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il testo NARRATIVO

Il testo narrativo è un tipo di testo in cui un narratore racconta una storia. Un autore o un'autrice, dunque, possono raccontare in prima persona una storia, oppure possono decidere sia uno dei personaggi inventati a raccontarla per loro.

Prof.ssa Sara Aschelter

narratore|pdv

FOCALIZZAZIONE

storia e racconto

fabula e intreccio

prolessi e analessi

IN MEDIAS RES

LE SEQUENZE

TIPI DI SEQUENZE

la struttura narrativa

fasi narrative

TEAM

NUMBERS

INDEX

Prof.ssa Sara Aschelter

il narratore e il punto di vista

01

Prof.ssa Sara Aschelter

Colui il quale racconta la storia è definito narratore. A seconda del punto di vista sulla storia, possiamo incontrare:

- narratore interno: quando partecipa alla storia che racconta, ne fa parte, è uno dei personaggi;

- narratore esterno: quando è estraneo alla vicenda raccontata, si trova fuori dalla storia;

- narratore onnisciente (esterno): quando conosce tutto della storia che racconta, come guardandola dall'alto, arrivando a sapere addirittura i pensieri dei personaggi;

- narratore nascosto (esterno): quando racconta i fatti in terza persona, con tono distaccato, oggettivo.

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Ogni storia può essere raccontata da diverse prospettive. Ognuna di esse è un punto di vista sulla storia. Per parlare di punto di vista si usa il termine focalizzazione: zero, interna o esterna.



1) La FOCALIZZAZIONE è ZERO quando il NARRATORE è ONNISCIENTE (ESTERNO), sa tutto della storia che sta raccontando, anche i dettagli più piccoli che sfuggono agli altri personaggi. Conosce i pensieri, i movimenti, i desideri di ogni personaggio e può addirittura prevedere (prolessi) ciò che nella storia non è ancora accaduto;


2) La FOCALIZZAZIONE è INTERNA quando il punto di vista è quello di un PERSONAGGIO (INTERNO), dunque il narratore dice solo ciò che sa e vede quel personaggio. Si pensi per esempio al caso di un personaggio che racconta i fatti in prima persona: è ovvio possa parlare solo di quello che è accaduto direttamente a lui.

La FOCALIZZAZIONE INTERNA può essere a sua volta:

- FISSA, quando si adotta il punto di vista sempre di un personaggio;

- VARIABILE, quando nel corso della narrazione sono adottati punti di vista differenti;

- MULTIPLA, quando sono adottati contemporaneamente i punti di vista di molteplici personaggi (come nel romanzo epistolare - lettere).


3) La FOCALIZZAZIONE è ESTERNA quando il punto di vista è quello di un NARRATORE NASCOSTO (ESTERNO), che descrive solo ciò che appare nel momento e nel luogo da cui osserva la vicenda e dunque sa meno di alcuni altri personaggi (si pensi, per esempio, al caso del detective in un giallo: conosce solo gli indizi a lui noti, l'assassino invece sa tutto).

Ogni storia può essere raccontata da diverse prospettive. Ognuna di esse è un punto di vista sulla storia. Per parlare di punto di vista si usa il termine focalizzazione: zero, interna o esterna.



1) La FOCALIZZAZIONE è ZERO quando il NARRATORE è ONNISCIENTE (ESTERNO), sa tutto della storia che sta raccontando, anche i dettagli più piccoli che sfuggono agli altri personaggi. Conosce i pensieri, i movimenti, i desideri di ogni personaggio e può addirittura prevedere (prolessi) ciò che nella storia non è ancora accaduto;


2) La FOCALIZZAZIONE è INTERNA quando il punto di vista è quello di un PERSONAGGIO (INTERNO), dunque il narratore dice solo ciò che sa e vede quel personaggio. Si pensi per esempio al caso di un personaggio che racconta i fatti in prima persona: è ovvio possa parlare solo di quello che è accaduto direttamente a lui.

La FOCALIZZAZIONE INTERNA può essere a sua volta:

- FISSA, quando si adotta il punto di vista sempre di un personaggio;

- VARIABILE, quando nel corso della narrazione sono adottati punti di vista differenti;

- MULTIPLA, quando sono adottati contemporaneamente i punti di vista di molteplici personaggi (come nel romanzo epistolare - lettere).


3) La FOCALIZZAZIONE è ESTERNA quando il punto di vista è quello di un NARRATORE NASCOSTO (ESTERNO), che descrive solo ciò che appare nel momento e nel luogo da cui osserva la vicenda e dunque sa meno di alcuni altri personaggi (si pensi, per esempio, al caso del detective in un giallo: conosce solo gli indizi a lui noti, l'assassino invece sa tutto).


