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l'età della ragione e dell' illuminismo

Il Settecento, un secolo di grandi trasformazioni e rivoluzioni.

Prof.ssa Sara Aschelter

01 contesto

01. cartina

01. economia

01. diritti

02. cultura

02. princìpi

02. enciclopedia

contatti

indice

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02. diffusione

03. cultura ita

03. luoghi

04. la lingua

storia, politica, economia e diritto

01

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Info

scenario politico

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IL REGNO DI GRAN BRETAGNA

Oltre a essere divenuta la principale potenza marinara in Europa anche grazie ai traffici con le colonie d'oltreoceano, l'Inghilterra cambia alla fine del Seicento il suo ordinamento giuridico.

La Gloriosa rivoluzione del 1688-1689 ha come conseguenza l'affermazione definitiva del protestantesimo e l'accordo tra nobiltà terriera e borghesia. Questo accordo è sancito dalla Dichiarazione dei diritti del 1689 (Bill of rights): a questo punto l'Inghilterra diviene una monarchia costituzionale, riconoscendo le funzioni e i diritti del parlamento.

Questo passaggio rappresenta un'innovazione sostanziale rispetto all'assolutismo, ossia al governo senza limiti del sovrano, di cui la Francia rappresenta in quegli anni l'esempio più rigido.

IL REGNO DI FRANCIA

Dopo l'esperienza dell'assolutismo, in Francia i contrasti politici e sociali esplodono nel 1789 con la Rivoluzione francese, che segna il momento di rottura più deciso e violento negli equilibri esistenti da secoli nella politica europea, e porta al definitivo trionfo della borghesia.

Nel 1799 Napoleone Bonaparte, che già nel 1796-1797 aveva conquistato Piemonte e Lombardia, dopo essere stato eletto Primo Console di Francia, si prepara a invadere l'Europa con le sue armate.

A partire dalla fine del Seicento, emergono come grandi potenze europee la Francia, la Prussia e la Russia.

L'Inghilterra, in possesso di una poderosa flotta mercantile, grazie allo sviluppo dei commerci sulle rotte oceaniche si impone come potenza marinara.

La Spagna entra in declino, messa in ombra soprattutto dalla Francia.

Rispetto alla turbolenta scena internazionale, l'Italia si presenta relativamente stabile: la penisola è infatti ancora divisa in tanti piccoli Stati per lo più sotto il controllo delle potenze straniere.


Bisogna inoltre ricordare che le colonie inglesi del Nord America si erano ribellate alla madrepatria ottenendo l'indipendenza nel 1776.

LA SITUAZIONE ITALIANA NEL SETTECENTO

Rimasero STATI INDIPENDENTI:

  • - Repubblica di Venezia (fino al 1797);
  • - Regno di Sardegna (col Piemonte);
  • - Stato pontificio.


- Ducato di Milano entra nell'orbita dell'influenza AUSTRIACA, sotto i sovrani Maria Teresa e Giuseppe II, promotori di riforme che favoriscono lo sviluppo economico sociale della città;

- Regno delle Due Sicilie, governato fino al 1759 dal futuro re di SPAGNA Carlo III, sovrano illuminato.



trasformazioni

economiche

Grazie allo sviluppo delle tecniche agricole e alle nuove scoperte scientifiche, prende l'avvio, inizialmente in Inghilterra e poi nel resto d'Europa, quella che sarà chiamata Rivoluzione industriale.

Tra le nuove scoperte scientifiche ricordiamo:
- la pila, il primo generatore elettrico, inventata da Alessandro Volta;
- gli studi sull'elettricità di Benjamin Franklin;
- la macchina a vapore e il conseguente sfruttamento dell'energia prodotta dal carbone.

