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L'Impero d'Augusto

età augustea (27 a.C.- 14 a.c.)

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Prof.ssa Sara Aschelter

Indice

01. ottaviano

02. titoli e cariche

03. video

04. principato

07. riassunto map

08. la riforma dell'esercito

05. i prefetti

06. province

09. politica estera

10. teutoburgo

11. propaganda

12. morte e successione

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Ottaviano al potere

Ottaviano, rientrato a Roma dopo aver eliminato Antonio e Cleopatra, viene accolto in trionfo (29 a.C.).
Roma, però, è reduce da anni di crisi, iniziata addirittura con Silla. Ogni famiglia aveva perso qualcuno o qualcosa.

Nonostante il desiderio dei Romani di trovare equilibrio, non volevano però un sovrano. Non avrebbero mai accettato di tornare alla monarchia.

L'abilità di Ottaviano, dunque, si rivelerà nella sua lenta opera di convincimento: piegherà le istituzioni della Repubblica romana al suo volere, comandando da solo senza mai definirsi "re". Si mosse con saggezza e cautela, come aveva previsto Cesare.

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Il passaggio dalla Repubblica all'Impero non fu immediato. Ottaviano si mosse con saggezza per riuscire ad assumere tutte le cariche politiche di Roma divenendo piano, piano l'unico uomo al comando. Il primo passaggio, dunque, fu quello: Repubblica > Principato (princeps senatus, il primo del Senato).
Con la nomina di Tiberio, suo figlio adottivo, come succussore alla guida di Roma, avverrà il vero e proprio passaggio:
Principato > Impero ereditario.

Titoli e poteri di Ottaviano

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28 a.C. - PRINCEPS SENATUS (il primo del Senato)

Si fa attribuire dal Senato la carica di princeps Senatus ("il primo del Senato"). Solo lui ha ora il potere di convocare le sedute del Senato. Inoltre, proprio in quanto primo uomo del Senato, è anche il primo a esprimere il proprio parere nel caso di una votazione: è evidente che col suo potere avrebbe potuto influenzare le scelte di tutti gli altri senatori.

In questo modo, il Senato comincia a perdere sempre più peso.

27 a.C. - CONSOLATO e titolo di AUGUSTUS

L'anno successivo al titolo di princeps senatus, Ottaviano viene nominato console. Per la prima volta, pur avendo un compagno, viene stabilito che l'erede di Cesare debba avere maggior peso decisionale. L'altro console, infatti, viene chiamato consol minor (console minore, di minore importanza, con minori poteri).


Sempre nello stesso anno, il Senato attribuisce a Ottaviano un nuovo titolo, ma questa volta la decisione sarà epocale: viene nominato Augustus ("colui che consacrato dagli Auguri", uomo degno di ammirazione - per le sue qualità, per le sue vittorie, per ilo suo ruolo nella storia di Roma). Da questo momento, Ottaviano decide di integrare questo titolo nel suo nome, divenendo

OTTAVIANO AUGUSTO o più semplicemente AUGUSTO.

23 a.C. - TRIBUNICIA POTESTAS e IMPERIUM PROCONSULARE MAIUS ET INFINITUM

La vera e propria svolta, però, arriva nel 23 a.C.. Anche Cesare, infatti, era riuscito a controllare buona parte dei poteri di Roma, ma non aveva pensato alle province, ai territori fuori dall'Urbe. Augusto a differenza del padre non si accontenta di farsi rieleggere console.


Il Senato (che ormai ha perso del tutto il governo, finito nelle mani di Ottaviano) gli conferisce gli ultimi due poteri politici:

- TRIBUNICIA POTESTAS (potestà tribunizia), che dai tempi dei Gracchi permette al tribuno di essere inviolabile. Augusto sa di essere odiato da molti come suo padre, dunque cerca di proteggere la sua stessa vita attraverso la legge;

- IMPERIUM PROCONSULARE MAIUS ET INFINITUM (imperio proconsolare). L'imperio proconsolare era il potere che riceveva il governatore di una provincia di Roma: grazie all'imperium, poteva dunque comportarsi da padrone per conto di Roma. Ma ad Augusto non basta essere governatore di una provincia di Roma: vuole il controllo di tutti i territori conquistati nei secoli. Così, dunque, si crea questo nuovo potere che è MAIUS et INFINITUM, cioè superiore rispetto a quello di tutti gli altri singoli governatori e senza limiti territoriali o temporali.


