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Il medioevo ellenico

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01

il medioevo ellenico

1200 a.c. - 800 a.C. (circa)

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un'epoca di cambiamenti

Il venir meno di un potere centrale trasformò l'assetto del territorio, che si frammentò in una miriade di centri urbani o villaggi, disgiunti fra loro. Il numero degli abitanti si era molto ridotto e, più in generale, il livello culturale dei popoli greci si semplificò.

La scrittura, che serviva nei grandi palazzi per annotare traffici ingenti, scomparve nei piccoli villaggi: non ce n’era bisogno.

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Il periodo che va dal XII al IX secolo a.C. viene definito “Medioevo ellenico”, epoca detta anche età oscura o secoli bui. In quel periodo, infatti, la scrittura venne, anche se non del tutto, abbandonata e la produzione artistica decadde. Scarseggiano quindi i documenti e ciò ha dato nel passato, in particolare nell’Ottocento quando queste definizioni vennero coniate, l’immagine di una profonda crisi.


In realtà si trattò di un’epoca di transizione in cui si verificarono importanti novità. Innanzitutto giunse in Grecia, dall’Asia Minore, la lavorazione del ferro. Inoltre iniziò a formarsi quell’originale organizzazione politica chiamata polis, la città-stato greca, che nei secoli successivi caratterizzerà la Grecia. Infine la fantasia greca produsse due capolavori straordinari: l’Iliade e l’Odissea, i poemi, cioè lunghissimi racconti in poesia di Omero.

una fase buia?

Il numero degli abitanti si era molto ridotto e, più in generale, il livello culturale dei popoli greci si semplificò. La scrittura, che serviva nei grandi palazzi per annotare ingenti traffici, scomparve nei piccoli villaggi: non ce n’era bisogno. Verrà recuperata sono nell’800 a.C. dai Greci. La maggior parte delle informazioni su questo periodo, dunque, ci giungono

- dai reperti archeologici;
- dai poemi omerici.

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Il periodo che inizia con il 1200 a.C. e che si concluderà nell'800 a.C. circa, viene dunque definito Medioevo ellenico (ellenico=greco), proprio per indicare la fase buia e di passaggio tra lo splendore dei Micenei e la grandezza dei Greci.

Il Medioevo, infatti, che si apre con la fine dell'Impero romano d'Occidente nel 476 d.C. e che si concluderà nel 1492 con la scoperta dell'America per convenzione, è il periodo buio che intercorre tra lo splendore classico e il Rinascimento. Il termine fu coniato proprio da quegli intellettuali dell'Umanesimo che intendevano sottolineare l'importanza del rifiorire in Italia delle arti dopo secoli considerati poco produttivi. Il Medioevo era visto dall'uomo rinascimentale come un periodo dominato dal terrore della morte e guidato da un unico imperativo: l'amore divino, da ricercare in tutto ciò che è quotidiano.


I POEMI OMERICI

L'IMPORTANZA DELLE FONTI SCRITTE

L'Iliade e l'Odissea, opere attribuite tradizionalmente al poeta Omero, forniscono uno spaccato del Medioevo ellenico, di cui descrivono la mentalità, le istituzioni e i costumi. Nati dall’unione di canti tramandati oralmente dagli aèdi, i poemi omerici sono la migliore testimonianza del periodo, dal momento che ci sono solo pochi altri documenti scritti.

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QUALE SOCIETA' DESCRIVE OMERO?

Omero dunque scrisse i suoi poemi intorno all’VIII secolo, ma la guerra di Troia risale ad alcuni secoli prima (1250 a.C.). Secondo gli studiosi nei poemi omerici possiamo trovare elementi riconducibili a tre società:
• quella micenea, di cui si tramanda il ricordo;
• quella dei “secoli bui”, quando iniziò la stesura dei poemi;
• quella del periodo immediatamente successivo ai “secoli bui”.
Da qui gli errori di Omero rispetto alle guerre micenee, ma anche la straordinaria testimonianza sui “secoli bui” di cui i poemi sono una fonte attendibile che, tra l’altro, ne smentisce la decadenza.


