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l'età comunale in italia

L'Italia nel Duecento e nel Trecento

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Prof.ssa Sara Aschelter

indice

L'età comunale in Italia

politica

società

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cultura

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politica e società

La situazione in Italia

Dal punto di vista politico, l'Italia del Duecento e del Trecento presenta profonde differenze.

NORD E CENTRO: Comuni;
CENTRO: Stato della Chiesa (attuale Lazio e parte della Toscana);
SUD: monarchie basate sul feudalesimo.

I Comuni sono lacerati da lotte interne e spesso in conflitto tra loro. Di questa situazione approfittano uomini ambiziosi, appartenenti a famiglie nobili o molto ricche, che impongono il loro potere creando nuove organizzazioni statali, le Signorie.

La Chiesa, corrotta e dedita ai beni terreni, perde importanza politica e morale. Anche per questo motivo, il papa francese Clemente V trasferisce la sede papale da Roma ad Avignone, cercando la protezione del re di Francia, Filippo IV (1268-1314).

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Società

nell'età comunale

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Ai primi del Trecento in Italia vi è al potere una nuova classe aristocratica, proveniente in parte dalla vecchia nobiltà feudale, che ha ormai interessi economici nelle attività mercantili e bancarie, e in parte dall'alta borghesia, che ha acquisito terre e stili di vita aristocratici.

Sono attratti dalla città anche i contadini che sperano di migliorare le proprie condizioni di vita.


La città è, insomma, il centro della vita sociale, politica, culturale ed economica. Nella società comunale l'attività fondamentale è quella del mercante: l'economia urbana è ora aperta, dunque fondata sullo scambio e sulla rapida e intensa circolazione dei capitali.

Il mercante è un semplice intermediario nello scambio di merci tra un venditore e un compratore, ma ben presto, grazie alla sua intraprendenza e ai suoi capitali, si dedica a un gran numero di attività.


MAGNATI: sono per la maggioranza di origine nobiliare e vivono delle rendite e dei proventi delle loro proprietà (case, terreni).

POPOLO GRASSO (o alta borghesia): è composta da individui che devono lavorare per vivere. Sono coloro i quali esercitano professioni organizzate in corporazioni, chiamate anche Arti. Da questi gruppi proviene anche il ceto politico che governa il comune e anche la maggioranza del ceto intellettuale.

CLERO: è composto da coloro che appartengono alla gerarchia ecclesiastica e si occupano della conduzione dei monasteri o dell'amministrazione del culto; la loro presenza è un elemento essenziale della vita cittadina, dato il ruolo centrale che la religione ricopre nella società medievale.

POPOLO MINUTO (o piccola borghesia): composta da individui che svolgevano mestieri meno remunerativi (bottegai, impiegati, piccoli funzionari).

LAVORANTI A GIORNATA: prestano il loro lavoro nelle botteghe o a domicilio dietro pagamento di un salario e svolgono i lavori più duri e faticosi; non hanno la libertà di organizzarsi in corporazioni di mestiere e sono esclusi dai diritti politici.

POVERI: nullatenenti, mendicanti che vivono di espedienti, di carità o di attività illecite.


la figura del mercante

La visione del mondo

Con la nascita dei Comuni, il centro della vita economica e sociale si sposta dalla campagna alla città.

L'economia è ora aperta, cioè fondata sullo scambiio delle merci e sulla rapida circolazione dei capitali, a differenza di quella feudale che rimaneva chiusa nel feudo.

L'attività principale diviene quella del mercante.

Una caratteristica fondamentale di questa nuova figura è l'attenta amministrazione del denaro. Questa particolare attenzione, che il signore feudale guardava con disprezzo, viene considerata dal mercante una virtù.
Per il mercante il lavoro diventa un vero e proprio valore, una qualità che contraddistingue l'uomo che crea la sua fortuna.