Adesso Augusto, uomo degno d'ammirazione, non solo è il primo uomo del Senato, colui che convoca ogni sessione e vota per primo; non solo è console, dunque a capo dello stesso Senato; ora è anche tribuno della plebe, dunque intoccabile, e il supremo governatore di tutte le province di Roma.


AUGUSTO è L'UNICO CAPO DI ROMA.

12 a.C. - PONTIFEX MAXIMUS

La carica di pontifex maximus era stata assunta da Lepido all'epoca del secondo triumvirato e da lui conservata fino alla morte, avvenuta nel 13 a.C. L'anno successivo, Augusto si assume anche questa importante carica religiosa.



Linea del tempo: video

Video riassunto e linea del tempo sulle cariche e sui titoli di Ottaviano Augusto, a cura della casa editrice La Scuola.

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PRINCIPATO: viene così definita la nuova forma di governo inaugurata da Ottaviano, princeps senatus (=primo, migliore del Senato).

Augusto dichiarava così che il suo era il governo del migliore, che agiva col consenso dei Romani, incaricato dal Senato, garante della tradizione romana di cui ricopriva tutte le cariche anche se non sovrano.
Augusto esercita tutti i poteri.

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La prefettura

  • PRAEFECTUS URBIS (prefetto urbano);

  • PRAEFECTUS ANNONAE (prefetto dell'annona);


  • PRAEFECTUS VIGILUM (prefetto dei vigili);

  • PRAEFECTUS PRETORIO (prefetto del pretorio)

Il primo problema che si presentava ad Augusto era quello di riorganizzare l'amministrazione dello Stato, corrotta e inefficiente. Pur accentrando tutto il potere nelle sue mani, lascia che siano altri a svolgere per suo conto alcune funzioni amministrative. Per questo motivo, inventa nuove cariche: i praefecti (prefetti), ognuno con un compito specifico.

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PRAEFECTI

Prefetto urbano

PRAEFECTUS URBIS

Prefetto dell'annona

PRAEFECTUS ANNONAE

Prefetto dei vigili

PRAEFECTUS VIGILUM

PRAEFECTUS PRAETORIO

Prefetto del pretorio

...e il senato?

Il Senato era stato lentamente e inesorabilmente privato della maggior parte dei suoi poteri.

Poteva ancora emanare leggi, eleggere magistrati, amministrare i tribunali, fungere da collegamento tra Roma e i territori del neonato impero attraverso il sistema di clientele e governare alcune province (le province senatorie, di cui parleremo nelle prossime slide). Tuttavia, non esercitava davvero più nessun potere decisionale: tutto era in mano ad Augusto.

Il princeps diminuisce il numero di senatori da 1000 a 600, di sua stretta fiducia. Per entrare a far parte del Senato, bisognava possedere un patrimonio di almeno un milione di sesterzi! Per avere un'idea, un salario medio di un lavoratore a Roma ammontava a circa 16.000 sesterzi l'anno. Il patrimonio di un senatore era, dunque, almeno 60 volte maggiore di quello di un comune romano.

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Il praefectus urbis si occupava di garantire l'ordine pubblico, svolgendo quasi le funzioni di capo della polizia. Era scelto dal rango senatorio e veniva nominato quando Augusto si allontanava dalla città.

Il praefectus annonae si occupava dell'approvvigionamento dell'Urbe e della distribuzione gratuita del grano. Era scelto dal rango equestre (equites, cavaliere).

Il praefectus vigilum si occupava della vigilanza notturna e svolgeva a tutti gli effetti il ruolo di vigile del fuoco. Si trattava, di solito, di liberti (schiavi affrancati).

Il praefectus praetorio era il capo delle guardie del principe. Il pretorio era il quartier generale delle truppe scelte da Augusto e pretoriani erano i suoi uomini. Svolgeva anche il ruolo di consigliere. Era di rango equestre.

Perchè alune prefetture erano state affidate da Augusto ai cavalieri di origine plebea?

Perché erano divenuti molto importanti e il princeps ne cercava l'appoggio: li compiaceva con una carica per ottenere sostegno.

province senatorie e province imperiali

Il Senato era stato lentamente e inesorabilmente privato della maggior parte dei suoi poteri.