In particolare, il racconto della guerra di Troia fa riferimento alle guerre micenee; il ritorno di Ulisse a Itaca, con le difficoltà dovute all’ostilità dei Proci, rispecchia la società dei “secoli bui”; laddove invece Omero racconta, soprattutto nell’Odissea, di eserciti a piedi e di agricoltura siamo in presenza della descrizione di un’epoca successiva, quella in cui si affermò la polis.

SOCIETA' E religione

02

Dai poemi omerici, emerge una società governata da un capo militare (basilèus), affiancato da un’assemblea di anziani (gherusìa), in maniera simile ai Micenei.


Il popolo (dèmos) poteva riunirsi in un’assemblea popolare (agorà), che però non aveva alcun potere politico.

Nel Medioevo ellenico non esiste una casta di sacerdoti. Chiunque poteva compiere sacrifici, dal re al contadino. La religione non segue un testo sacro, né sembra esistere un sistema che preveda premi o punizioni. I racconti su divinità o eroi mitici della Grecia venivano cantate dagli aèdi in occasioni festose e affidate al mito.

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Sappiamo inoltre, grazie all’epica omerica, che doveva già esistere una differenza tra ceti: vi erano uomini privi di libertà alle dipendenze di altri. Esistevano anche lavoratori liberi.

Le principali attività economiche di questo periodo sono mirate alla sopravvivenza del villaggio: erano principalmente agricoltori e allevatori.

economia

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la cultura dell'ospitalità

<--- Glauco e Diomede (420 a.C.)

I Micenei non furono, però, solo un popolo di guerrieri. La loro cultura era più complessa di quanto apparisse e possiamo scoprirlo proprio grazie all’epica. Nei poemi, Omero fa riferimento a una cultura dell’ospitalità (xenìa) largamente diffusa presso i Micenei.

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L'ospitalità si articolava secondo tre regole di base:

- rispetto del padrone di casa nei confronti dell'ospite;

- rispetto dell'ospite verso il padrone di casa;

- consegna di un regalo d'addio all'opsite.


Chi era ospitato era obbligato a ospitare a sua volta e a trattare col massimo riguardo: basti pensare all'episodio dell'Iliade dedicato alle figure di Glauco e Diomede, in guerra nemici, ma legati da antichi vincoli di ospitalità tra le famiglie.
Restituire il dono era un obbligo sociale e religioso, perché l'ospite era protetto da Zeus. Violare l'ospitalità è offensivo e richiede vendetta.


cultura della vergogna

Durante il Medioevo ellenico, come testimoniano ancora una volta Iliade e Odissea, i comportamenti e le azioni di un individuo erano influenzati dalle opinioni della comunità.
È la cosiddetta cultura della vergogna: una società in cui il rispetto delle regole si ottiene attraverso determinati modelli di comportamento offerti dalla comunità.

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Chi non si adatta a questi modelli riceve la disapprovazione della comunità e prova quindi vergogna.

Non solo: chi è causa di vergogna per la sua condotta arreca vergogna anche alla sua famiglia e al suo popolo. Per questo, la vendetta non solo era autorizzata, ma in alcuni casi attesa.

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Intorno al IX sec. a.C. la Grecia si trovò divisa tra tre stirpi di lingua ed etnia diversa: i Dori, nel Peloponneso e nelle zone settentrionali della Grecia, gli Ioni, in Attica, Eubea e Asia Minore e gli Eoli, in Beozia e in alcune isole del mare Egeo.

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Intorno al IX sec. a.C. la Grecia si trovò divisa tra tre stirpi di lingua ed etnia diversa:

- i Dori, nel Peloponneso e nelle zone settentrionali della Grecia,

- gli Ioni, in Attica, Eubea e Asia Minore

- gli Eoli, in Beozia e in alcune isole del mare Egeo.

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Dal Medioevo ellenico alla rinascita della civiltà greca.

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Video di ripasso sul Medioevo ellenico.

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