Prof.ssa Sara Aschelter

La FOCALIZZAZIONE è ZERO quando il NARRATORE è ONNISCIENTE (ESTERNO), sa tutto della storia che sta raccontando, anche i dettagli più piccoli che sfuggono agli altri personaggi. Conosce i pensieri, i movimenti, i desideri di ogni personaggio e può addirittura prevedere (prolessi) ciò che nella storia non è ancora accaduto.

La FOCALIZZAZIONE è INTERNA quando il punto di vista è quello di un PERSONAGGIO (INTERNO), dunque il narratore dice solo ciò che sa e vede quel personaggio. Si pensi per esempio al caso di un personaggio che racconta i fatti in prima persona: è ovvio possa parlare solo di quello che è accaduto direttamente a lui.

La FOCALIZZAZIONE INTERNA può essere a sua volta:

- FISSA, quando si adotta il punto di vista sempre di un personaggio;

- VARIABILE, quando nel corso della narrazione sono adottati punti di vista differenti;

- MULTIPLA, quando sono adottati contemporaneamente i punti di vista di molteplici personaggi (come nel romanzo epistolare - lettere).


La FOCALIZZAZIONE è ESTERNA quando il punto di vista è quello di un NARRATORE NASCOSTO (ESTERNO), che descrive solo ciò che appare nel momento e nel luogo da cui osserva la vicenda e dunque sa meno di alcuni altri personaggi (si pensi, per esempio, al caso del detective in un giallo: conosce solo gli indizi a lui noti, l'assassino invece sa tutto).

FABULA

INTRECCIO

E' costituita dall'ordine cronologico, naturale degli eventi così come sono avvenuti nel tempo. Segue la successione temporale e causale.

E' l'ordine con il quale vengono raccontati gli avvenimenti della storia. Può non seguire l'ordine cronologico, ma saltare nel passato e nel futuro.

attenzione!

Questo significa che l'autore prima immagina la fabula (l'ordine cronologico degli eventi), poi decide se il racconto debba andare in parallelo col procedere del tempo oppure se vuole modificare l'ordine dei fatti.
Se l'intreccio segue l'ordine cronologico si dice che intreccio e fabula coincidono.

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Quali sono, allora, le tecniche che può usare un autore per comporre il suo intreccio?


Le tecniche narrative fondamentali di cui si serve un autore per "mischiare" gli eventi della fabula e creare l'intreccio sono due:

- ANALESSI (o FLASHBACK): La narrazione dei fatti viene interrotta dall'autore per raccontare qualcosa che è accaduto prima dell'inizio della storia che si sta raccontando. Potrai riconoscere questi momenti perché spesso sono introdotti da locuzioni come "alcuni anni fa", "molto tempo fa", o da verbi che rimandano ad avvenimenti precedenti come "ricordare", "pensare". Di solito, l'autore utilizza dei tempi verbali al passato che esprimano anteriorità.




- PROLESSI (o FLASHFORWARD): è un'anticipazione di fatti che avverranno più tardi nella storia. Può essere introdotta da espressioni come "qualche anno dopo", "in seguito" ed è spesso segnalata dall'uso di tempi verbali che indicano posteriorità (futuro, futuro anteriore).


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Quali sono, allora, le tecniche che può usare un autore per comporre il suo intreccio?


Le tecniche narrative fondamentali di cui si serve un autore per "mischiare" gli eventi della fabula e creare l'intreccio sono due:

- ANALESSI (o FLASHBACK): La narrazione dei fatti viene interrotta dall'autore per raccontare qualcosa che è accaduto prima dell'inizio della storia che si sta raccontando. Potrai riconoscere questi momenti perché spesso sono introdotti da locuzioni come "alcuni anni fa", "molto tempo fa", o da verbi che rimandano ad avvenimenti precedenti come "ricordare", "pensare". Di solito, l'autore utilizza dei tempi verbali al passato che esprimano anteriorità.




- PROLESSI (o FLASHFORWARD): è un'anticipazione di fatti che avverranno più tardi nella storia. Può essere introdotta da espressioni come "qualche anno dopo", "in seguito" ed è spesso segnalata dall'uso di tempi verbali che indicano posteriorità (futuro, futuro anteriore).



le sequenze

03

Per analizzare meglio un testo narrativo e capire l'intreccio che l'autore ha deciso di dare alla sua fabula, è utile suddividere il testo in porzioni più piccole, dette sequenze.

