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La lirica, il romanzo e il teatro nell'europa del seicento

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INDICE

LIRICA BAROCCA.........................

pg. 1

LIRICA BAROCCA: CARATTERI E POETI......

pg. 2-4

GIOVAN BATTISTA MARINO.................

pg. 5-6

DAL POEMA AL ROMANZO...................

pg. 7-9

ADONE di MARINO........................

pg. 10

MIGUEL DE CERVANTES....................

pg. 11

DON CHISCIOTTE.........................

pg. 12-13

DON CHISCIOTTE NEL CINEMA..............

pg. 14-15

DON CHISCIOTTE IN MUSICA...............

pg. 16

IL TEATRO IN ITALIA E IN EUROPA........

pg. 17-19

TRE PAESI, TRE AUTORI..................

pg. 21

CONTATTI...............................

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LA LIRICA BAROCCA IN ITALIA

01

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I POETI BAROCCHI

Tra rifiuto del petrarchismo e ricerca della meraviglia

La lirica del Seicento nasce come reazione al petrarchismo: prende le distanze dal fenomeno di imitazione ripetitiva della poesia di Petrarca, molto diffuso nel Cinquecento.


I poeti barocchi, dunque, rifiutano gli stereotipi del classicismo rinascimentale, sostenendo la necessità di una poesia innovatrice, dai risultati non monotoni, né prevedibili.

Giovan Battista MARINO, capofila del genere, avrà in comune con i suoi seguaci (definiti marinisti) la ricerca costante della meraviglia.

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La meraviglia consiste nel produrre effetti di stupore o di sorpresa, attraverso innovazioni sia nel linguaggio, sia nei contenuti.
I poeti barocchi prediligono infatti l'uso di un linguaggio metaforico, ricco di concetti, di immagini eccentriche e di figure retoriche, in una costante ricerca della musicalità (attraverso assonanze e allitterazioni).

Dal punto di vista dei contenuti trattati, si allarga notevolmente il campo dei temi poetabili: si arriva a descrivere anche situazioni o soggetti stravaganti, o quantomeno abitualmente ritenuti impoetici.

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I POETI BAROCCHI

La rappresentazione della figura femminile e l'interesse per oggetti e fenomeni naturali

La tendenza all'innovazione è soprattutto evidente nella poesia d'amore: all'immagine tradizionale della donna proposta da Petrarca, i barocchi scelgono figure femminili in una gamma di aspetti e atteggiamenti più ampia e complessa.

Oggetto di rappresentazione non è più solo la donna nobile dai capelli biondi e dagli occhi celesti, ma anche quella nera od orientale, vecchia, brutta, povera, osservata nelle diverse situazioni quotidiane.
Ne vengono spesso rappresentati anche i difetti fisici, alla ricerca delle stravaganze: donne calve, sdentate, zoppe, nane, coi pidocchi.

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L'attenzione dei poeti barocchi si sofferma anche su oggetti della quotidianità (pietre, piume, pettini, specchi, occhiali) che possono essere interpretati come simboli: per esempio, l'immagine dell'orologio spesso presente, da un lato suscita interesse per via dei suoi meccanismi complessi, dall'altro permette di paragonare lo scorrere delle lancette all'esaurirsi della vita umana.
Sempre in cerca di meraviglie e stravaganze, l'interesse dei poeti si allarga anche ai fenomeni naturali, ritenuti fino all'epoca non degni di essere trattati in poesia, come i terremoti, le inondazioni, le siccità.

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LIRICA BAROCCA IN ITALIA

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"è del poeta il fin la meraviglia

...
chi non sa far stupir vada a la striglia"

1569 - 1625

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Giovan Battista MARINO

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vita e opere

Marino nasce nel 1569 a Napoli, dove inizia a comporre i primi versi. Dopo esser stato incarcerato per aver sedotto una ragazza e per aver falsificato documenti, abbandona la città natale alla volta prima di Roma (1600-1606), poi di Ravenna (1606-1608).

In questo periodo, tra il 1602 e il 1603, pubblica le prime due parti delle Rime, riunite insieme a una terza parte nel 1614 con il titolo La lira.