Le attività commerciali e intellettuali crescono soprattutto grazie all'impegno della borghesia, una classe dinamica e intraprendente che forma il nuovo ceto mercantile e industriale.
Lo sviluppo economico e sociale è favorito dalla politica del liberismo,

teorizzata dal filosofo Adam Smith (1723-1790), che sostiene la necessità dell'iniziativa privata e della libera concorrenza sul mercato. La costruzione delle fabbriche, in continua crescita, comporta l'abbandono delle campagne e l'inurbamento, ovvero il trasferimento nelle periferie delle grandi città di masse sempre più numerose di contadini: si costituisce così una nuova classe sociale, il proletariato, formato da operai impiegati nelle fabbriche, che vivono in condizioni miserabili, costretti a turni disumani.

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la nuova concezione dei diritti

Con il mutamento delle condizioni economico-sociali si pongono le basi di una nuova concezione dei diritti dei cittadini, di cui si fanno portatori i nuovi intellettuali borghesi e gli aristocratici di mentalità più aperta.

Queste idee di rinnovamento cominciano a diffondersi in Francia, attraverso il così detto movimento dell'Illuminismo.

Dalla collaborazione tra gli intellettuali innovatori e alcuni monarchi come Federico II di Prussia (1712-1786), Maria Teresa d'Austria (1717-1780) e Caterina II di Russia (1729-1796) ha origine il dispotismo illuminato, cioè una forma di potere ancora assoluto ma aperto a quelle concessioni e riforme che garantiscono maggior tutela dei diritti dei sudditi.


La Dichiarazione dei diritti (Bill og rights) promulgata in Inghilterra nel 1689 porta alla nascita della monarchia parlamentare; ma è soprattutto con la fondamentale Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino, emanata in Francia nel 1789 il primo anno della Rivolzuione, che i governi assoluti vengono messi in discussione per la concezione che considera il potere del re derivato direttamente da Dio e, di conseguenza, non sottoponibile a controlli o restrizioni.

I nuovi Stati democratico-borghesi riconoscono invece diritti e libertà per i cittadini, avviando un processo di modernizzazione dello Stato.

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la cultura del primo settecento

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Nella prima metà del XVIII secolo si diffonde un giudizio negativo nei confronti dell'esperienza barocca, poiché si manifesta l'esigenza di un ritorno alla ragione e al senso dell'equilibrio e della misura.

Per questo richiamo alla ragione risulta fondamentale l'influenza di alcuni risultati a cui era giunto il pensiero scientifico e filosofico del secolo precedente:
- Galileo Galilei e il suo approccio sperimentale ai fenomeni naturali;
- Cartesio e il Discorso sul metodo, in cui considera la ragione la facoltà più importante dell'uomo e la ritiene l'unico strumento attraverso il quale giungere alla verità.

Anche sul piano culturale i letterati del Settecento si oppongono alla concezione dell'arte barocca, giudicata irrazionale e artificiosa.

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Ludovico Antonio MURATORI (1672-1750), autore del trattato intitolato Della perfetta poesia italiana (1706), sostiene la necessità di una nuova poesia, più classicheggiante, in cui si equilibrino l'intelletto e la fantasia, cioè la ragione e l'ispirazione.
Allo stesso tempo e sempre sulla base della considerazione della ragione come facoltà privilegiata dell'uomo, viene condotta una dura critica contro quel tipo di letteratura che si preoccupa più della forma che dei contenuti: nel Settecento si diffonde l'idea che gli intellettuali debbano contribuire alla soluzione dei problemi civili e sociali, attraverso lo sviluppo della conoscenza, soprattutto di quella scientifica.

Il ritorno alla ragione sancito dall'Illuminismo, infatti, aveva portato alla critica dell'ignoranza, dell'intolleranza religiosa e dell'assolutismo.

L'espressione francese siécle de lumiéres si riferisce alle luci della ragione che devono essere introdotte nel campo della conoscenza, per squarciare le tenebre delle superstizioni religiose e dei pregiudizi sociali che nei secoli precedenti avevano ostacolato la ricerca della verità.
L'Illuminismo propone un deciso rinnovamento rispetto al passato: ogni aspetto della vita viene messo in discussione, secondo i principi della ragione.