Poteva ancora emanare leggi, eleggere magistrati, amministrare i tribunali, fungere da collegamento tra Roma e i territori del neonato impero attraverso il sistema di clientele e governare alcune province (le province senatorie, di cui parleremo nelle prossime slide). Tuttavia, non esercitava davvero più nessun potere decisionale: tutto era in mano ad Augusto.

Il princeps diminuisce il numero di senatori da 1000 a 600, di sua stretta fiducia. Per entrare a far parte del Senato, bisognava possedere un patrimonio di almeno un milione di sesterzi! Per avere un'idea, un salario medio di un lavoratore a Roma ammontava a circa 16.000 sesterzi l'anno. Il patrimonio di un senatore era, dunque, almeno 60 volte maggiore di quello di un comune romano.

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PROVINCIAE POPULI - Province senatorie

In queste regioni pacificate a comandare era il Senato, attraverso i suoi membri cui veniva affidato il governo delle province (proconsoli). I tributi riscossi finivano nelle case dello Stato, chiamate AERARIUM.

PROVINCIAE CAESARIS - Province imperiali

Le regioni non pacificate erano rette dal princeps, che affidava l'incarico a suoi funzionari fidati. I tributi riscossi finivano nelle casse personali dell'imperatore, chiamate FISCUS.

EGITTO

A causa della sua storica e strategica importanza, l'Egitto divenne possedimento personale d'Augusto. Il suo governo era affidato a un praefectus speciale nominato dal princeps.

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PROVINCIAE CAESARIS - Province imperiali

Le regioni non pacificate erano rette dal princeps, che affidava l'incarico a suoi funzionari fidati. I tributi riscossi finivano nelle casse personali dell'imperatore, chiamate FISCUS.

PROVINCIAE POPULI - Province senatorie

In queste regioni pacificate a comandare era il Senato, attraverso i suoi membri cui veniva affidato il governo delle province (proconsoli). I tributi riscossi finivano nelle case dello Stato, chiamate AERARIUM.

Ottaviano, divenuto princeps augustus, assume anche la carica di tribuno e l'imperium proconsulare. Al Senato rimangono pochi poteri e l'amministrazione di alcune province pacificate (senatorie). Ad Augusto spetta il controllo dei territori ancora non pacificati e il possesso personale dell'Egitto.


Ottaviano introduce anche nuove magistrature: le prefetture.

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La riforma dell'esercito

+ info

Augusto aveva compreso l'estrema importanza che nel corso dei secoli aveva acquisito l'esercito: Mario, Pompeo, Cesare prima e Ottaviano poi erano riusciti nelle loro imprese grazie alla fedeltà dei soldati.

Sebbene Augusto puntasse a una pace duratura (pax augustea), fu sempre attento all'organizzazione dell'esercito di Roma.

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La riforma dell'esercito voluta da Augusto puntava su tre aspetti fondamentali:


1) Reclutamento volontario regolare: che offriva ai soldati la possibilità di fare carriera durante la lunga ferma (10 anni per i cavalieri; 20 anni per i fanti). A trarne maggior beneficio furono ovviamente coloro i quali erano stati fino a questo momento più svantaggiati: i poveri, i provinciali, i veterani;


2) Trasferimento frequente di ufficiali: per evitare il pericoloso attaccamento delle truppe al proprio comandante;


3) La creazione dei pretoriani, guardia a difesa della persona del princeps. Si tratta di un corpo speciale di 9.000 giovani uomini volontari scelti nel territorio italico. Il loro compito era quello di difendere in qualsiasi circostanza l'imperatore ed erano guidati da un prefetto speciale, il prefetto del pretorio (PRAEFECTUS PRAETORIO).


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politica estera

Il Senato era stato lentamente e inesorabilmente privato della maggior parte dei suoi poteri.

Poteva ancora emanare leggi, eleggere magistrati, amministrare i tribunali, fungere da collegamento tra Roma e i territori del neonato impero attraverso il sistema di clientele e governare alcune province (le province senatorie, di cui parleremo nelle prossime slide). Tuttavia, non esercitava davvero più nessun potere decisionale: tutto era in mano ad Augusto.

Il princeps diminuisce il numero di senatori da 1000 a 600, di sua stretta fiducia. Per entrare a far parte del Senato, bisognava possedere un patrimonio di almeno un milione di sesterzi! Per avere un'idea, un salario medio di un lavoratore a Roma ammontava a circa 16.000 sesterzi l'anno. Il patrimonio di un senatore era, dunque, almeno 60 volte maggiore di quello di un comune romano.