Si trasferisce a Torino, alla corte di Carlo Emanuele I di Savoia, dove ha una violenta contesa, prima sul piano letterario, poi anche su quello personale, col giovane poeta Gaspare Murtola, che tenterà senza successo di ucciderlo.


Nel 1611 Marino è di nuovo in carcere per motivi rimasti oscuri. Quattro anni dopo è a Parigi, alla corte di Maria de' Medici, accolto e celebrato come il più grande poeta vivente. Il soggiorno francese coincide con la revisione e la pubblicazione di gran parte delle sue opere, che consacrano definitivamente la sua fama.


Nel 1623, al culmine della notorietà, torna in Italia, ricevendo accoglienze trionfali a Torino, Roma e Napoli, dove muore nel 1625.


OPERE:

La lira (1614): raccolta delle tre parti delle rime;

Dicerie sacre (1618): raccolta di prose;

La galeria (1619): descrizione in versi di opere d'arte;

La sampogna (1620): raccolta di componimenti e poemetti;

Adone (1623): poema che tratta dell'amore tra la dea Venere e il giovane Adone.

La poetica di Marino è condizionata dalla sua personalità, ambiziosa e spregiudicata, alla continua ricerca del successo. Quando si rende conto della "svogliatura" del secolo (della noia dei lettori), Marino elabora una poesia capace di suscitare di nuovo l'interesse del pubblico. Si tratta della poetica della meraviglia: rompe con le regole della tradizione per adeguarsi alle richieste del pubblico.

Proprio per stupire il lettore, Marino alterna molti stili e temi perché intende esprimere in poesia tutti i molteplici aspetti del reale. Gli effetti stupefacenti sono ricercati attraverso la metafora.

Personalità e poetica

Giovan Battista MARINO

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Dal poema al romanzo

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dal poema al romanzo moderno

L'esaurirsi della materia epica e la novità dell'"Adone"

Nel Seicento prosegue la fortuna del poema epico cinquecentesco. Ancora molti scrittori prendono a modello Tasso, ma appare evidente la difficoltà di trovare ancora ispirazione nei valori della religione e della vita cavalleresca. Per questo, nella prima metà del Seicento il poema va incontro a importanti modificazioni.


A segnare un distacco dai modelli tradizionali è l'Adone di Marino. Pur conservando la struttura del poema tradizionale (divisa in canti e scritta in ottave), risulta innovativa dal punto di vista del contenuto.

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Il motivo centrale della tradizione epico-cavalleresca (la guerra, la narrazione di gesta eroiche o di fatti storici o leggendari) viene sostituito dal tema dell'amore.

Al contrario di quanto avveniva, però, nell'Orlando furioso o nell'Orlando innamorato, l'amore non spinge il cavaliere alla ricerca della donna attraverso innumerevoli peripezie, ma esprime essenzialmente il piacere dei sensi.

Marino, inoltre, è più attento alla descrizione dei singoli episodi che alla continuità d'azione.

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dal poema al romanzo moderno

Dalla parodia del genere di Tassoni alla nascita del romanco moderno con Cervantes

Molto diverso è il caso del poema di Tassoni, Secchia rapita. Pur rispettando le strutture metriche tradizionali dell'epoca come Marino, riprende però anche i valori della tradizione epica e cavalleresca soltanto per ribaltarli e parodiarli.


Tassoni rappresenta la vicenda storica sotto le spoglie di un travestimento farsesco e rovescia gli ideali di gloria e le ambizioni di grandezza, costruendo situazioni grottesche e dando vita a personaggi ridicoli e buffoneschi.

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I risultati più significativi della rottura con la tradizione del passato si vedono però nel Don Chisciotte di Miguel de Cervantes, uno dei capolavori della letteratura mondiale.

Come la Secchia rapita di Tassoni, anche il Don Chisciotte è concepito in senso parodico nei confronti dei poemi cavallereschi, molto diffusi anche in Spagna.

Cervantes, tuttavia, a differenza di Tassoni, oltre a innovare i contenuti, abbandona la forma stessa del poema: con il Don Chisciotte nasce infatti un nuovo genere: il romanzo in prosa.