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fondamenti del pensiero illuminista

DEISMO

GIUSNATURALISMO

ATTEGGIAMENTO

D'APERTURA

TOLLERANZA

RIFIUTO

DELL'AUTORITA'

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TEORIA DEL DEISMO

Una sorta di religione naturale, che non coincide con nessuna delle religioni storiche, ma che presuppone l'esistenza di un essere supremo, creatore di tutte le cose, visto come una sorta di intelligenza razionale che governa le leggi della natura e pretende il rispetto dei doveri fondamentali che ognuno ha nei confronti dei propri simili.

GIUSNATURALISMO

Nuova concezione del diritto, ispirato alle leggi della natura, secondo cui tutti gli uomini nascono liberi, uguali e dotati di pari dignità. Il rispetto del valore e delle caratteristiche di ogni individuo è riassunto nel motto liberté, égalité, fraternité.

ATTEGGIAMENTO D'APERTURA

A dare impulso a questa nuova concezione del mondo contribuiscono anche le scoperte geografiche avviate oramai da due secoli, che favoriscono la conoscenza di usi e costumi non europei.

L'ampliamento degli orizzonti geografici e mentali mette in crisi la prospettiva eurocentrica, cioè la convinzione che il punto di vista dell'uomo occidentale sia la sola unità di misura per comprendere e giudicare la realtà.

L'intellettuale settecentesco è dunque caratterizzato da un atteggiamento di apertura verso qualunque civiltà, perciò per lui la ragione è prerogativa di ogni uomo.

TOLLERANZA

Insieme all'idea dell'uguaglianza di tutti gli uomini, comincia così a diffondersi un nuovo spirito di tolleranza nei confronti di opinioni e mentalità diverse dalle proprie.

RIFIUTO DELL'AUTORITA'

Gli illuministi esercitano in modo libero e indipendente la ragione e le facoltà intellettuali, rifiutano ogni forma di intolleranza e di autorità che, imposta dall'alto, non sia giustificata sul piano dell'esperienza o di una dimostrazione logica, come nel secolo precedente già teorizzava Galileo.


L'impresa che rappresenta meglio lo spirito illuminista è l'Enciclopedia, Dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri. L'opera diretta da Diderot e d'Alambert si compone di 17 volumi, più 11 volumi di tavole illustrate. Fu pubblicata dal 1751 al 1772. Alla sua redazione collaborarono Montesquieu, Voltaire, Rousseau. Si proponeva di catalogare e illustrare i diversi rami del sapere, fornendo un modello valido nei secoli.

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LA DIFFUSIONE DELLE NUOVE IDEE

Mentre in Francia l'Illuminismo assume le forme di un grande e coerente movimento di idee, in grado di rifondare i rapporti tra individuo e società, in Italia e soprattutto a Milano e a Napoli, invece, l'Illuminismo si sviluppa in maniera più discontinua.

Gli illuministi italiani discutono di problemi concreti e circoscritti, spesso legati a questioni economiche o giuridiche. Tra loro ricordiamo Cesare Beccaria (1738-1794) con il saggio Dei delitti e delle pene; Pietro Verri (1728-1797) con Osservazioni sulla tortura; Giuseppe Parini (1729-1799) con le odi La salubrità dell'aria e L'innesto del vaiuolo, che si occupa invece di temi ambientali e sanitari.

Anche in Italia, dunque, si diffonde l'idea che il letterato debba impegnarsi in questioni civili, trattando argomenti utili e legati all'attualità.

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intellettuali e istituzioni culturali italiane

03

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01

accademie

Proseguono le iniziative delle accademie attive nel secolo precedente, come la Crusca e l'Arcadia. Vengono fondate nuove accademie, come quella dei Pugni di Milano, del 1761.

