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La discriminazione per l’aspetto fisico viene detto anche Body shaming che è una parola mutuata dall’inglese, oggi di comune uso anche da noi. È composta da “body”, che significa “corpo”, e da “shaming”, “vergogna”. Di fatto, per body shaming si intende la derisione del corpo, sia esso femminile o maschile. Tale pratica è molto comune proprio sui social, ma è un comportamento chiaramente ritrovabile nella realtà, assimilabile per molti aspetti al bullismo, solo con specifico attacco ai dettagli fisici ed estetici della vittima. L’obiettivo di chi denigra un altro per il proprio fisico è quello di farlo sentire inadeguato, fuori contesto, vergognandosi di non essere perfetti. Tutto può essere preso di mira: l’eccessiva magrezza come i chili in più; un trucco troppo marcato o l’assenza di questo; l’altezza; gli inestetismi cutanei. Di fatto, il body shaming non segue neanche una precisa idea di perfezione alla quale aspirare, ma è solo un modo per inferire lì dove ci si sente personalmente inadeguati.

DISCRIMINAZIONI PER L’ASPETTO FISICO

Chi è vittima di body shaming, difficilmente riesce a fare finta di niente. Venire attaccati per un aspetto del proprio corpo è un sentirsi minare fin nelle fondamenta, specie in una società come questa basata quasi esclusivamente sull’apparenza. Gli attacchi possono provocare ansia, scarsa autostima, disturbi nell’alimentazione, depressione e disturbi vari legati alla propria identità ed accettazione di se stessi. Le conseguenze del body shaming possono essere molto gravi: in primis, come già sottolineato, la vergogna per il proprio corpo che è uno stato emotivo che può essere molto doloroso; l’impossibilità di raggiungere l’aspetto fisico desiderato può avere effetti negativi sull’umore, può determinare un aumento notevole di ansia e insicurezza; inoltre l’isoddisfazione per il proprio corpo può portare all’isolamento o all’assunzione di comportamenti dannosi (come esercizio fisico eccessivo o restrizioni alimentari, fino a giungere all’ortoressia ) allo scopo di cambiare aspetto, Tra le conseguenze a cui tale comportamento può portare ci sono la bulimia l’anoressia, la depressione e in casi estremi il suicidio.

body shaming

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Subire giudizi negativi da una parte ci può far comprendere le nostre insicurezze. D’altro canto può anche farci sentire a disagio sotto vari punti di vista: ci si può sentire insicuri, offesi, facendoci pensare che quell’ insicurezza possa dare fastidio agli altri, portandoci a nasconderla, mostrandoci “incompleti” agli occhi delle persone facendoci passare per ciò che non siamo. I giudizi negativi, se fatti alla persona sbagliata, possono portarla alla disperazione, facendola chiudere in sé stessa con nuove insicurezze; per questo motivo bisogna fare attenzione prima di giudicare una persona poiché non si sa la persona con cui si ha a che fare e non si può sapere la sua reazione.

SUBIRE GIUDIZI NEGATIVI SULLE PROPRIE INSICUREZZE

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L'ansia da prestazione consiste nel timore del manifestarsi una difficoltà nei più svariati ambiti (lavorativo, scolastico, relazionale e sportivo), da parte di un individuo che ritiene assolutamente indispensabile il successo o il raggiungimento di un obiettivo in tali situazioni. Questo fenomeno è correlato al giudizio delle altre persone: per chi soffre di ansia da prestazione, il risultato di una prova deve essere necessariamente positivo; se questo ideale di perfezione non viene conseguito, il soggetto sperimenta un profondo malessere. L’ansia da prestazione è accompagnata da una serie di sintomi: stress, irritabilità e insonnia che aumentano in prossimità della “prova”.