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"Egli nel cerchio suo, tu nel tuo stelo,

tu Sole in terra, ed egli Rosa in Cielo"

1569 - 1625

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Giovan Battista MARINO

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adone

ADONE di Giovan Battista Marino

IL TEMA TRATTATO: Dopo avervi lavorato per oltre vent'anni, nel 1623 Marino pubblica il suo poema Adone, dedicato al re di Francia Luigi XIII. L'opera raggiunge subito una vasta diffusione, nonostante la censura del Tribunale del Sant'Offizio, che lo inserisce nell'Indice dei libri proibiti.

L'Adone venne definito un poema di pace, dal momento che sostituiva il tema della guerra con quello dell'amore. Destinato a un pubblico aristocratico, oramai stanco delle guerre che da anni insaguinavano l'Europa, l'Adone si concentra nel racconto dell'amore tra la dea Venere e il giovane Adone. Lo stesso tema era stato trattato nell'antichità classica dall'autore latino Ovidio nelle sue Metamorfosi, con una differenza: a Ovidio bastarono 73 versi, a Marino ne serviranno più di 40.000!


LA STRUTTURA E LO STILE: Tutti quei versi sono distribuiti in canti, come voleva la tradizione epico-cavalleresca. In Marino, l'azione e le peripezie dei personaggi sono pressoché inesistenti: i fatti si limitano all'innamoramento di Venere per il bellissimo protagonista, ai loro incontri in un lussureggiante giardino e alla morte di Adone, ucciso da un cinghiali aizzatogli contro dal geloso Marte. La trama si perde tra numerose digressioni, lunghe ed eleganti descrizioni e inserimenti narrativi di altre vicende mitologiche.

Il poeta punta a suscitare meraviglia non tanto attraverso la narrazione delle azioni del protagonista, quanto piuttosto grazie a un uso sapiente del linguaggio retorico e metaforico e della musicalità del verso, che gli permette di ricreare e descrivere atmosfere erotiche e sensuali con i più sorprendenti effetti verbali.

"Si vede bene che d'avventure non te ne intendi: quelli là son giganti, caro mio; e se hai paura, allontànati e mettiti a pregare, mentre io vo a ingaggiare con loro una fiera e inegual tenzone"

1547 - 1616

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Miguel de CERVANTES

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vita e opere

MIGUEL DE CERVANTES

Miguel de Cervantes nasce nel 1547 ad Alcalà de Henares, nella Nuova Castiglia, e trascorre l'infanzia e l'adolescenza in varie città spagnole, ricevendo un'educazione umanistica. Accusato di aver ferito un personaggio di riguardo, fugge in Italia, dove vive da cortigiano tra Roma e Napoli.


Intraprende la carriera militare e nel 1571 partecipa alla battaglia di Lepanto e poi alla spedizione per la presa di Tunisi. Nel 1575 si imbarca da Napoli per tornare in Spagna, ma la nave su cui viaggia viene assalita da pirati nordafricani. Portato ad Algeri, viene venduto come schiavo. Riuscirà a tornare in patria solo nel 1580.


Nei sette anni successivi si dedica alla redazione di opere teatrali, attività che però non gli consente di far fronte alle esigenze familiari: nel 1584 aveva sposato una ragazza di nobile famiglia ma decaduta, e nello stesso anni gli era nata una figlia da una relazione con una donna sposata.


Si trasferisce dunque per lavoro a Siviglia ma si fa coinvolgere nel fallimento di un banchiere e finisce in carcere nel 1597 (e una seconda volta nel 1602). Forse è proprio durante l'esperienza del carcere che Cervantes matura l'idea del Don Chisciotte.

Dal 1603 si stabilisce con la famiglia a Valladolid, procedendo nella stesura del romanzo fin quando non viene nuovamente incarcerato per un breve periodo, con l'accusa ingiusta di aver ucciso un cavaliere.


Nel 1605, mentre è a Madrid alla corte di Filippo III, pubblica la prima parte del Don Chisciotte; la seconda parte seguirà ben dieci anni dopo! Muore nel 1616, senza aver raggiunto l'agiatezza economica, nonostante l'enorme successo del romanzo, nel frattempo tradotto in diverse lingue.