02

giornali e riviste

03

l'intellettuale

Lo sviluppo editoriale delle riviste venne favorita dall'esigenza di divulgazione degli intellettuali illuministi. Le origini vanno cercate in Inghilterra, dove comincia a prender vita il concetto di opinione pubblica.

Anche nel Settecento si incotrano due tipi di intellettuali:

- cortigiano, soprattutto nella prima parte del secolo;
- consulente dei sovrani illuminati.

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Anche se le novità introdotte dall'Illuminismo aprono nuovi orientamenti culturali, proseguono le iniziative delle accademie attive nel secolo precedente, come l'Accademia della Crusca, che tra il 1729 e il 1739 pubblica una nuova edizione del suo dizionario.

Particolarmente vivace si presenta l'attività dell'Accademia dell'Arcadia che, fondata nel 1690 a Roma, si espande rapidamente nelle principali città italiane, proponendo e sviluppando durante tutto il Settecento una nuova concezione dell'attività poetica rispetto a quella barocca.


Nel 1761 a Milano i fratelli Pietro e Alessandro Verri fondano l'Accademia dei Pugni, che diventa il centro italiano più importante per l'elaborazione delle idee illuministiche. Deve il curioso nome all'animosità delle discussioni che vi si svolgevano che metaforicamente venivano descritte "come se si facesse a pugni”. L'animosità era l'espressione di contrasti di tipo ideologico metodologico, politico religioso e sociologico. Il fine era trovare un sistema pacifista per sostituire quello del violento dispotismo.

Dall'accademia fu fondata la rivista Il Caffè nel 1764.

L'esigenza di una divulgazione che metta al corrente un più ampio numero di individui di ciò che accade e di cui è utile avere conoscenza favorisce lo sviluppo editoriale delle riviste.

Le origini e i modelli del moderno giornalismo vanno cercati in Inghilterra, grazie a pubblicazioni come:

- The Review (La rivista), fondata nel 1704 da Daniel Defoe;

- The Tatler (Il chiacchierone), 1709-1711;

- The Spectator (Lo spettatore), 1711-1712.


Grazie a queste riviste comincia a prender vita il concetto di opinione pubblica.


Tra i giornali stampati in Italia si possono ricordare:

- Giornale dei Letterati d'Italia, 1710-1740;

- Gazzetta veneta e Osservatore veneto, 1760-1762;

- La frusta letteraria, Venezia, 1763-1765;

- Biblioteca oltremontana, 1787 (vero e proprio riassunto delle opere scientifico-letterarie pubblicate, ha l'obiettivo di tenere aggiornati i lettori colti circa i progressi compiuti dalle scienze e dalle arti).


Nel 1764 a Milano, Pietro Verri fonda il periodico letterario e politico illuminista Il Caffè, il cui titolo sta a indicare un luogo destinato agli incontri e ai confronti sulle tematiche legate alla cultura e all'attualità, aperto alle notizie che giungono anche da altri Paesi europei. Gli articoli del Caffè i propongono di orientare i gusti e di correggere i costumi della nascente opinione pubblica, contribuendo alla formazione di una mentalità più aperta, cosmopolita e progressista.


Anche se destinato a esaurirsi, il fenomeno del mecenatismo, che vede lo scrittore cortigiano subordinato alle direttive del signore dal quale è stipendiato, è tuttavia ancora vivo, soprattutto nella prima parte del secolo, come nel caso di Pietro Metastasio.


Ben diversa si presenta invece la condizione dell'intellettuale che svolge funzioni di consulenza per i progetti riformatori dei sovrani illuminati.


Indipendentemente da chi ha le possibilità di vivere con le proprie rendite (Vittorio Alfieri), resta il fatto che l'idea dello scrittore impegnato comincia a essere associata al bisogno e alla concretezza di un lavoro utile: l'aristocratico Pietro Verri lavora come funzionario statale, mentre il borghese Giuseppe Parini fa il precettore presso nobili famiglie.


la questione

della lingua nel settecento

04

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Per ciò che riguarda l'uso della lingua italiana, nella prima parte del secolo persistono le posizioni tradizionaliste che si rifanno alle tesi dell'Accademia della Crusca e che difendono il modello purista ispirato agli scrittori fiorentini del Trecento.