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una nuova visione del mondo

I valori mercantili

E' evidente come la visione del mondo sia più dinamica rispetto al passato. La realtà cittadina, proprio perché caratterizzata da un'economia aperta, è in continuo cambiamento. Questo influenza la visione del mondo, destinato a trasformarsi anche lui per mano dell'uomo, grazie alle sue intelligenza e volontà.


Il mercante è inoltre spinto a cercare e conoscere luoghi lontani, per soddisfare la curiosità derivante dai suoi interessi. Questa attenzione verso la realtà concreta rende l'uomo più consapevole dell'importanza della propria vita.
L'interesse per i beni materiali era dunque più che giustificato!

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NUOVI VALORI CHE REGOLANO IL VIVERE COMUNE

MASSERIZIA BORGHESE: Nella mentalità mercantile, la virtù fondamentale prende il nome di masserizia = attenta amministrazione dei propri beni, il calcolo avveduto e prudente che evita ogni sperpero che intacchi il patrimonio.

Per il signore feudale, la virtù centrale era invece la liberalità = saper donare generosamente contro ogni calcolo interessato, sprezzando il denaro.

Insomma, ciò che era prima disprezzato dal signore feudale, diventa ora virtù.

CONFLITTO CON I VALORI DELLA CHIESA: La visione della realtà mercantile è in contrasto con alcuni principi cristiani: il buon mercante cristiano provava sensi di colpa nell'esercitare la sua attività, nell'accumulare ricchezze e nel ricavare profitti dalle operazioni bancarie, perché la sua religione condannava l'attaccamento ai beni materiali.

In questo senso, la Chiesa mostra un modo sicuro per mettere a tacere i sensi di colpa dei mercanti e dei banchieri cristiani: donazioni, beneficenza e penitenza erano spesso tutto ciò che serviva per redimersi dal peccato.

i luoghi della cultura

Scuola, università, spazi pubblici

La nuova concezione del mondo si riflette anche sulla cultura.
I principali luoghi di elaborazione della cultura sono:
- la scuola, inizialmente sotto la guida dei religiosi;
- l'università, in cui si elaborano le forme più alte del sapere;
- le corti signorili, dove i signori amano circondarsi di artisti e letterati.

La diffusione orale della cultura avviene anche in spazi pubblici come:
- la bottega, in cui avviene la formazione professionale;
- la strada, la piazza, il mercato, posti in cui i giullari cantano e recitano soprattutto poemi cavallereschi.

Emerge la figura dell'intellettuale cortigiano al servizio di un signore che lo protegge per dare lustro alla sua corte, per redigere documenti ufficiali o come ambasciatore.

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L'interno di una bottega: il mercante segna con precisione le vendite sul registro di cassa; per svolgere le attività mercantili è necessario saper leggere, scrivere e fare di conto.

Nonostante il diffondersi dell'alfabetizzazione, il canale principale di diffusione della cultura è ancora quello orale. Centri di elaborazione culturale possono essere considerati:

- il Consiglio a cui partecipano i cittadini;

- la bottega dove avviene la formazione professionale;

- la strada, la piazza, il mercato dove giullari e cantori girovaghi intrattengono il popolo con spettacoli e recitazione di romanzi cavallereschi.


La lettura era un fatto prevalentemente pubblico: il testo veniva letto ad alta voce in un circolo di persone, come un gruppo di dame, una compagnia di eleganti signori, una famiglia.

Anche la poesia era spesso accompagnata dalla musica, dunque eseguita da un cantore di fronte a un pubblico.

Una lezione all'università: in età comunale le università diventano importantissimi centri di diffusione della cultura.

Nata come associazione privata e spontanei tra maestri e allievi, si configura all'inizio come una corporazione. Infatti, UNIVERSITAS indica l'associazione che raggruppa tutti i docenti e tutti gli studenti.

Più tardi, queste associazioni ricevono un riconoscimento istituzionale, che può provenire dal vescovo (Parigi), dal Comune (Bologna) o dal sovrano (Salerno). Erano organizzate in quattro facoltà:

1) ARTI;

2) DIRITTO;

3) TEOLOGIA;

4) MEDICINA.