Una sequenza è un pezzetto di testo che puoi riconoscere facilmente perché:
1) è una porzione di testo autonoma sul piano del contenuto e della sintassi. All'interno della stessa sequenza, infatti, i personaggi, il luogo dell'azione e il tempo in cui si svolge NON cambiano, restano gli stessi;
2) si può riassumere con una breve frase o con un titoletto.
Le sequenze sono dunque segmenti di testo, omogenei per contenuto e caratteristiche.

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in medias res

Tecnica che consiste nell'immettere il lettore "nel bel mezzo dei fatti" (in latino IN MEDIAS RES) fin dall'inizio dell'opera, per poi recuperare attraverso l'analessi (flashback) gli eventi accaduti in precedenza.

"Gli esordi" di A. Moresco, scritto nel 1998, comincia davvero in modo bizzarro!

"Io invece"... a chi è rivolto quell'invece?
Da chi si sente diverso l'autore?

Che inizio IN MEDIAS RES!

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SEQUENZE DESCRITTIVE

sequenze narrative

sequenze dialogate

sequenze riflessive

Delineano le caratteristiche dei luoghi, degli ambienti e dei personaggi, sono statiche e NON causano mutamenti nella connessione degli eventi.

Raccontano i fatti, le azioni e sono dinamiche, perché trasformano una situazione; forniscono notizie indispensabili per la comprensione della vicenda.

Riferiscono le parole dei personaggi attraverso la tecnica del discorso diretto.

Riportano le riflessioni dei personaggi o del narratore. Sono statiche, prive di uno sviluppo nell’azione, ma analizzano le emozioni o introducono commenti sui comportamenti dei personaggi.

tipi di sequenze

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Una macrosequenza è una grande unità narrativa che contiene più sequenze legate tra loro da rapporti logici, temporali e di senso.

In una macrosequenza sono presenti sequenze di tipo diverso, ma rimangono invariati il luogo e il tempo in cui si svolge l’azione. Spesso una macrosequenza coincide con un capitolo, che inizia e finisce raccontando un episodio in sé concluso anche se fa parte di una narrazione più grande (il romanzo).

Tuttavia, una macrosequenza può essere più ampia: è possibile dedicare molti capitoli a episodi della vita del protagonista (prima macrosequenza) per narrare poi una sua particolare avventura (seconda macrosequenza).

Un vecchio con gli occhiali cerchiati d’acciaio e i vestiti coperti di polvere sedeva sul ciglio della strada. Sul fiume c’era un ponte di barche e carri, camion, e uomini, donne e bambini lo stavano attraversando. I carri tirati dai muli salivano traballando l’erto argine del fiume verso il ponte con i soldati che aiutavano a spingere contro i raggi delle ruote. […] Ma il vecchio se ne stava là seduto senza fare un movimento. Era troppo stanco per proseguire.


Ernest Hemingway (1899-1961) Vecchio al ponte (1938).

Il mio compito era di attraversare il ponte, esplorare la testa di ponte al di là e scoprire fino a che punto fosse avanzato il nemico. Lo feci e tornai al ponte. Ora non c’erano più tanti carri e tanta gente a piedi, ma il vecchio era sempre là.

Ernest Hemingway (1899-1961) Vecchio al ponte (1938).

«Da dove vieni?» gli chiesi. «Da San Carlos» disse lui, e sorrise.

Era il suo paese natale e gli faceva piacere nominarlo. Per questo sorrideva.

«Badavo alle bestie» spiegò. «Oh» dissi, senza aver capito bene.

«Sì» disse lui «sono rimasto, vede, per badare alle bestie. Sono stato l’ultimo a lasciare il paese di San Carlos.» Non sembrava né un pastore né un mandriano, e io guardai le sue vesti nere e polverose e la sua faccia grigia e polverosa e i suoi occhiali cerchiati d’acciaio e dissi: «Che bestie erano?». «Diverse bestie» disse lui, e scosse la testa. «Ho dovuto abbandonarle.»

Ernest Hemingway (1899-1961) Vecchio al ponte (1938).

Io guardavo il ponte e la distesa del delta dell’Ebro, col suo aspetto africano, e mi chiedevo quanto tempo sarebbe passato prima che si facesse vedere il nemico e intanto tendevo l’orecchio per cogliere i primi rumori che avrebbero segnalato quell’avvenimento sempre misterioso che si chiama contatto, e il vecchio era sempre là seduto.