Ai tradizionalisti però comincia a opporsi una schiera di innovatori, come Ludovico Antonio Muratori e Gian Vincenzo Gravina che, pur restando rispettosi della tradizione, sono aperti a un uso più moderno della lingua e più rispondente alle esigenze della vita civile e della nuova cultura.

Nel secondo Settecento, col graduale affermarsi della civiltà illuministica, si accentuano invece le diverse tendenze innovatrici.
Alcuni intellettuali (Melchiorre Cesarotti) riconoscono la lingua come un fenomeno in continua trasformazione, ma con moderazione propongono un compromesso tra tradizione e innovazione.
Invece gli illuministi che fanno capo alla rivista Il Caffè assumono posizioni di rottura radicale col passato, sostenendo la necessità di una lingua viva, che accolga ogni tipo di apporto esterno e di cambiamento inteso a migliorarne la chiarezza e la diffusione.

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Nel corso del Settecento la situazione linguistica in Italia si presenta in netta evoluzione: se nella comunicazione orale continua a prevalere l'uso del dialetto, anche da parte dei ceti colti, e l'italiano rimane una lingua prevalentemente scritta, la comparsa dei nuovi mezzi di comunicazione, soprattutto i periodici, allarga l'area di impiedo della lingua unitaria.

Il pubblico potenziale della letteratura e della cultura, infatti, non è più composto soltanto di accademici e di letterati di professione, ma comincia a guadagnare ampi strati di ceto medio (avvocati, giudici, notai, medici, funzionari amministrativi).
Con l'intensificarsi dei rapporti con la cultura d'oltralpe, si diffonde largamente nei ceti colti l'uso del francese, grazie al prestigio indiscusso della Francia in campo letterario, filosofico e culturale in genere.
Gli intellettuali italiani sono di norma bilingui, leggono correntemente le opere francesi e in quella lingua comunicano con i colleghi di quel Paese. Ne deriva che parole francesi si inseriscono abbondantemente nel lessico italiano, nella forma originaria o italianizzata.

contesto linguistico italiano

Grazie alla divulgazione scientifica anche tra il pubblico dei non specialisti, nel linguaggio comune e nelle opere letterarie entrano termini provenienti dalle scienze (chimica, botanica, fisica, medicina, economia).

Il latino è ancora di norma usato nell'insegnamento universitario, mentre i dialetti continuano ad avere notevole importanza nella produzione letteraria, basti pensare a Carlo Goldoni, che scrive alcune delle sue commedie più importanti in veneziano.

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forme e generi della letteratura

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La lirica del Settecento si sviluppa intorno all'Accademia dell'Arcadia, che riunisce i maggiori letterati del secolo. Elemento distintivo dell'Arcadia è la polemica nei confronti della poesia barocca, con l'obiettivo di favorire il ritorno alla ragione. Nel Settecento si ricercano l'equilibrio e la compostezza formale e si rifiutano gli artifici della poesia marinista. I poeti arcadici vogliono risalire a un ideale classico

L'Arcadia era la regione della Grecia che faceva da sfondo alla poesia bucolica, ambientata in luoghi ameni e campestri. Per questo, i poeti in un gioco di trtavestimenti mondani assumono il nome di pastori, mentre le donne amate vengono cantate come ninfe e pastorelle.

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lirica arcadica nel settecento

Info

Il primo punto della nuova poetica arcadica è quello del classicismo che intende rivalutare Petrarca e gli autori greci e latini con l'obiettivo di prenderli a modello.