Il corso di studi durava in regola parecchi anni e terminava con il conferimento della laurea, così chiamata dal lauro (alloro) che compone la corona indossata da chi ha terminato gli studi, poiché rappresentava vittoria e titolo acquisito.

L'insegnamento avveniva in latino, quindi non c'erano barriere linguistiche nazionali, e gli studenti giungevano da tutta Europa, attratti dalla fama dell'università o del maestro.


Le università hanno un'importanza incalcolabile per lo sviluppo della cultura nel Basso Medioevo: in esse si consolida l'organizzazione enciclopedica della conoscenza, l'idea di un sapere cioè che abbracci tutta la realtà che ci circonda, ordinandola in un sistema gerarchico, che ha come centro la teologia.


LA SCUOLA

Anche il ceto mercantile, in seguito alla propria affermazione economica e politica, necessita di elevarsi culturalmente, sia per sostenere il prestigio, sia per esigenze pratiche (contabilità, stipula dei contratti, redazione di lettere commerciali).

Tutto ciò determina il bisogno di una formazione scolastica, che fornisca le conoscenze essenziali. Nella città esistono scuole tenute da religiosi, anche se le famiglie borghesi più facoltose preferiscono assumere maestri privati per l'educazione dei figli.

Più avanti, si formano vere e proprie scuole laiche, anche a cura dei Comuni stessi che sanciscono di fatto la nascita di un nuovo tipo di istruzione.


la corte come luogo di cultura

La corte di Federico secondo

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Un fenomeno unico nel suo genere è costituito dalla corte dell'imperatore Federico II di Svevia in Sicilia.

Intorno all'imperatore, uomo colto, studioso e poeta egli stesso, si forma tra il 1230 e il 1250 una scuola poetica, costituita dai funzionari della corte stessa.

Si tratta della scuola siciliana, che riprende nel volgare locale i temi dell'amore cortese della società provenzale, cantate nelle liriche dei poeti trobadori.

Dalla scuola siciliana inizia la lunga storia della poesia e della letteratura italiane, destinata ad ampi e secolari sviluppi.

Con l'affermarsi delle Signorie nascerà poi un altro tipo di corte: i signori amano circondarsi di uomini di cultura e di letterati, per ricavarne prestigio e ammirazione.

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CITTADINO

Più tardi rispetto alla corte di Federico II, nei comuni del Nord e del centro si sviluppa la figura dell'intellettuale cittadino.

- Partecipa alla vita del Comune, ricopre cariche pubbliche, vive con passione le lotte tra fazioni.
- Non vive del lavoro di scrittore, ma lo affianca a un'altra professione (giudici, notai, insegnanti, mercanti).
- Educano la coscienza dei cittadini. La letteratura mira alla divulgazione = intento didattico
- Diffondono passione politica = impegno civile

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Con l'affermarsi delle Signorie nel corso del Trecento compare un nuovo tipo di intellettuale, il cortigiano.

- Al servizio del signore, dà prestigio alla sua corte con presenza e opere;
- Svolge incarichi per il signore, come ambascerie e redattore d'epistole o di documenti ufficiali.
- Non partecipa attivamente alla vita cittadina
- Produzione letteraria disinteressata, quasi di distacco dalla realtà.

CORTIGIANO

l'intellettuale

La figura del laico

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L'affermazione dei volgari

La nuova cultura è espressione della nuova classe sociale dei mercanti e dei banchieri, per questo trasmette i nuovi valori tipici della borghesia in una lingua diversa dal latino, che oramai conoscono solo le persone di cultura alta.
Si diffonde così il volgare e il latino rimane come lingua in cui si tramanda la cultura più specialistica (medicina, diritto, ecc.).

Quando poi la Toscana acquista sempre più importanza dal punto di vista culturale nelle opere in versi e in prosa prevarrà il toscano.

