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La tarda antichità

diocleziano e la tetrarchia

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Prof.ssa Sara Aschelter

Indice

01. Tarda antichità

02. cristianesimo

03. diocleziano

04. la tetrarchia

07. persecuzioni

08. costantino

05. mappa geo

06. società iv sec.

09. schema

10. video 1° parte

11. video 2° parte

12. contatti

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La tarda antichità

La crisi del III secolo produsse un profondo distacco col passato, aprendo una nuova fase storica che gli studiosi definiscono «tarda antichità». Il periodo della tarda antichità comprende il IV e il V secolo e va dall’epoca di Diocleziano alla deposizione dell’ultimo imperatore romano d’Occidente, nel 476, data dalla quale si è soliti per convenzione far iniziare il Medioevo. Già dal 410, tuttavia, col saccheggio di Roma da parte dei Visigoti gli abitanti dell’impero si erano resi conto di essere in mano ai barbari. In quest’epoca si verificarono profondi mutamenti demografici (barbari insediati nelle regioni d’Occidente), economici (commercio internazionale indebolito), religiosi (affermazione e istituzionalizzazione del Cristianesimo) e sociali (calo demografico e regresso della vita cittadina). A questi si accompagnò anche un grande cambiamento nell’assetto politico dell’Impero.

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L'affermazione del Cristianesimo

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Secondo Sant’Agostino la calata dei barbari rappresentava il segno che stava per iniziare una nuova civiltà: la «città di Dio» si stava sostituendo alla «città degli uomini». I valori romani vengono lentamente sostituiti dai valori cristiani. La speranza risiedeva proprio nei barbari: molte tribù germaniche erano state convertite da missionari cristiani. La cultura cristiana si scontra finalmente con la cultura pagana. Dopo i primi anni in cui i cristiani avevano preferito sottolineare le differenze con i pagani, ora che sono più convinti, forti di un’ideologia definita, si avvicinano ai modelli pagani e ne apprezzano l’artisticità. Contenuti cristiani in forme classiche.

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Diocleziano

diocleziano (284-305)

Diocleziano, soldato di umili origini, proveniente dalla Dalmazia, governerà Roma per più di vent’anni, donando a Roma stabilità e riforme strutturali che modificheranno l’assetto dell’Impero. Capì subito che era essenziale slegare la figura dell’imperatore dall’esercito, per rafforzarne l’autonomia. Capì subito che per ottenere i suoi obiettivi, sarebbe stato essenziale liberare l’imperatore dall’influenza dei militari.

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Capì subito che per ottenere i suoi obiettivi, sarebbe stato essenziale liberare l’imperatore dall’influenza dei militari. Diocleziano voleva instaurare una monarchia assoluta: costituì una corte di funzionari fedeli e dipendenti; il Senato aveva perso il suo potere; le assemblee popolari non vennero più convocate. Cominciò a presentarsi come «dominus» (signore, padrone) dell’impero, con la facoltà di promulgare leggi ed editti senza dover rendere conto a nessuno.

Mise dunque a punto la riforma dell’esercito: venne diminuito il numero dei soldati nelle legioni (per evitare che i comandanti disponessero di un gran numero di militari), ma fu aumentato il numero delle legioni. L’esercito fu diviso in due parti: i limitanei (truppe di frontiera) e i comitati (truppe da combattimento). Il nuovo esercito contava 600.000 uomini molto costosi per lo Stato.

La tetrarchia

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Nel 293 Diocleziano attuò una riforma che modificò l’intero assetto dell’impero: tutto il territorio romano fu diviso in 12 diocesi, composte da più province.
Le diocesi erano raggruppate in 4 prefetture (macro regioni):

- Penisola iberica e Gallie;
- Italia e costa nord-africana;
- Penisola balcanica e Grecia;
- Medio Oriente ed Egitto.
Due prefetture erano affidate ai «cesari» e due agli «augusti», che erano più importanti dei primi.

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Diocleziano assunse il titolo di augusto e la prefettura orientale, scelse come collega augusto Massimiano, suo valente generale e gli affidò la prefettura italico-africana. Diocleziano nominò suo cesare Galerio e lo assegnò alla prefettura balcanico-greca; Massimiano scelse Costanzo Cloro, cui spettò la prefettura gallico-ispanica.


IL POTERE REGIO

Sul capo dei quattro sovrani si trovava il diadema, un simbolo di origine orientale che rappresentava il potere regio e che dal Medioevo prese il nome di corona.