ALTRE OPERE:

Novelle esemplari (1613): dodici novelle ispirate alla novellistica italiana e animate da grande attenzione al linguaggio e agli ambienti popolari;

Otto commedie e otto intermezzi (1615): vivaci testi drammatici che rappresentano la vita popolare.


La pubblicazione dell'opera avvenne in due momenti distinti:
1° nel 1605, 52 capitoli | 2° nel 1615, 74 capitoli.

Nel Prologo della prima parte, Cervantes ammette di essere il patrigno e non il padre dell'opera, la cui trama dice di aver ricavato da un manoscritto di uno storico arabo.
La struttura del romanzo è complessa, ricca di digressioni o divagazioni su questioni di ordine morale o filosofico. Si presenta da subito come un'opera non convenzionale e anticonformista, rifiutando ogni modello.

Il Don Chisciotte

Il Don Chisciotte

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CONTENUTI E SIGNIFICATI DELL'OPERA:

Nel Prologo è lo stesso autore che espone le motivazioni che lo hanno spinto a comporre l'opera: vuole scagliarsi contro i romanzi cavallereschi per "distruggere l'autorità e il favore che hanno nel mondo e fra il volgo".


Le vicende si aprono con la descrizione del protagonista, Don Chisciotte, un nobile decaduto della regione spagnola della Mancia, appassionato di romanzi cavallereschi. Queste letture influenzano il gentiluomo al punto da provocargli una delirante follia:

Don Chisciotte "si sprofondò tanto in quelle letture, che passava le notti dalla sera alla mattina, e i giorni dalla mattina alla sera, sempre a leggere; e così, a forza di dormir poco e di legger molto, gli si prosciugò talmente il cervello, che perse la ragione. Gli si riempì la fantasia di tutto quello che leggeva nei suoi libri: incanti, litigi, battaglie, sfide, ferite, amori, tempeste e stravaganze possibili; e si ficcò talmente nella testa che tutto quell'arsenale di sogni e d'invenzioni lette ne' libri fosse verità pura, che secondo lui non c'era nel mondo storia più certa".


Convinto dunque di incarnare e di poter far rivivere gli ideali del mondo cavalleresco - in declino per il sopravanzare della nuova cultura borghese - lottando contro i malvagi per difendere le donne, i deboli e gli oppressi, Don Chisciotte diventa cavaliere errante: sceglie le armi, un cavallo (Ronzinante, un cavallo di minor pregio) e uno scudiero, individuato in un contadino dei dintorni, Sancio Panza. Nella sua fantasia, trasforma poi una contadina in una dama, da lui chiamata Dulcinea del Toboso, alla quale dedicare le proprie imprese. Abbandona dunque il suo luogo natale e intraprende una serie di avventure, trasfigurate dalla sua fantasia allucinata. Scambiando dei mulini a vento per dei giganti o un gregge di pecore per un esercito nemico, Don Chisciotte ingaggia furibondi combattimenti dai quali Sancio col suo buon senso cerca inutilmente di dissuaderlo e da cui esce sempre malconcio e con le ossa rotte, trovando continuamente assurde ragioni per giustificare le proprie sconfitte.


Nella seconda parte del romanzo, meno significativa rispetto alla prima, dopo una serie di altre avventure, Don Chisciotte torna definitivamente a casa e rinsavisce.

Una figura complessa, portatrice di nuovi ideali

La narrazione grottesca, spinta fino all'assurdo dal comportamento del protagonista, permette di apprezzare ancor più l'ironia dell'opera: definito valoroso, fiero, invincibile quando non lo è, le sue avventure vengono ridicolizzate dalla sproporzione tra l'enfasi delle parole e la realtà:

"La fierissima e straordinaria battaglia che Don Chisciotte sostenne con degli otri di vino rosso" (cap. XXXV)

Il Don Chisciotte romanzo moderno

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Nella follia del protagonista prende corpo la consapevolezza che il mondo dei valori cavallereschi è ormai tramontato. Ma la parodia non consiste solo nel rovesciamento: la figura di Don Chisciotte è complessa, portatrice di nobili ideali che sono oramai incompatibili con quelli del presente borghese, sordo a ogni più alto valore.
Le situazioni in apparenza ridicole, diventano però anche
strumenti conoscitivi dal momento che mettono in discussione illusorie e false certezze.

