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L'anarchia militare

Il Iii secolo dopo cristo (235-284)

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Prof.ssa Sara Aschelter

Indice

01. anarchia militare

02. MASSIMINO

03. CAMBIAMENTI

04. MINACCE ESTERNE

07. mura aureliane

08. video

05. valeriano e gallieno

06. aureliano

09. contatti

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L'anarchia militare

Pur con i suoi limiti, la dinastia dei Severi era riuscita nonostante la crisi a mantenere intatte le istituzioni dell’impero. Con la morte di Alessandro Severo, il Senato e l’esercito non riuscirono più a trovare un equilibrio: per cinquant’anni gli eserciti proclamarono imperatori i loro comandanti, che combattevano fra loro.

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Sarcofago Ludovisi,

III secolo d.C., scena di battaglia tra Romani e Germani.

Massimino il Trace

massimino il trace (235 - 238)

Alla morte dell’ultimo dei Severi, Alessandro, l’esercito proclamò imperatore un semplice centurione, Massimino, ex pastore analfabeta che aveva fatto fortuna nell’esercito. Venne soprannominato «il Trace» poiché proveniva dalla Tracia, una delle regioni più povere dell’impero.

Fu il primo imperatore barbaro, che non condivideva la cultura e la mentalità classica romana. Come si può notare dalla statua dedicatagli, era un uomo vigoroso, forte e coraggioso – qualità apprezzate dai militari.
Dedicò il suo intero governo alla difesa dei confini settentrionali, per sovvenzionare la quale aumentò la tassazione imposta all’aristocrazia senatoria. I senatori, dunque, cospirarono contro di lui, che per giunta si era rifiutato di andare a Roma per essere incoronato. Venne ucciso nel 238.

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Massimino era un uomo di scarsa cultura ma dotato di grandi virtù militari, secondo quanto scrive lo storico greco Erodiano (170-240).


Nell’esercito c’era un certo Massimino, di origine tracia e semibàrbaro, proveniente da un villaggio in cui – come si raccontava – da ragazzo faceva il pastore. Nel fiore della gioventù per la grandezza e la forza del suo corpo fu accolto nella cavalleria, poi conducendolo il destino passò a poco a poco per tutti i gradi della carriera militare, fino ad ottenere il comando di un accampamento e il governo di una provincia.

In virtù dell’esperienza militare appena citata, Alessandro mise Massimino al comando delle reclute dell’esercito, per addestrarle alla vita militare e renderle idonee al combattimento. Ed egli, svolgendo il suo incarico con ogni cura, si guadagnò una grande benevolenza da parte dei soldati, perché non solo insegnava loro ciò che bisognava fare, ma anche precedeva tutti nei fatti, cosicché non erano solo suoi allievi, ma pure seguaci e imitatori del suo valore.

Il crollo delle istituzioni

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Alla morte di Massimino il Trace, il senato cercò di riprendere il controllo, ma era troppo debole: i contrasti con l’esercito erano sempre più evidenti. Si susseguirono dunque ammutinamenti e rivolte militari.

Tra il 238 (morte di Massimino) e il 284 (Diocleziano al potere) si succedettero ben 21 imperatori, quasi tutti morti di morte violenta senza che nessuno riuscisse a stabilire una dinastia.

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La situazione economica peggiorava sempre più: grandi spese erano state affrontate per sostenere le necessità militari, provocando l’aumento delle tasse; una nuova epidemia, questa volta di peste, infierì a più riprese per tutto il III secolo; la riduzione di mano d’opera causò carestie.

Soldati mostrano la testa di alcuni barbari all'imperatore Traiano (dettaglio della Colonna Traiana)

Inoltre, l’arruolamento forzato di soldati d’origini germaniche stava consentendo a molti barbari d’infiltrarsi nelle gerarchie militari, in uno degli apparati più importanti dell’Impero romano (l’esercito).


MINACCE ESTERNE

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Alle frontiere sul Reno e sul Danubio premevano masse di Germani, spinti da altri popoli (come gli Unni). Già alla fine del II secolo d.C. i Goti avevano iniziato a migrare dalla Scandinavia, dividendosi in Ostrogoti (Goti dell’Est) e Visigoti (Goti dell’Ovest).


I Goti si spostavano in massa, con donne, bambini e animali al seguito, alla ricerca di nuove terre: un grande movimento migratorio di gente affamata e disposta a tutto. A causa delle loro costanti pressioni, l’esercito romano sarà impegnato a lungo nella difesa dei confini, con pesanti perdite.

Nel 248, però, sotto il governo di Filippo l’Arabo (244-249), i Goti riuscirono a passare il Danubio e a forzare il limes, arrivando fino alla penisola balcanica: i Romani riuscirono a fermarli solo dietro un forte versamento di denaro.