Tra il 26 a.C. e il 19 a.C. Augusto pacificò in Spagna le continue ribellioni.

Tra 12 a.C. e il 9 a.C. Roma sottomette i Pannoni tra Slovenia e Ungheria. Augusto spinge così i confini di Roma fino al Danubio. L'opera di consolidamento verrà portata a termine dai figli Druso e Tiberio.

Altre guerre furono necessarie ad Augusto per consolidare i confini settentrionali dell'impero. A comando degli eserciti impegnati a Nord, i figli adottivi: Tiberio e Druso.

Dopo aver spinto i confini fino al Danubio, venne creata anche la Provincia di Germania, di cui sarà proconsole dal 7 d.C. Publio Quintilio Varo, generale fidato di Augusto. Varo dovrà affrontare ancora i Germani nel 9 d.C.

La disfatta di teutoburgo (9 d.C.)

I popoli Germani (Teutoni, Goti) erano barbari che abitavano regioni inospitali e boschive, dediti alle razzie. Varo cercò di civilizzarli e impose loro forti tasse. I Germani, allora, si ribellarono sotto la guida di Arminio nel 9 d.C..


Varo aveva infatti portato le sue truppe nel cuore della Germania, nei quartieri d'inverno, anche se era stato avvertito di una probabile insurrezione organizzata dai Germani di Arminio. Decise di non dar seguito a queste voci e prese una scorciatoia nella selva di Teutoburgo: proprio nella foresta li attendeva un'imboscata. I nemici, infatti, avevano costruito uno sbarramento per evitare la fuga ai Romani. Inoltre, l'esercito dell'impero era abituato a combattere in precisi schieramenti, impossibili da attuare nella fitta boscaglia di Teutoburgo. Vennero così attaccati da ogni lato e sterminati. Quasi al termine della battaglia, quando oramai aveva compreso di essere spacciato, Varo si tolse la vita, non reggendo al disonore suo e di Roma. Le truppe romane vennero sterminate o rese schiave, offerte spesso come sacrificio alle divinità barbare.


Si dice che Augusto, venuto a conoscenza della disfatta di Varo, abbia escalamato:

"VARE, REDDE MIHI LEGIONAS MEAS!"

(Varo, restituiscimi le mie legioni!).


Tiberio, figlio adottivo di Augusto, continua a difendere i confini tra Germania e Gallia per evitare che la rivolta si espanda ad altre antiche province. Tuttavia con questa sconfitta, i Romani persero la Provincia di Germania appena conquistata e furono così costretti ad assestare i confini sul Reno e sul Danubio.

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I popoli Germani (Teutoni, Goti) erano barbari che abitavano regioni inospitali e boschive, dediti alle razzie. Varo cercò di civilizzarli e impose loro forti tasse. I Germani, allora, si ribellarono sotto la guida di Arminio nel 9 d.C..


Varo aveva infatti portato le sue truppe nel cuore della Germania, nei quartieri d'inverno, anche se era stato avvertito di una probabile insurrezione organizzata dai Germani di Arminio. Decise di non dar seguito a queste voci e prese una scorciatoia nella selva di Teutoburgo: proprio nella foresta li attendeva un'imboscata. I nemici, infatti, avevano costruito uno sbarramento per evitare la fuga ai Romani. Inoltre, l'esercito dell'impero era abituato a combattere in precisi schieramenti, impossibili da attuare nella fitta boscaglia di Teutoburgo. Vennero così attaccati da ogni lato e sterminati. Quasi al termine della battaglia, quando oramai aveva compreso di essere spacciato, Varo si tolse la vita, non reggendo al disonore suo e di Roma. Le truppe romane vennero sterminate o rese schiave, offerte spesso come sacrificio alle divinità barbare.


Si dice che Augusto, venuto a conoscenza della disfatta di Varo, abbia escalamato:

"VARE, REDDE MIHI LEGIONAS MEAS!"

(Varo, restituiscimi le mie legioni!).


Tiberio, figlio adottivo di Augusto, continua a difendere i confini tra Germania e Gallia per evitare che la rivolta si espanda ad altre antiche province. Tuttavia con questa sconfitta, i Romani persero la Provincia di Germania appena conquistata e furono così costretti ad assestare i confini sul Reno e sul Danubio.

