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La dinastia dei Severi

settimio severo - caracalla - eliogabalo -
alessandro severo

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Prof.ssa Sara Aschelter

Indice

01. crisi italica

02. colonato

03. video crisi

04. video iii sec.

07. settimio severo

08. caracalla

05. società iii sec.

06. dopo commodo

09. video severi 1°

10. Eliogabalo

11. alessandro severo

12. video severi 2°

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La crisi italica del II secolo

  • Nel corso del II secolo si manifesteranno i segni di una crisi che diventerà più evidente nel III secolo.

  • L'agricoltura decadde, la popolazione diminuì, l'economia subì un rallentamento.


  • I soldati obbligati a combattere provenivano spesso dai territori italici; il servizio militare toglieva forza lavoro.

  • Traiano aveva provato ad arginare la crisi obbligando i senatori a investire nell'economia italica.
  • Il commercio si andava sempre più limitando alle importazioni: dall'Oriente continuavano a giungere beni di lusso, il cui acquisto non era però controbilanciato dalle esportazioni.

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Il sistema del colonato

Nel corso del II secolo d.C. si affermò il sistema del colonato: le grandi tenute agricole furono divise in piccoli lotti, affidati a contadini nullatenenti o a schiavi in stato di semilibertà, chiamati coloni, che versavano al proprietario metà del proprio raccolto. Il sistema resse grazie al controllo esercitato dallo Stato, che si interessò anche a mantenere l’equità dei tributi pagati, evitando così che venisse estorto ai piccoli contadini più del dovuto.

Si trattava però di un equilibrio molto delicato, che si sarebbe rotto nel III secolo d.C.: contadini e schiavi divennero quasi la stessa cosa, sfruttati dallo Stato e dai potenti per interessi personali.

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Video sulla crisi italica

A cura della casa editrice "La Scuola", testo "Domande alla storia - Vol.2".

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Un secolo di cambiamenti

III secolo dopo cristo

La crisi economica e sociale che stava manifestandosi dal II secolo, esplose nel III al punto che siamo soliti considerarlo un vero e proprio spartiacque.La minore resa dell’agricoltura, la diffusione del latifondo e del colonato, la diminuzione della forza-lavoro, il calo demografico misero in grave crisi l’amministrazione imperiale, divenuta sempre più costosa. Per questo, il III secolo rappresenta uno spartiacque della storia antica: il divampare della crisi innescò una serie di cambiamenti sociali, economici e politici che avrebbero segnato profondamente la storia dell’Impero.

Il divario tra città e campagna aumentò: le condizioni di vita peggiorarono nelle campagne, mentre in città i cittadini godevano di sempre maggiori privilegi.

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I contadini-soldato

  • Le campagne erano sempre più oppresse dalle alte richieste della città. Inoltre, la pratica del colonato aveva contribuito a rendere i contadini sempre più simili a schiavi.
  • Per questo motivo, alla ricerca di migliori condizioni di vita, molti contadini si arruolarono nell’esercito.
  • I soldati reclutati tra le campagne ingrossarono le fila delle truppe, al punto che l’esercito romano del III secolo può essere definito un esercito di contadini-soldato. Alcuni riuscirono anche a raggiungere il massimo del potere: l’imperatore Massimino era un ex pastore analfabeta, originario della Tracia, regione povera dell’Impero.

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Da Commodo alla dinastia dei Severi

Anche dal punto di vista politico, il III secolo fu caratterizzato da una profonda instabilità: dapprima la dinastia dei Severi, molti dei quali morti per congiura, e poi l’anarchia militare destabilizzeranno il lungo percorso dell’Impero.

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L'impero "all'asta"!

  • Commodo, figlio autoritario di Marco Aurelio, venne ucciso per una congiura nel 192 d.C.. Alla sua morte, venne proclamato imperatore Elvio Pertinace, prefetto di Roma e compagno d’armi di Marco Aurelio.

  • Tuttavia, Elvio Pertinace si comportò in maniera sgradita ai pretoriani cercando di ripristinare la disciplina nell’esercito e venne ucciso per mano di questi solo tre mesi dopo.

  • L’autorevolezza della carica imperiale era a tal punto degradata, che gli stessi pretoriani misero all’asta la carica: il titolo venne comprato da un anziano senatore di dubbia reputazione ma molto ricco, Didio Giuliano (raffigurato sulla moneta).

  • Le legioni dell’esercito sparse nel territorio dell’impero si ammutinarono, non condividendo la nomina. Ognuna di loro proclamò imperatore il proprio generale. Alla fine di un sanguinoso conflitto fratricida, nel 193 il generale delle truppe stanziate in Pannonia, Settimio Severo, riuscì a sconfiggere i suoi avversari.
Occupando Roma, diventa l’unico imperatore. Inizia la dinastia dei Severi.

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Settimio Severo

Settimio severo (193 - 211)

Settimio Severo, un provinciale dell’attuale Libia, fu soprattutto un militare e tale rimase anche dopo l’investitura a imperatore. La sua politica fu incentrata a rafforzare l’apparato bellico di Roma, ma ben presto si rivelò dispendiosa al punto da influire negativamente sull’intera economia imperiale.