LE TESTE

Le teste sono simili. Due personaggi hanno la barba, forse per sottolineare un'età più avanzata o per distinguere gli augusti dai cesari.

L'ABITO

I quattro personaggi indossano lo stesso abito, con corazze che anticamente erano rivestite con foglie d'oro. Una mano impugna saldamente una spada ornata riccamente, con l'elsa a forma di testa d'aquila.

IL PIEDE MANCANTE

Una delle quattro figure è priva di un piede, ricostruito e integrato al resto della scultura con marmo chiaro. A riprova della provenienza bizantina dell'opera, nel Museo Archeologico di Istanbul è possibile vedere il piede mancante in porfido, ritrovato intorno al 1950.

La tetrarchia

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GLI AUGUSTI

Diocleziano assegnò a un abile militare, Massimiano, il governo della parte occidentale dell'Impero e a se stesso il governo di quella orientale. I due imperatori, detti Augusti, scelsero un collaboratore ciascuno, detti Cesari.

I CESARI

I due Cesari erano Galerio per l'Oriente e Costanzo Cloro per l'Occidente. A loro era affidato il comando di determinate province. Secondo il sistema studiato da Diocleziano, i due Cesari sarebbero divenuti Augusti al posto dei predecessori e avrebbero a loro volta nominato i nuovi Cesari. Con questo meccanismo di successione, Diocleziano sperava di evitare per sempre il pericolo di guerre civili, ma ciò non accadde.

ROMA

Durante la tetrarchia Roma cessò così di essere il centro dell'Impero. Le capitali infatti erano quattro, scelte nelle vicinanze dei confini: Milano e Treviri in Occidente; Nicomedia e Sirmio in Oriente.

Una società imbalsamata

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Per quanto concerne le finanze dello Stato, Diocleziano cercò di garantire a Roma proventi fissi attraverso una vera e propria programmazione delle entrate e delle uscite. I nuovi tributi erano calcolati sulle unità di terra, cui corrispondeva un cittadino da tassare. Lo Stato impedì di abbandonare il proprio podere o di lasciare la propria professione in città: questo avrebbe alterato i flussi di reddito. Il figlio subentrava al padre anche nelle professioni, ereditando i suoi doveri fiscali. Nonostante lo Stato raggiunse l’obiettivo di un reddito fisso e garantito, questa serie di riforme contribuirono a imbalsamare la società.

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La riforma fiscale non migliorò tuttavia la condizione economica dell’impero: i cittadini dovevano pagare tributi fissi, oltre a dover contribuire con parte dei raccolti al sostentamento dell’esercito. La crisi fece alzare i costi dei prodotti, al punto che Diocleziano fu costretto nel 301 a emanare l’edictum de pretiis (editto sui prezzi) con cui fissava il prezzo massimo di circa mille prodotti essenziali. Tuttavia, si creò subito un vasto mercato di contrabbando tanto che l’imperatore fu costretto ad abolire i prezzi calmierati.Non tutte le colpe sono da attribuire a Diocleziano: il latifondo e il colonato, le devastazioni di anni di guerre e gli alti costi dell’apparato statale influirono su una nuova, più intensa crisi.

Le persecuzioni dei cristiani

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La politica di Diocleziano mirava a controllare ogni aspetto della vita dei romani: il Cristianesimo rappresentava una minaccia.
Il cesare Galerio cominciò a fare pressioni sull’imperatore perché punisse i seguaci di Cristo, «causa dei mali dell’impero». Diocleziano avviò una campagna di persecuzioni anti-cristiane, con una serie di editti tra il 303 e il 304, che promuovevano la distruzione delle chiese, la proibizione di celebrare riti e l’esclusione dei cristiani dalle cariche pubbliche. I libri sacri furono bruciati, molti cristiani o presunti tali furono processati e condannati a morte. Lo stesso Galerio, divenuto augusto, nel 311 emanò un editto che proclamò l’inizio di una politica di tolleranza dei cristiani.

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Costantino

costantino (324-337)

Il meccanismo della successione pensato da Diocleziano si inceppò: nel 405 Diocleziano e Massimiano abdicarono e i due cesari divennero augusti. Nel 306 all’improvvisa morte di Costanzo Cloro i soldati non nominarono augusto il suo cesare, ma Costantino, il figlio di Costanzo.

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Diocleziano 1° parte

Prima parte della spiegazione su Diocleziano e la tetrarchia.

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Diocleziano 2° parte

Seconda parte della spiegazione su Diocleziano e la tetrarchia.

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Buono studio!

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profaschelter@gmail.com