudditi che subiscono il potere, ma cittadini forniti di uguali diritti e doveri. Le moderne costituzioni prendono l'avvio da queste riflessioni, considerando prioritaria la convivenza civile, fondata sul diritto e sulla giustizia.

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capitolo 2

L'Illuminismo italiano

L'Illuminismo italiano trovò le sue più alte manifestazioni nella Milano di Maria Teresa d'Austria e nella Napoli di Carlo di Borbone. Rispetto alle esperienze francesi, gli illuministi italiani si interesseranno prevalentemente a questioni giuridiche ed economiche.

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Le leggi sono le condizioni colle quali uomini indipendenti e isolati si unirono in società, stanchi di vivere in continuo stato di guerra.

C. BECCARIA, Dei delitti e delle pene, incipit.

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C. BECCARIA

Cesare Beccaria (1738-1794)

  • Cesare Beccaria nasce a Milano nel 1738 da una famiglia nobile, studia a Parma nel collegio dei gesuiti e si laurea in Legge all'Università di Pavia.
  • Nel 1760 tronca i rapporti con la famiglia, non tollerando il conformismo tipico dell'aristocrazia del tempo, sposando Teresa Blasco contro la volontà dei genitori.
  • Frequenta il gruppo di illuministi milanesi riuniti attorno alle figure di Pietro e Alessandro Verri, dando vita con loro all'Accademia dei Pugni e alla rivista Il Caffè.
  • Nel 1764 compone la sua maggior opera Dei delitti e delle pene, con la quale propone una riforma dei processi criminali, condannando pubblicamente la tortura e la pena di morte. Gli illuministi francesi lo invitano a Parigi, dove si reca insieme ad Alessandro Verri.

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Nonostante l'accoglienza trionfale a Parigi, Beccaria si fermò solo per poche settimane. Tornò presto a Milano, spinto dal suo carattere riservato e indolente. Così, si ruppero anche i rapporti con i fratelli Verri.

Cominciò a interessarsi a problemi letterari e continuò la sua ricerca economica, fino a quando ricevette due proposte allettanti:


- Cattedra di Economia pubblica alle Scuole Palatine, l'università riformata per volere di Maria Teresa d'Austria, offerta dal governo austriaco;

- Partecipazione alla riforma del codice penale russo, proposta da Caterina II.


Accettò l'incarico in Austria, per poi ottenne incarichi amministrativi.

Morì a Milano nel 1749.

  • FINE DELLE PENE: si sofferma sull'origine delle pene, strumento necessario per far rispettare le leggi. Il fine della pena non è quello di "tormentare e affliggere un essere sensibile", ma commisurando la durezza della pena alla gravità del reato, dissuadere gli altri dal commetterne.
  • CONTRO LA TORTURA: se il delitto non è provato, non si può torturare un innocente; se il delitto è certo, la tortura è inutile.
  • CONTRO LA PENA DI MORTE: se l'obiettivo delle leggi è quello di "rimuovere gli uomini dai delitti", la pena di morte è del tutto inutile; il carcere a vita, costituendo l'esempio di una pena duratura e continua, risulta più temibile.

dei delitti e delle pene

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pietro verri

Pietro Verri (1728-1797)

  • Pietro Verri nasce a Milano nel 1728 da una famiglia nobile, rifiuta di seguire gli studi in giurisprudenza, per occuparsi di filosofia ed economia.
  • Animatore della cultura milanese, è in primo piano nella diffusione delle idee illuministiche.
  • Insieme al fratello Alessandro Verri e a Cesare Beccaria, dàvita con loro all'Accademia dei Pugni e alla rivista Il Caffè.
  • Per la rivista scive articoli dedicati agli argomenti più svariati, dall'innesto del vaiolo al commercio, dall'agricoltura alla condanna del lusso, in polemica con la stessa aristocrazia dalla quale proveniva.
  • Dopo il viaggio a Parigi del fratello e di Beccaria, col quale si interruppero i rapporti, diventa consigliere del governo austriaco a Milano, continuando gli studi di filosofia.