E. Hemingway, I quarantanove racconti, trad. di V. Mantovani, Mondadori, Milano, 1988

la storia e il racconto

02

Per raccontare una storia, dunque, un autore si serve di un testo narrativo. Tuttavia, egli non si limita a esporre la vicenda così come è avvenuta, ma fa delle scelte precise. Infatti, spesso un autore può avere l'esigenza di raccontare prima un episodio che, nella cronologia delle eventi, è in realtà avvenuto dopo.

Quando l'autore deve raccontare le avventure di due personaggi che però sono distanti tra loro, sarà costretto a occuparsi prima della storia dell'uno e, solo in seguito, potrà parlare anche della storia dell'altro. L'ordine naturale degli eventi (=così come sono avvenuti) e l'ordine narrativo (=così come sono raccontati) molto spesso non coincide.

Fai attenzione!

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Per scoprire la struttura narrativa di un testo, le sue principali fasi e caratteristiche è importante sciogliere l'intreccio e tornare alla fabula. Solo ricostruendo l'ordine cronologico degli eventi, infatti, si potrà scoprire la struttura sottesa alla storia, che è sempre comune a tutte le storie narrate.
Le diverse fasi della storia prendono il nome di fasi narrative e sono le seguenti:
- SITUAZIONE INIZIALE;
- ESORDIO;
- PERIPEZIE;
- CULMINE DELLA TENSIONE (Spannung);
- SCIOGLIMENTO.

la struttura narrativa

04

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situazione iniziale

esordio

peripezie e spannung

scioglimento

Presenta i personaggi e la situazione da cui ha inizio la vicenda, rappresenta quindi l’inizio della storia.

È l’avvenimento che, modifica la situazione iniziale e dà il via alla vicenda.

Sono gli avvenimenti che modificano la situazione in cui il protagonista agisce. Peggiorano o migliorano le sue condizioni iniziali.

È il momento conclusivo della storia. La fine di tutte le vicende. L'addio al lettore.

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Esempi tratti da harry potter e la pietra filosofale

fasi narrative

Presentando i personaggi, solitamente se ne indicano il nome, le qualità fisiche e spirituali, i luoghi che frequentano, le cose che possiedono e che cosa fanno all’inizio della storia.

La situazione iniziale può essere:

in equilibrio: il protagonista, all’inizio della storia, si trova in una situazione di stabilità;

in conflitto: il protagonista è già in contrasto con qualcosa o qualcuno.

(nell'immagine: Harry Potter a Privet Drive, quando ancora ignaro d'essere un piccolo mago, sale in auto per andare allo zoo con lo zio Vernon, la zia Petunia e il cugino Dudley).

È l’avvenimento che, modificando la situazione iniziale, dà il via alla vicenda.

• Può turbare l’equilibrio iniziale.

• Può accentuare il conflitto esistente.

(Nell'immagine, la lettera che Harry Potter riceve nel sottoscala di Privet Drive. Si tratta della convocazione dalla Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts per iniziare il primo anno di studi. Da questo momento, la vita di Harry cambierà per sempre e inizieranno le sue peripezie)

Sono gli avvenimenti che modificano la situazione in cui il protagonista agisce, determinando un peggioramento o un miglioramento delle sue condizioni e introducendo, per il lettore, la Spannung.

(Nell'immagine, Harry, Ron e Hermione fronteggiano Fuffi, il cane a tre teste. Questa è solo una delle tante peripezie che i tre ragazzi dovranno affrontare nel corso dell'opera per giungere alla pietra filosofale; le radici del Tranello del Diavolo; lo sciame di chiavi volanti; la partita a scacchi a misura d'uomo.)


La Spannung (parola tedesca che significa “tensione”) indica appunto i momenti di massima tensione narrativa ed emotiva del testo: è il culmine della narrazione e, a volte, contiene colpi di scena.

(Nell'immagine, Harry con il professor Raptor che... si rivelerà ben altro che un professore! Per non anticipare nulla a chi (ANCORA?!) non ha letto/visto la saga, ho scelto un'immagine neutra. Basterà ricordare che per la prima volta Harry scoprirà molte verità sul suo passato e di avere un acerrimo nemico che lo vuole morto)

Si ristabilisce l’equilibrio: il conflitto iniziale si appiana (tutto torna come prima).

Si costruisce un nuovo equilibrio, diverso dall'originale: l’eroe muore o perde ciò che aveva trovato; l'eroe conquista una migliore posizione (si sposa, diventa re, ecc.).