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Don Chisciotte al cinema

Cinema

Don Chisciotte su pellicola

Ciccio Ingrassia e Franco Franchi hanno interpretato Don Chisciotte e Sancio Panza nel film omonimo del 1968. Clicca qui sotto per l'intera pellicola.

il film

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Don Chisciotte al cinema

Cinema

Un film maledetto

Lost in La Mancha è un documentario sulla fallimentare realizzazione del film L'uomo che uccise Don Chisciotte di Terry Gilliam, rimasto incompiuto per 20 anni e uscito nelle sale soltanto nel 2018.

il film

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Nel 2018 L'uomo che uccise Don Chisciotte vede finalmente la luce. Per testimoniare le ulteriori traversie affrontate dal film nel periodo dal 2002 alla data di uscita, nel marzo 2021 esce un trailer di un nuovo documentario, sequel del primo, diretto dagli stessi registi che affronta questi ulteriori 12 problematici anni. Il titolo del documentario è He Dreams of Giants.


Don Chisciotte in musica

Musica

Guccini e il Don Chisciotte

Ancora nel 2000 il famoso cantautore italiano Francesco Guccini utilizzò per una sua canzone la storia raccontata da Cervantes.

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la letteratura teatrale in italia e in europa

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il teatro in italia E IN EUROPA

Il gusto barocco e la Commedia dell'Arte

Il Seicento è considerato il secolo per eccellenza del teatro, grazie ai tanti capolavori in Spagna, Francia e Inghilterra.

Rispetto all'Europa, l'Italia occupa una posizione marginale nella produzione drammatica dell'epoca, che si concentra nel riprendere ancora i vecchi modelli cinquecenteschi.

Il gusto barocco per lo spettacolo si esprime anche attraverso lo sfarzo delle feste di corte, caratterizzate dalla mescolanza delle arti: letteratura, musica, danza, pittura.

Nell'ambito del teatro comico si afferma la Commedia dell'Arte, recitata da attori professionisti.

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Si tratta di uno spettacolo che non ha più sede nelle corti, ma che è rivolto al popolo e che si svolge nelle piazza e nelle strade.

La Commedia dell'Arte prevede:
- l'USO DELLE MASCHERE legate alle tradizioni regionali (Arlecchino, Pulcinella, Pantalone...);
- l'ABBANDONO DEL TESTO SCRITTO.

Al posto del testo troviamo un canovaccio, una trama essenziale, che consente una più libera interpretazione degli attori, capaci di improvvisare sulla base di schemi e tipi fissati: le maschere.

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Don Chisciotte in musica

La Commedia dell'Arte

in Italia e nel mondo

Rai International in collaborazione con la Fondazione del Teatro Italiano Carlo Terron presenta un progetto di Marco Maria Giorgietti: La Commedia dell'Arte nel Mondo.

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IL TEATRO IN ITALIA E IN EUROPA

Il melodramma

Tra tardo Cinquecento e inizio Seicento nasce un nuovo genere teatrale: il melodramma.

Inizialmente noto come opera in musica, oggi è più comunemente definito opera lirica: un genere in cui si intrecciano tragedia e commedia, danza, musica e poesia.

Le sue origini si collocano a Firenze, dove alcuni letterati e musicisti, riuniti nel gruppo della così detta Camerata de' Bardi (dal nome del mecenate, il conte Giovanni Bardi), si confrontarono sul rapporto tra musica e poesia: ritenevano che il testo poetico dovesse essere valorizzato il più possibile dal canto di una voce solista e dalla musica.

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Viene così teorizzata la pratica della recitazione ritmica e intonata del recitar cantando in cui la musica, composta su armonie lineari e melodiche, ha il compito di accrescere le potenzialità espressive del verso poetico.