Da militare, Settimio Severo si preoccupò molto dell'esercito, trascurando invece l’aristocrazia senatoria. A favore dell’esercito erogò donativi (ricompensa in denaro per rafforzarne fedeltà) e privilegi.
La politica dei donativi portò al tracollo le già esauste finanze statali e influì negativamente su tutta l’economia.

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Annona militaris

Impose anche una nuova tassa, l’annona militaris (annona militare), un contributo obbligato richiesto a tutti i cittadini per mantenere l'esercito.
A subire maggiormente le conseguenza di questa tassa furono i contadini, già gravati dalla crisi dell’agricoltura e dal colonato.

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Politica estera

+ info

Settimio Severo cercò di favorire le province a scapito dell’Italia; anche il Senato assunse un peso sempre minore. Gli effetti positivi del governo di Settimio si videro soprattutto nella politica estera: difese con efficacia i confini settentrionali, sconfisse i Parti e per qualche tempo ristabilì la dominazione romana sulla Mesopotamia.

Settimio Severo morì nel 211 durante una campagna in Britannia.

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L’imperatore cercava l’appoggio alle nuove classi sociali delle province. Anche per questo, al contrario di Adriano o Marco Aurelio, non si lasciò influenzare dalla sola cultura greca. Introdusse, anzi, un nuovo culto proveniente dalla Siria che venerava le divinità solari.

Non c’è da stupirsi: le fonti ci raccontano di un uomo molto superstizioso e dedito all’astrologia.

Caracalla

caracalla (211- 217)

Dopo la morte di Settimio Severo, furono proclamati co-imperatori i due figli, Caracalla e Geta, da sempre rivali fra loro. Nello stesso anno, Geta fu ucciso dal fratello per mano dei pretoriani. I suoi seguaci furono sterminati. Caracalla rimase l’unico a governare Roma fino al 217.

Proseguendo la politica del padre, anche Caracalla distribuì enormi somme di denaro ai militari per guadagnarne la fiducia. Fu costretto ad aumentare le tasse, soprattutto a carico dell’aristocrazia senatoria, sempre più scontenta dell’operato dei Severi.

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Constitutio Antoniniana

Nel 212 promulgò un importante editto: la Constitutio Antoniniana, passata alla storia anche come Editto di Caracalla, concesse la cittadinanza romana a tutti gli abitanti liberi dell’impero. Godevano tutti ora di ogni diritto, soprattutto erano costretti a pagare le tasse. L’obiettivo era ovviamente quello di aumentare gli introiti del fisco. Nonostante ciò, la concessione della cittadinanza rese per la prima volta tutti uguali i cittadini di Roma e delle province. Nel 217 Caracalla morì assassinato durante una spedizione contro i Parti. Ad armare la congiura, il prefectus pretorio Opellio Macrino, che si fece proclamare imperatore.

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Settimio Severo e Caracalla

Video spiegazione su Settimio Severo e Caracalla.

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Eliogabalo

eliogabalo (218 - 222)

Nel giro di pochi mesi, anche Macrino venne ucciso dai militari, che acclamarono il quattordicenne Eliogabalo, nipote di Caracalla. Il ragazzo era troppo giovane per governare Roma, dunque divenne una marionetta nelle mani delle donne della famiglia: la nonna Giulia Mesa (sorella della moglie di Settimio Severo), la madre Giulia Soemia e la zia Giulia Mamea.


Le tre Giulia, originarie della Siria, erano votate a culti orientali stravaganti, professati anche dallo stesso Eliogabalo. Questi, infatti, praticava cerimonie esotiche, circondandosi di maghi e dedicando la sua vita all’ozio, assumendo atteggiamenti anticonformisti. Ben presto, fu proprio la nonna Giulia Mesa a pretendere venisse fatto fuori: nel 222 i pretoriani lo uccisero e lo gettarono nel Tevere.
Al suo posto, la nonna aveva già scelto un altro nipote, Alessandro Severo, figlio di Giulia Mamea.

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Alessandro Severo

alessandro severo (222 - 235)

Questa volta, però, avendo appreso per esperienza il potere acquisito dall’esercito a Roma, cercarono di mantenere buoni rapporti con il Senato, per evitare l’ingerenza dei militari negli affari di Stato. Alessandro Severo era inoltre un pacifista, motivo per cui perse subito l’appoggio degli eserciti. Interrompeva così la lunga storia di donativi e privilegi intrapresa fin da Settimio Severo.

Il ceto militare si dimostrò scontento del governo del giovane Alessandro: nel 235, infatti, mentre si trovava al confine settentrionale per fronteggiare un’incursione germanica, venne assassinato dai soldati, insieme alla madre – che, come tutte le donne della famiglia dei Severi, accompagnava il figlio anche in guerra. Con lui si conclude la dinastia dei Severi e inizia il periodo dell’anarchia militare.

Dopo l’uccisione di Eliogabalo voluto dalla nonna Giulia Mesa, il trono fu consegnato ad Alessandro Severo, figlio di Giulia Mamea, cugino di Eliogabalo. Aveva appena tredici anni. Ancora una volta, furono le donne della famiglia imperiale a gestire il potere al suo posto.

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Eliogabalo e Alessandro Severo

Video spiegazione su Eliogabalo e Alessandro Severo.

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La dinastia dei Severi

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La crisi del III secolo

A cura della casa editrice "La Scuola", testo "Domande alla storia - Vol.2".

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Buono studio!

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profaschelter@gmail.com