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I popoli Germani (Teutoni, Goti) erano barbari che abitavano regioni inospitali e boschive, dediti alle razzie. Varo cercò di civilizzarli e impose loro forti tasse. I Germani, allora, si ribellarono sotto la guida di Arminio nel 9 d.C..


Varo aveva infatti portato le sue truppe nel cuore della Germania, nei quartieri d'inverno, anche se era stato avvertito di una probabile insurrezione organizzata dai Germani di Arminio. Decise di non dar seguito a queste voci e prese una scorciatoia nella selva di Teutoburgo: proprio nella foresta li attendeva un'imboscata. I nemici, infatti, avevano costruito uno sbarramento per evitare la fuga ai Romani. Inoltre, l'esercito dell'impero era abituato a combattere in precisi schieramenti, impossibili da attuare nella fitta boscaglia di Teutoburgo. Vennero così attaccati da ogni lato e sterminati. Quasi al termine della battaglia, quando oramai aveva compreso di essere spacciato, Varo si tolse la vita, non reggendo al disonore suo e di Roma. Le truppe romane vennero sterminate o rese schiave, offerte spesso come sacrificio alle divinità barbare.


Si dice che Augusto, venuto a conoscenza della disfatta di Varo, abbia escalamato:

"VARE, REDDE MIHI LEGIONAS MEAS!"

(Varo, restituiscimi le mie legioni!).


Tiberio, figlio adottivo di Augusto, continua a difendere i confini tra Germania e Gallia per evitare che la rivolta si espanda ad altre antiche province. Tuttavia con questa sconfitta, i Romani persero la Provincia di Germania appena conquistata e furono così costretti ad assestare i confini sul Reno e sul Danubio.

La propaganda augustea

Durante il governo di Augusto, Roma subì una vera e propria trasformazione urbanistica e architettonica: nuovi edifici e templi in marmo vennero innalzati per volere del princeps, che fece costruire anche un nuovo foro e potenziò acquedotti e rive del Tevere.

Questo, insieme ad altri provvedimenti, costituirà la propaganda augustea: azioni volte a influenzare l'opinione pubblica, così che i romani ritenessero di vivere una AUREA AETAS (età dell'oro).

Per questo, si servì dell'arte, mezzo preferenziale per la diffusione delle ideologie in epoca antica: 80 statue di Augusto vennero sparse per Roma e il suo volto fu impresso sulle monete.

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La propaganda augustea

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La propaganda augustea

Augusto affida al poeta Virgilio un'opera encomiastica: l'Eneide, che narra le origini mitiche di Roma. Virgilio vi si dedicherà dal 29 a.C. al 19 a.C.

L'Ara Pacis Augustae (altare della pace di Augusto) fu costruita tra il 13 a.C. e il 9 a.C. nel luogo dove si esercitavano i soldati (Campo Marzio) per celebrare il suo ritorno in patria e la fine delle guerre civili e l'inizio di un lungo periodo di pace.

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IL FORO ROMANO

TEMPIO DEL DIVO GIULIO: Questo tempio fu eretto in onore di Giulio Cesare dopo la sua morte, quando i Romani iniziarono a venerarlo come un dio.

ARCO DI AUGUSTO: Questo arco fu fatto erigere dall'imperatore Augusto per celebrare le sue vittorie.

TEMPIO DI VESTA: Il tempio di Vesta, dea della terra, del fuoco e della casa, aveva una caratteristica forma circolare.

TEMPIO DEI DIOSCURI: Il tempio di Castore e Polluce era utilizzato come luogo in cui avvenivano operazioni finanziarie (per esempio, i prestiti), ma anche come ufficio in cui si compivano le misurazioni del peso e delle lunghezze.

BASILICA GIULIA: La Basilica Giulia fu costruita sotto Giulio Cesare. L'ampio spazio nel centro della basilica è chiamato navata. Intorno alla navata si sviluppano porticati su due piani. La basilica era la sede di un importante tribunale.

ROSTRO: Il Rostro era una tribuna da cui, nel Foro, gli oratori facevano discorsi pubblici. La tribuna aveva il nome di rostro, cioè sperone di nave, perché originariamente venne adornata con i rostri delle navi presi ai nemici.

CLOACA MAXIMA: Era la grande fogna di Roma, costruita nel VI secolo a.C.

ALTARE DI VENERE CLOACINA: Nell'antica Roma un torrente chiamato Velabrum scorreva attraverso il foro. Venne allora eretto un altare per adorare la dea della torrente: Venere Cloacina. Il torrente fu scoperto e divenne il primo canale della città.