Questo genere conoscerà ampia fortuna in Europa e sarà vivo ancora nelle produzioni settecentesche, quando Pietro Metastasio, stabilendo la supremazia del libretto sulla musica, riformerà il melodramma.

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Tre Paesi, tre autori

MOLIèRE

SHAKESPEARE

CALDERòN DE LA BARCA

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IL TEATRO IN SPAGNA

Nel cosiddetto Siglo de oro (Secolo d'oro), che va dalla metà del Cinquecento alla metà del Seicento, si assiste in Spagna a una straordinaria diffusione della letteratura drammatica, in cui trovano espressione le poetiche del Barocco.

Ai vertici si collocano Lope de Vega (1562-1635) e Tirso de Molina (1579-1648), ma soprattutto Pedro Calderòn de la Barca, con la sua opera La vita è sogno, nella quale illustra l'illusorietà del reale.

PEDRO CALDERON DE LA BARCA

LA VITA: Nato nel 1600 a Madrid, frequenta le scuole dei gesuiti e prosegue gli studi universitari in diverse città spagnole. Dopo aver rappresentato a corte la sua prima commedia nel 1623, viaggia in Italia e nelle Fiandre. Tornato a Madrid nel 1626, si dedica alla produzione teatrale, eccetto che negli anni 1640-1641 durante i quali prende parte alle battaglie della Guerra dei Trent'anni. Entrato nell'ordine francescano nel 1650, nel 1663 diviene cappellano onorario del re di Spagna, vivendo a corte dal 1679 fino alla morte, avvenuta nel 1681.


LE OPERE: Oltre ad aver scritto più di cento commedie, Calderòn de la Barca ha scritto ottanta drammi religiosi in un solo atto, con lo scopo di spiegare al popolo sotto forma di rappresentazione teatrale complesse questioni teologiche. Le sue opere sono a sostegno della spiritualità, a difesa della fede cattolica e dell'ortodossia controriformista. L'autore, però, si allarga anche ad altre tamatiche tipiche dell'immaginario barocco, come l'eterno contrasto tra bene e male, il carattere illusorio delle attese e delle speranze, gli inganni della vita reale e la fragilità della condizione umana, cui si deve reagire trovando conforto nella fede.


LA VITA E' SOGNO: Le tematiche più care all'autore trovano spazio nell'opera La vita è sogno (1635) nella quale il protagonista giunge a dubitare della propria stessa identità, in un mondo nel quale l'apparenza è continuamente confusa con la realtà. Attraverso le parole del protagonista (Sigismondo, figlio del re di Polonia) l'autore propone una desolata riflessione sull'esistenza umana, ingannevole ed effimera, sempre esposta ai rischi e ai capricci della fortuna. Ognuno crede di vivere una vita autentica, ma si tratta solo di un'illusione: il re, il ricco, il povero altro non sono che ruoli da recitare nel gran teatro del mondo in una sorta di spettacolo che si concluderà con la morte.


IL TEATRO IN INGHILTERRA

Durante i regni di Elisabetta I (1558-1603) e di Giacomo I (1603-1625) l'Inghilterra conosce uno sviluppo culturale senza precedenti e vede l'affermazione del teatro professionistico, con la conseguente nascita dei primi veri e propri edifici teatrali.

La scrittura drammatica è sollecitata dalle richieste del nascente mercato dello spettacolo: il popolo infatti assiste numerosissimo alle rappresentazioni teatrali, in un periodo in cui la relativa pace interna favorisce l'intrattenimento.


I principali esponenti del teatro elisabettiano sono Christopher Marlowe (1564-1593), autore del Dottor Faust, e Ben Johnson (1572-1637) poeta, letterato e drammaturgo dalla forte vena satirica.


Incontrastata in Inghilterra e in Europa è però la figura di William Shakespeare: il suo teatro attraversa i generi della commedia, della tragedia e del dramma storico, con situazioni attinte dal passato e dalla contemporaneità, dal reale e dal fantastico, dalla storia e dal patrimonio folcloristico, passando dalla leggerezza dei torni delle commedie alla cupa rappresentazione del delitto e del male.