Ansia da prestazione

effetti dell'ansia

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A livello soggettivo vengono vissute sensazioni fisiologiche spiacevoli, pensieri negativi, senso di inadeguatezza e impotenza. A livello corporeo si possono manifestare tremori, palpitazioni, sudorazione eccessiva, tensioni muscolari e rossori. Infine a livello comportamentale la gestualità e la mimica appaiono impacciate e indecise. L’ansia da prestazione scolastica, lavorativa e sportiva può compromettere seriamente il rendimento finale fino a danneggiare, in alcuni casi, i progetti di vita dell’individuo.In tutti questi casi, se non trattata adeguatamente, l’ansia da prestazione può dare origine a patologie più gravi come ansia generalizzata, attacchi di panico e fobia sociale.

Isolamento sociale: hikikomori

‘L’hikikomori è il frutto di una società che esercita sui ragazzi una serie di pressioni che vanno dagli ottimi voti scolastici, alla realizzazione personale, alla bellezza fino alla moda’. Hikikomori, è un disturbo, descritto ed osservato primariamente in Oriente, deriva dal verbo hiku (tirare indietro) e komoru (ritirarsi), è “stare in disparte, isolarsi”; è un fenomeno caratterizzato principalmente da ritiro sociale, una volontaria reclusione dal mondo esterno, isolamento e rifiuto totale non solo per ogni forma di relazione, ma anche per la luce del sole. Si rifiutano di uscire, di vedere gente e di avere rapporti sociali anche all’interno del proprio nucleo familiare. La vita di questi giovani si svolge interamente in una stanza: la loro camera da letto dove leggono, disegnano, dormono, giocano con i videogiochi e navigano su Internet. Ma soprattutto proteggono loro stessi dal giudizio del mondo esterno.

Non è depressione, non è dipendenza dai videogames, non è solo un disturbo d'ansia.

Ragazzi e ragazze si trovano così a dover colmare virtualmente il gap che si viene a creare tra la realtà e le aspettative di genitori, insegnanti e coetanei. Quando questo gap diventa troppo grande si sperimentano sentimenti di impotenza, perdita di controllo e di fallimento. Spesso gli hikikomori presentano alterazione dei ritmi circadiani, il disagio psichico può essere espresso anche attraverso forme di aggressività e scoppi di rabbia. Le cause sono molteplici e il fenomeno è sorto prima dell’avvento del pc: forte disagio all'interno del contesto familiare e sociale e scolastico; interdipendenza fra genitori e figli; “bullismo scolastico”; timidezza. L’isolamento può durare mesi o anni e non si risolve mai spontaneamente. La cura include un lavoro sul contesto, sulla famiglia e sulle relazioni in generale oltre un percorso di psicoterapia individuale.

conseguenze

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DEPRESSIONE GIOVANILE: AUTOLESIONISMO

l fenomeno dell’autolesionismo, con un anno segnato dalla pandemia e con il nuovo lockdown imposto nelle zone rosse, è diventato più comune nell’età compresa tra i 10-12 anni. Tendenzialmente i due spettri della manifestazione del disagio sono l’ansia, che si manifesta come disturbo psicosomatico e che gli stessi genitori fanno fatica a riconoscere, e le autolesioni. I bambini e gli adolescenti spesso si fanno del male non in modo grave dal punto di vista sanitario, ma bensì da quello dell’autostima, da non sottovalutare, attraverso tagli, ferite, bruciature molto pericolose e gravi. Le motivazioni principali sottostanti la messa in atto dell’autolesionismo sono in genere relative alla necessità di uscire da uno stato di profondo vuoto per riconnettersi alla realtà e la gestione di stati emotivi spiacevoli percepiti come non maneggiabili. L’autolesionismo può rappresentare anche una forma di auto-punizione, dove il senso di colpa e l’autocritica possono provocare condotte autolesive in soggetti vulnerabili, e una modalità disfunzionale attraverso la quale ricercare attenzione, richiedere aiuto o comunicare agli altri il proprio disagio, quando non si è in grado di farlo utilizzando le parole.

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