Si tratta di un classicismo particolare, perché viene interpretato soprattutto in chiave sentimentale: questa poesia, infatti, si basa sulla facilità e sulla scorrevolezza dell'espressione e su una semplicità che però appare tutt'altro che spontanea, bensì ricercata e artefatta.

Non a casa i componimenti più rappresentativi del gusto arcadico sono la canzonetta che, come dice il nome è facilmente cantabile, e il melodramma, che ha come base la musica e il canto.

Sviluppatosi nel Seicento, il melodramma ha le sue origini nel tardo Cinquecento, quando alcuni letterati e musicisti si incontrano e si confrontano sul legame esistente tra musica e poesia, concordando sul fatto che la parola debba essere valorizzata dal canto.

Partendo da questo presupposto, nel Settecento alla musica è attribuito il compito di accrescere la potenzialità espressiva della parola poetica.

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LIBRETTI E TRAME: il melodramma del Cinquecento e quello barocco presentavano una trama piuttosto complessa. Nel Settecento, dati gli ideali di armonia e ragionevolezza, il libretto tende a una semplificazione della vicenda da mettere in scena. Si tende a una rappresentazione più razionale e verosimile dei personaggi e delle loro azioni e si privilegiano soggetti storici ed eroici.

METASTASIO: Pietro Metastasio (1698-1782) sarà poeta di corte a Vienna dal 1730 fino alla morte. Ebbe una storia d'amore con un'attrice dei suoi melodrammi, Marianna Benti Bulgarelli, detta la Romanina, e fu poeta della nobiltà.

Fu considerato il principale riformatore del melodramma. Egli seppe superare gli schemi dei libretti a lui precedenti e riuscì a scrivere versi di una musicalità particolare, fornendo al compositore del materiale già musicale.
L'opera di Metastasio conosce una crescente considerazione presso il pubblico appassionato di un genere che unisce il fasto dello spettacolo alla grazie elegante e al sentimentalismo del testo. Lo scrittore fu molto amato anche perché riuscì a interpretare al livello più alto il melodramma settecentesco esprimendosi con il linguaggio del suo tempo, andando incontro ai gusti della società.

il melodramma nel settecento

lirica e melodramma del settecento

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enciclopedia, trattati, romanzi-saggi

ENCICLOPEDIA: la novità più importante dell'Illuminismo è quella per cui gli appartenenti a tale movimento promuovono un'idea di cultura non destinata solo agli intellettuali e agli specialisti, ma aperta a un pubblico più vasto, con l'obiettivo di renderla uno strumento concreto e utili per migliorare le condizioni sociali.

Il pensiero illuminista trova la sua maggiore espressione in Francia e, in particolare, nelle voci scritte dai vari collaboratori dell'Enciclopedia, soprattutto dai direttori Diderot e d'Alambert. Questi si propongono di raccogliere e descrivere, alla luce di criteri razionali, le conoscenze più utili e aggiornate nei vari campi del sapere, liberandole dai pregiudizi e dall'oscurantismo della tradizione.
IL TRATTATO E IL SAGGIO ROMANZO
Sul piano dell'applicazione pratica dei princìpi dell'Illuminismo e soprattutto nell'ambito del Diritto, è fondamentale il trattato di Carhles-Louis de Montesquieu Lo Spirito delle Leggi. Nell'opera, egli imposta la divisione dei poteri dello Stato (legislativo, esecutivo e giudiziario) che sarà alla base delle costituzioni liberali elaborate in seguito alla Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino.
L'idea di un governo democratico è esposta in modo ancor più radicale da Jean-Jacques Rousseau nell'opera Il contratto sociale; mentre la maggiore attenzione nei confronti dell'individuo e dei suoi diritti si riflette nel problema dell'educazione: questo è infatti l'argomento centrale di Emilio o dell'educazione, un romanzo-saggio in cui Rousseau conduce una polemica nei confronti delle istituzioni sociali, soffocanti e repressive.

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buono studio!

Prof.ssa Sara Aschelter

profaschelter@gmail.com