In Partia, la dinastia dei Sasànidi, che affermavano di essere discendenti dei sovrani persiani, ambivano a ripristinare i confini dell’antico impero.


La dinastia dei Sasànidi ambiva a ripristinare i confini dell’antico impero persiano. Molto forti in battaglia, disponevano di un esercito fondato su un tipo di cavalleria che li rendeva particolarmente ostici: i catafratti, cavalieri corazzati dotati di lunghe armature. Una protezione in metallo ricopriva anche i cavalli. L’esercito romano s’impegnò a lungo per arrestarne il cammino, con ingenti perdite umane e finanziarie.

VALERIANO E GALLIENO

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Dopo un periodo di instabilità, nel 253 sale al trono un anziano senatore, Valeriano (253-260), che per la prima volta nella storia di Roma divide i territori dell’Impero, affidando al figlio Gallieno il controllo della parte occidentale.


Moneta con l'effige di Valeriano


Nel 260, però, Valeriano è catturato nella guerra contro i Parti e muore in prigionia. Da allora, al governo rimase il solo Gallieno, che a stento riuscì a difendere l’Italia dalla calata dei popoli germanici, che devastarono tuttavia altre zone dell’impero. La Grecia venne ridotta a un cumulo di rovine. Ben presto, i Goti raggiungono anche l’Asia Minore.

Gallieno (253-268), rimasto dunque unico imperatore, escluse i senatori dal comando delle formazioni militare, di fatto riservandolo ai soldati di carriera. In questo modo, vennero distinte nettamente la carriera politica e quella militare.


In questo periodo, alcune regioni si resero autonome: si costituì l’Impero delle Gallie (Gallia, Spagna, Britannia), con a capo il generale delle legioni che si erano ammutinate, Postumo. Questi riuscì a contenere nuove invasioni barbariche sul Reno. Si costituì anche il Regno di Palmira, nelle mani della regina Zenobia che estese il suo dominio commerciale dall’Egitto all’Eufrate.

Palmira è famosa soprattutto per una sua regina, Zenobia: bella, colta e spregiudicata, per molti aspetti simile a Cleopatra, conquistò l’Egitto e osò sfidare Roma. Sotto il suo regno Palmira divenne un luogo di cultura e tolleranza, in cui religioni diverse tra loro convivevano in pace. La città inoltre era un importante centro carovaniero sul fiume Eufrate, nel deserto siriano. Sorgeva in una vasta e lussureggiante oasi ed era quindi un punto di incontro di mondi diversi: quelli dei mercanti d’Oriente e d’Occidente.

Oggi quell’epoca di splendore è un lontanissimo ricordo: nel 2015 Palmira è caduta nelle mani dei terroristi dell'autoproclamato Stato islamico che hanno raso al suolo gran parte dei suoi monumenti più significativi. Prima della conquista, due dei templi meglio conservati di Palmira erano quello di Baal, costruito nel 32 d.C. e di cui era ancora conservata la parte centrale e il colonnato esterno, e quello di Baalshamin, risalente a un secolo più tardi, più piccolo ma meglio conservato.

Aureliano

aureliano (270 - 275)

Due generali riuscirono a ricompattare i domini romani: Claudio II annientò i Goti; Aureliano pose fine ai Regni delle Gallie e di Palmira nel 273, riunendo tutto l’impero sotto il proprio dominio (a esclusione della Dacia).

Aureliano era divenuto imperatore nel 270 e già l’anno successivo si era impegnato a costruire una lunga cinta muraria difensiva attorno all’Urbe: le mura aureliane.
Introdusse ufficialmente a Roma il culto del Sole, identificato con Mitra, religione già seguita da molti membri dell’esercito. Aureliano fu ucciso in una congiura nel 275.
Dopo un breve periodo di governi minori, nel 284 il potere giunse nelle mani di Diocleziano, che sarebbe rimasto imperatore fino al 305, attuando una profonda trasformazione dell’impero.

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LA FESTA DEL 25 DICEMBRE

Nel 274 Aureliano ordinò la costruzione di un nuovo tempio nel campo di Agrippa, l'attuale piazza San Silvestro a Roma. Il tempio venne dedicato al Sole invitto che divenne la suprema divinità protettrice dell'impero. L'imperatore fissò la festa di questa divinità il 25 dicembre, cioè qualche giorno dopo il solstizio d'inverno, quando il sole rinato incominciava a essere ben visibile sull'orizzonte. Durante questa festa, chiamata giorno natale del Sole invitto, venivano celebrati cerimonie e giochi, tra cui trenta corse di carri. Più tardi, la Chiesa utilizzò questa data tradizionale per collocare il Natale di Cristo.

Un tratto delle mura aureliane


le mura aureliane

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L'anarchia militare

Video spiegazione sul periodo dell'anarchia militare a Roma del III secolo d.C..

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Buono studio!

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profaschelter@gmail.com