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Nonostante l'accoglienza trionfale a Parigi, Beccaria si fermò solo per poche settimane. Tornò presto a Milano, spinto dal suo carattere riservato e indolente. Così, si ruppero anche i rapporti con i fratelli Verri.

Cominciò a interessarsi a problemi letterari e continuò la sua ricerca economica, fino a quando ricevette due proposte allettanti:


- Cattedra di Economia pubblica alle Scuole Palatine, l'università riformata per volere di Maria Teresa d'Austria, offerta dal governo austriaco;

- Partecipazione alla riforma del codice penale russo, proposta da Caterina II.


Accettò l'incarico in Austria, per poi ottenne incarichi amministrativi.

Morì a Milano nel 1749.

  • FINALITA' DELLA RIVISTA: attraverso un rapido scambio di domande e risposte, Verri individua nell'utilità il fine della rivista, senza mai dimenticare di interessare e divertire il lettore.
  • IL CAFFè, LUOGO DI SCAMBIO CULTURALE: Verri spiega il motivo del titolo scelto e lo fa rappresentando un luogo fisico. Il caffè è il luogo libero, della partecipazione, in cui si può parlare e confrontarsi o leggere e informarsi. Per gli illuministi è fondamentale che le idee circolino. La bevanda omonima, grazie alla caffeina, ha infatti il compito di risvegliare le coscienze.
  • APERTURA: il viaggio dell'uomo che apre il caffè dimostra un'apertura nei confronti di tutte le culture, rifiutando la superiorità dell'Occidente.

il caffè

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Cos'è questo Caffè? - P. VERRI


clicca qui sopra per aprire il contenuto e leggere l'intervento programmatico col quale il periodico Il Caffè inizia le pubblicazioni.

video

Lettere, caffè e salotti

La vita degli illuministi, tra lettere, caffè, salotti e discussioni secondo HUB Scuola.

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il caffè

Il Caffè, luogo di cultura

  • Nell'articolo di Pietro Verri che inaugura la nuova rivista letteraria Il Caffè, nata per volontà dell'Accademia dei Pugni, illustra attraverso domande guida gli intenti, le finalità, lo stile e i contenuti che caratterizzeranno Il Caffè.
  • Verri passa poi a spiegare il motivo di questo titolo: il caffè, al contrario delle accademie, è un luogo di libera partecipazione, in cui tutte le idee possono essere espresse. Se l'accademia è un luogo chiuso, il caffè è aperto. Al suo interno si possono leggere giornali, gazzette e riviste provenienti da tutti i Paesi d'Europa e si possono discutere gli argomenti con gente di ogni tipo. Il caffè è il luogo della partecipazione, in cui la conoscenza diventa cosmopolita ("gli uomini che in prima erano romani, fiorentini, genovesi o lombardi, ora sieno tutti presso a poco europei").

il caffè - 2

Il Caffè, luogo di cultura

  • Anche l'ambiente del caffè, dunque, appare come una luce che rischiara ogni cosa. Caratteristiche del locale sono "ricchezza ed eleganza", "comodi sedili", "un'aria sempre tiepida e profumata che consola": un'idea di benessere e comodità.
  • Il caffè è un luogo rassicurante e stimolante, esattamente come la bevanda omonima: grazie alla caffeina ravviva e dona luce alle idee.
  • Dice Verri: "chiunque lo prova, quand'anche fosse l'uomo il più grave, l'uomo il più plombeo della terra bisogna che per necessità si risvegli, e almeno per una mezz'ora diventi uomo ragionevole".

Grazie al caffè l'uomo recupera l'uso della ragione, diventa di nuovo "ragionevole".

Buono Studio!

Prof.ssa Sara Aschelter

profaschelter@gmail.com