CURIA: Era l'edificio in cui si riuniva il Senato.

BASILICA EMILIA: Posta di fronte alla Basilia Iulia, come questa era ricca di colonne e porticati: era sede di un tribunale e luogo di ritrovo per i mercanti e la popolazione in generale.

L'Augusto di Prima Porta

Video approfondimento della statua rinominata "Augusto di Prima Porta" e sulla statuaria d'epoca augustea.

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Cambiamenti d'età augustea

  • Migliorano le condizioni di vita: meno guerre, più ricchezze;

  • Vengono costruite nuove opere pubbliche (lavoro disoccupati);

  • C'è un deciso ritorno all'agricoltura, vista come il recupero della buona vita d'un tempo, quando Roma era cresciuta grazie ai suoi valori e alle sue virtù (mos maiorum);

  • Migliorano i commerci e le comunicazioni: Augusto crea il primo sistema postale statale e le riorganizza le strade principali, fornendole di tabernae lungo il percorso;

  • Venne dato forte impulso alle arti e alle lettere, soprattutto grazie al lavoro di Mecenate, intimo amico di Augusto.

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Le Leges Iuliae

Secondo Augusto, dunque, Roma era recentemente caduta in disgrazia perché i Romani avevano abbandonato le antiche virtù e la famiglia: pochi matrimoni, poche nascite e molti adulteri. Per questo, tra il 19 a.C. e il 9 a.C. Augusto fece votare le Leges Iuliae:

- obbligo di sposarsi se si è tra i 25 e i 65 anni con persone negli stessi limiti d'età;
- premi in denaro per le famiglie più numerose e restrizioni per chi non aveva prole;
- le donne che avevano figli ricevevano maggiori libertà delle non madri;
- l'adulterio veniva ritenuto un crimine e come tale punito (esilio, esproprio dei beni, morte).
Clicca sull'immagine per ulteriori informazioni.

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Giulia, figlia di Augusto e della sua seconda moglie Scribonia, fu relegata su un'isola vicina a Ventotene (Santo Stefano) perché colpevole di adulterio. Nessuno, neanche i membri della famiglia imperiale, può permettersi di ignorare le Leges Iuliae!

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La morte d'Augusto (14 d.C.)

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Augusto stava invecchiando e lo Stato romano era ancora formalmente una repubblica: sarebbe dunque spettato al Senato scegliere il nuovo capo di governo.
Augusto, invece, voleva una successione ereditaria, anche per evitare il rischio di una nuova guerra civile. Poiché non aveva figli maschi da nessuna delle sue tre mogli, l’imperatore risolse il problema con l’adozione di Tiberio, figlio della terza moglie Livia.
Di fatto si trattava di una successione dinastica: Augusto agiva come il sovrano di una monarchia ereditaria. Tuttavia fu accettata dal Senato che ormai era consapevole dell’impossibilità di un ritorno alla repubblica, anche se molti senatori ne rimpiangevano i tempi.

Ormai è evidente la perdita del potere del Senato.

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Nel 4 d.C. Augusto aveva adottato Tiberio, figlio in realtà della sua terza moglie Livia e del suo precedente consorte.

Un anno prima di morire a 76 anni, Augusto consegna alle vestali il suo testamento che verrà aperto dopo il 19 agosto del 14 d.C. (giorno della sua morte): il suo erede designato è Tiberio. Il Senato accetta la nomina perché, dopo trent'anni di governo augusteo, ha capito che non c'è più spazio per la Repubblica. Un impero ereditario consentirebbe di mantenere l'equilibrio, evitando inutili spargimenti di sangue in guerre di successione fratricide.


Quando dunque Tiberio è richiamato in patria ad assolvere i suoi doveri di erede d'Augusto, rifiuta l'incarico, asserendo di volersi ritirare a vita privata. Ma il potere di Roma non accetta rifiuti e il Senato, l'esercito, il popolo acclamano imperatore Tiberio.

Non si può più opporre resistenza: il Senato accetta dunque che il titolo di princeps possa essere ereditario, passando dal padre al figlio.

ACTA EST FABULA, PLAUDITE!

(La commedia è finita, applaudite!)
SVETONIO, Vita di Augusto.

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Buono studio!

Prof.ssa Sara Aschelter

profaschelter@gmail.com