Inoltre, le meravigliose opere di Dante, Petrarca e Boccaccio serviranno presto da modello per altri autori. Per questo motivo, il campo del toscano si restringe ancora di più ed è infine il fiorentino ad affermarsi come lingua letteraria in Italia. Nella vita comune, però, si continuano a usare i molti volgari che variano da luogo a luogo.


Dal latino al volgare

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letteratura religiosa

San Francesco

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letteratura religiosa

San Francesco

UMBRIA: San Francesco d'Assisi e Iacopone da Todi

TOSCANA: Santa caterina da Siena

Il nuovo ceto mercantile è portatore di modelli di vita raffinati ed eleganti, che richiedono una grande disponibilità di denaro.

Le classi più povere si differenziano ora in modo sempre più netto e si accentuano le situazioni di emarginazione e di disagio, non solo in campo politico e sociale, ma anche in quello morale e religioso.

Queste diverse realtà favoriscono l'emergere delle eresie, movimenti religiosi differenziati tra loro ma accomunati dal forte desiderio di ritornare allo spirito dei Vangeli della Chiesa originaria, caratterizzata dalla povertà, dall'amore disinteressato per il prossimo, dalla vita semplice in comunità.

La Chiesa ufficiale risponde alle eresie in diversi modi:


- Creazione di oridini religiosi che si richiamano alla povertà, come i Francescani (1223), e all'ortodossia, come i Domenicani (1216) entrambi voluti da papa Onorio III. Entrambi gli ordini si dedicarono alla predicazione: Francescani attraverso parabole al popolo; Domenicani attraverso l'interpretazione dei passi delle Sacre Scritture;
- Creazione del Tribunale della Santa Inquisizione, di fronte al qule erano spesso condonnati alle morti più atroci i colpevoli d'eresia o presunti tali.

Le espressioni letterarie della devozione religiosa si registrano soprattutto nell'Italia centrale, tra Umbria e Toscana.

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scuola siciliana

Corte di Federico secondo

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La scuola siciliana

Corte di Federico

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Alla corte siciliana di Federico II di Svevia tra il 1230 e il 1250 sorgono imitatori della poesia provenzale che non usano la lingua d'oc, bensì il volgare siciliano, depurato e raffinato per questo definito siciliano illustre.

I poeti siciliani creano così la prima poesia non in lingua latina d'Italia, in quello che sarà definito volgare italiano. I loro testi, tuttavia, non ci sono giunti nella loro redazione originale se non in rari casi, ma nella trascrizione dei copisti toscani. Questi hanno sovrapposto le loro caratteristiche a quelle del volgare siciliano (còri/amòri = cuore/amore).

La poesia siciliana riprende i temi dei modelli provenzali, anche se introduce una nuova forma, che avrà una lunga fortuna non solo in Italia: il sonetto.

I poeti siciliani sono tutti funzionati di corte:
- Iacopo da Lentini (1210-1260) era notaio;
- Pier della Vigna (1190-1249) era un esperto di arti cancelleresche - la cancelleria era l'ufficio addetto alla stesura e alla registrazione di documenti ufficiali;
- Guido delle Colonne (1210-1287) era un giudice.

In Sicilia vi era un forte potere monarchico assoluto e accentratore, non c'era spazio per una poesia d'impegno o civile. I temi trattati sono quelli della poesia d'evasione: amore come pure gioco aristocratico e raffinato.

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Nella poesia siciliana ricorrono quindi i temi provenzali dell'amor cortese:


- omaggio feudale alla dama, cantata come espressione di ogni virtù e pregio;


- amante come umile servitore della dama, quasi un vassallo di fronte al suo signore;


- lode dell'eccellenza della donna, delle sue doti fisiche e spirituali, della sua superiorità su tutte le altre donne, della sua bellezza paragonata a stelle pietre preziosi e fiori;


- speranza di ottenere una ricompensa al servizio d'amore, la rassegnazione quando la donna non si smuove al suo omaggio;


- ritegno nel rivelare il proprio amore e il timore che si sparli di esso alle sue spalle, diffondendo il segreto;


- dolore per la lontananza e il rimpianto per le gioie d'amore perdute.