IL TEATRO IN FRANCIA



Corneille e Racine: La storia del teatro francese di quest'epoca è segnata dalla rivalità fra Pierre Corneille (1606-1684) e Jean Racine (1639-1699).

Entrambi autori sia di commedie, sia di tragedie, eccellono particolarmente in queste ultime, tutte di argomento storico-mitologico e rispettose delle regole del classicismo rinascimentale ispirato al rispetto delle tre unità aristoteliche:


  • unità di luogo - la vicenda deve svolgersi in un luogo unico, nel quale i personaggi agiscono o raccontano le vicende accadute. Nella tragedia greca spesso le azioni non vengono compiute e viste "in presa diretta" ma soltanto riferite o raccontate sulla scena;
  • unità di tempo - la più comune interpretazione di questa norma fu che l'azione dovesse svolgersi in un'unica giornata dall'alba al tramonto;
  • unità di azione - il dramma doveva comprendere un'unica azione, con l'esclusione quindi di trame secondarie o successivi sviluppi della stessa vicenda (senza salti temporali).


Corneille raggiunge la fama nel 1636 con Il Cid, ambientato in un leggendario medioevo spagnolo, a cui seguirono altre opere fondamentali come Orazio (1640), La morte di Pompeo (1643).

Il successo di Corneille venne offuscato da quello di Racine, quando questi raggiunse la fama col suo primo capolavoro, Andromaca (1667), a cui segue Britannico (1669).


Nel 1670 andarono in scena nei teatri parigini due tragedie del medesimo soggetto (Berenice di Racine - Tito e Berenice di Corneille). Il pubblico dimostrò maggior apprezzamento per Racine, che continuerà ad affermare la propria superiorità con altre opere quali Mitridate (1673) e Fedra (1677).



Molière: il teatro comico francese raggiunse il suo massimo splendore con Molière. Questi riprende personaggi e situazioni della commedia classica e rinascimentale, ma mostra anche cura e attenzione nei confronti degli aspetti culturali della Francia del suo tempo. Si legge nelle sue opere una sottile e pungente satira delle convenzioni sociali, di cui smaschera ipocrisie e falsi moralismi.

MOLIERE

Jean-Baptiste Poquelin, noto con lo pseudonimo di Molière, nasce a Parigi nel 1622. Dopo aver rinunciato alla professione di avvocato, fonda nel 1643 con l'attrice Madeleine Béjart una compagnia teatrale con la quale spera inutilmente di imporsi sulla scena parigina. Imprigionato per debiti, abbandona Parigi nel 1646, portando le sue rappresentazioni nelle città di provincia. Tornato nella capitale nel 1658, ottiene il successo con una recita a corte, guadagnandosi la protezione del fratello del re, che gli concede stabilmente l'uso del teatro Petit-Bourbon, vicino al Louvre. Molière vi rappresenta le sue prime opere, come Le preziose ridicole (1659), una delle circa trenta commedie di costume, in cui colpisce con l'arma del ridicolo le mode del suo tempo, facendone oggetto di rappresentazione comica e satirica. Si deridono le giovani dame della borghesia che si atteggiano a colte e raffinate nobildonne.

Altre opere di questo periodo sono Sganarello, o il cornuto immaginario (1660), la Scuola dei mariti (1661) e la Scuola delle mogli (1662), che causano a Molière feroci avversioni e accuse: queste commedie portano infatti sulla scena il problema delle convenzioni dei rapporti matrimoniali, smascherando la falsità e l'ipocrisia celate dietro l'ideologia e le istituzioni sociali.


LE OPERE DELLA MATURITA': Ottenuta la protezione di re Luigi XIV, Molière continua a difendere la propria concezione del teatro, rivendicando all'arte il diritto-dovere di rappresentare la realtà, anche quando è scomoda o sgradevole. Su questa linea nascono i capolavori della maturità, incentrati sullo svelamento dei vizi umani: questo commedie diventano uno strumento di satira dei costumi sociali.

Esemplare in tal senso è Tartufo (1664) nel quale il protagonista, fingendo una grande devozione religiosa e una condotta impeccabile, si introduce nella casa di un ricco borghese, cercando di ottenere la sua fiducia per impadronirsi dei suoi beni. L'accusa nei confronti della morale dell'epoca e delle vuote pratiche religiose colpisce nel segno, provocando reazioni tali da costringere il re a far sospendere le repliche.