Il sonetto

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dolce stil novo

Una nuova tendenza poetica

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dolce stil novo

Perché si chiama così?

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dolce stil novo

Una nuova tendenza poetica

  • Firenze, ultimi decenni del Duecento.
Firenze è in questo periodo un centro vivo e creativo ed è qui che si forma il Dolce Stil Novo, una nuova tendenza poetica che porterà alla sua massima espressione i modelli provenzali.

  • Poeti fiorentini.
Guido Cavalcanti, Dante Alighieri, Dino Frescobaldi e Lapo Gianni

  • Stile limpido e piano, definito dolce.
  • Visione angelicata della donna.
Sebbene ogni personalità artistica del periodo risulti molto originale e creativa, si possono rintracciare delle tendenze comuni a tutti i poeti stilnovisti.


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Rispetto alla lirica cortese, tuttavia, gli stilnovisti accentuano due aspetti:

- Interiorità dell'amante;

- Intellettualismo (elementi filosofici e scientifici proprio di un bagaglio universitario).


Per gli stilnovisti non c'è più una corte dove tale lirica trovi collocazione. La poesia stilnovista nasce in ambiente cittadino, dunque a una corte reale, come era quella dei provenzali, si sostituisce una corte ideale, composta da un gruppo di colti intellettuali che disprezzano il volgo. Per questo, si differenziano dagli altri e sono uniti da un rapporto esclusivo.


Lo Stil Novo si rivela l'espressione degli strati più elevati della nuova classe dirigente comunale che aspirano a presentarsi come una nuova aristocrazia, fondata non più sulla nobiltà di sangue ma sull'altezza dell'intelletto (Dante, Inferno, X, v.59) e sulla raffinatezza dei sentimenti, per distinguersi dai ceti inferiori.

amore e gentilezza

La nobiltà d'animo

Uno dei temi centrali è l'identificazione di amore e gentilezza, intesa come nobiltà d'animo.

Infatti, la superiore nobiltà d'animo dell'amante stilnovista si rintraccia nel suo saper amare finamente (fin'amor), cioè nel suo essere in grado di scrivere poesia d'amore di cultura raffinata.

La gentilezza è un dato legato alle qualità personali, non alla nascita o a un titolo ereditario.

Un vero e proprio manifesto programmatico è il componimento a destra, di Guido Guinizzelli.

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guido guinizzelli

Al cor gentil rempaira sempre amore

Guinizzelli fu un giudice nato a Bologna nel 1235, impegnato nelle vicende politiche della sua città.
Di famiglia ghibellina, fu costretto a rifugiarsi sui colli Euganei, a Monselice vicino Padova, quando venne sconfitta la sua fazione e lì morì nel 1276.

La produzione di sicura attribuzione comprende:
5 canzoni
15 sonetti

La canzone Al cor gentil rempaira sempre amore presenta tutte le caratteristiche dello stilnovismo.

Dante lo definisce suo maestro e nel canto XXVI del Purgatorio lo chiama:
"padre/mio e de li altri miei miglior che mai/rime d'amor usar dolci e leggiadre"
(padre mio e degli altri poeti migliori di me che hanno composto rime d'amore soavi ed eleganti)

Temi frequenti nelle sue poesie sono:
- identificazione tra amore e gentilezza;
- donna-angelo;
- bellezza della donna paragonata alle eccellenze della natura;
- il saluto della donna che dona salvezza;
- gli effetti della passione amorosa sull'amante, che si consuma e distrugge.

Tipico di Guinizzelli è il sottile ragionamento filosofico presente in molti componimenti, che risente della sua formazione nella storica università di Bologna.
Il suo stile è limpido e scorrevole.

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buono studio

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