Stessa sorte toccherà l'anno dopo a Don Giovanni o il convitato di pietra, in cui viene ripresa la figura del seduttore ateo e libertino, indifferente a ogni legge umana e divina. Attraverso la critica nei confronti del cinismo e dell'ipocrisia del personaggio, Molière intente colpire un'intera classe sociale. Don Giovanni rappresenta il prototipo del libertino irriverente e trasgressivo. D'altra parte, il libertinismo stava conoscendo in quel periodo una fase di grande diffusione proprio nella Francia del XVII secolo come reazione alle rigidità moralistiche della Controriforma.

Il protagonista del Misantropo (1666) è invece un giovane onesto e sincero che si allontana dall'ambiente aristocratico al quale appartiene e di cui denuncia, in tal modo, l'assenza di valori autentici.

L'Avaro (1668) adatta alla realtà contemporanea all'autore personaggi e situazioni del teatro classico, mentre il Malato immaginario (1673), basato sul tradizionale meccanismo degli equivoci e degli inganni. Molière muore proprio durante una rappresentazione del Malato immaginario, quando recitava nella parte del protagonista nel 1673.

WILLIAM SHAKESPEARE

Nasce a Stratford-upon-Avon nel 1564 da un agiato commerciante di pellami. Nel 1582 sposa Anne Hathaway, dalla quale avrà tre figli. Nel 1592 viene rappresentata la prima parte dell'Enrico VI e Shakespeare si afferma come attore e drammaturgo.

Tra il 1593 e il 1594 i teatri inglesi furono chiusi a causa della peste e in questi anni Shakespeare pubblica poemetti e inizia la stesura dei sonetti.

Alla riapertura dei teatri, Shakespeare entra a far parte della compagnia dei Servi del Lord Ciambellano. Quella teatrale diventa, dunque, un'attività professionale.

Del 1609 è la pubblicazione dei sonetti, probabilmente senza autorizzazione dell'autore.

Nel 1613 un incendio distrugge il teatro Globe di Londra, dove recitava la sua compagnia, durante una rappresentazione del dramma storico Enrico VIII.

Muore a Stratford nel 1616.


OPERE TEATRALI: Nonostante i Sonetti siano le opere liriche forse più riuscite del XVII secolo, Shakespeare si è interamente dedicato al teatro: la sua è la più vasta e imponente produzione teatrale di tutti i tempi. Commedie, tragedie e drammi storici nascono dalle ispirazioni più varie, attingono dalla storia antica e da quella recente, dalla letteratura europea (Otello e Romeo e Giulietta provengono dalla tradizione italiana del Cinquecento), dalle leggende popolari.

Grazie alla mescolanza di stili e al rifiuto delle unità aristoteliche, Shakespeare inaugura la stagione del teatro moderno. I suoi personaggi vivi, attratti dal potere, preda degli eccessi dell'odio e della crudeltà, hanno passioni violente e umane, ma anche sentimenti teneri e affetti.

La commedia shakesperiana si ispira a quella italiana del Cinquecento: intrecci basati su equivoci e travestimenti, con dialoghi brillanti e delicate rappresentazioni dell'amore.


COMMEDIE: La bisbetica domata, Sogno di una notte di mezza estate, Il mercante di Venezia e La dodicesima notte;


TRAGEDIE: possono essere suddivise in cinque gruppi:

1) Drammi dialettici: Amleto e Misura per misura;

2) Tragedie: Romeo e Giulietta, Otello, Re Lear e Macbeth;

3) Drammi classici: Giulio Cesare e Antonio e Cleopatra;

4) Drammi romanzeschi: Cimbelino e La tempesta;

5) Drammi storici: Riccardo II, Enrico VI (in tre parti) e Riccardo III.





Don Chisciotte in musica

Il teatro del Seicento

in Italia e in Europa

Video a cura di Studenti.it

Prof.ssa Sara Aschelter

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Buono studio

Prof.ssa Sara Aschelter