(Nell'immagine: le imprese di Harry, Ron e Hermione hanno permesso alla loro casa, Grifondoro, di vincere la Coppa delle Case. Il prof. Albus Silente ordina che vengano cambiati gli stendardi dei vincitori: non c'è più posto per i Serpeverde, che scivolano in seconda posizione. Tutto è stato ottenuto grazie alle peripezie degli eroi)

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- ANALESSI (o FLASHBACK): La narrazione dei fatti viene interrotta dall'autore per raccontare qualcosa che è accaduto prima dell'inizio della storia che si sta raccontando. Potrai riconoscere questi momenti perché spesso sono introdotti da locuzioni come "alcuni anni fa", "molto tempo fa", o da verbi che rimandano ad avvenimenti precedenti come "ricordare", "pensare". Di solito, l'autore utilizza dei tempi verbali al passato che esprimano anteriorità.


- PROLESSI (o FLASHFORWARD): è un'anticipazione di fatti che avverranno più tardi nella storia. Può essere introdotta da espressioni come "qualche anno dopo", "in seguito" ed è spesso segnalata dall'uso di tempi verbali che indicano posteriorità (futuro, futuro anteriore).



Il corvo e la volpe

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i cigni

Aleksandr Nikolaevic Afanas'ev (1826-1871), scrittore russo, ha trascritto circa seicento fiabe della tradizione orale del suo Paese pubblicandole in una raccolta da otto volumi tra il 1855 e il 1864.

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INTESTAZIONE

PERSONAGGIO

BATTUTA

AZIONE

La descrizione è un breve paragrafo in cui l'autore fornisce indicazioni circa l'apertura della scena. In questa parte si trovano indicazioni circa le posizioni degli attori, degli oggetti di scena, di tutto il fabbisogno. Per comprendere, dunque, come si apre una scena bisognerà leggere la descrizione, detta anche azione.


DIDASCALIE

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Nell'intestazione l'autore indica dove si svolgerà la scena che si sta aprendo. Deve indicare prima di tutto se si tratta di una scena in interni o in esterna. Fai attenzione! L'indicazione si riferisce alla posizione della macchina da presa (mdp) nel cinema o degli attori nel teatro, non tanto a quella degli attori.


Segue l'indicazione del luogo fisico in cui avvengono le azioni: può essere la stanza di una casa ("INGRESSO") oppure una parte di un giardino pubblico ("AREA CANI"). Questa indicazione è fondamentale per il regista e per tutte le maestranze, che solo così potranno approntare le scenografie, il fabbisogno di scena o la ricerca di una location.


Infine, l'ultima indicazione presente nell'intestazione è il momento della giornata in cui si sta svolgendo l'azione: di solito, si preferisce utilizzare GIORNO o NOTTE, evitando le sfumature come ALBA o SERA, dal momento che sarà sempre difficile catturare un momento del giorno che dura così poco.

Il numero dei personaggi non è fisso: se si tratta di un monologo, infatti, spesso a recitare è un unico attore. Quando invece il testo si compone di una moltitudine di personaggi, solitamente all'inizio del testo ne troviamo un elenco, corredato da informazioni principali.

Nel testo drammatico il personaggio è scritto in maiuscolo al centro della pagina. Le battute che pronuncerà troveranno spazio sotto il suo nome.

Le parole che i personaggi pronunciano in scena sono chiamate battute. Sono precedute dal nome del personaggio che le pronuncia, scritto in maiuscolo. Il testo, invece, sarà scritto in minuscolo.

Grazie alle parole dei personaggi si possono ricavare differenti informazioni:


- lo sviluppo della vicenda;

- gli antefatti, cioè gli avvenimenti anteriori alla vicenda narrata;

- gli eventi non messi in scena o accaduti fuori scena;

- le caratteristiche biografiche e psicologiche dei personaggi.


Le battute possono avere forma di dialoghi, quando due o più personaggi si alternano in una conversazione, o di monologhi, battute molto lunghe che accentrano l'attenzione sul singolo personaggio e rallentano il ritmo della vicenda. Esistono anche gli "a parte", cioè quelle battute pronunciate dai personaggi parlando tra sé e sé, presupponendo che gli altri personaggi accanto a lui non lo sentano.

Subito sotto l'intestazione della scena, che fornisce riferimenti circa la posizione della mdp, la location e il tempo in cui si svolge l'azione successiva, si trova la descrizione. L'autore, infatti, fornisce ulteriori specifiche utili al regista e agli attori per comprendere l'apertura della scena: dove si trovano i personaggi? Con quali elementi di scena interagiscono (per esempio, sono seduti su una poltrona)? Cosa succede ad apertura di scena?

La descrizione corrisponde dunque alla rappresentazione scritta di ciò che apparirà sul palcoscenico o sul set ad apertura della scena.

Le didascalie sono indicazioni, scritte in corsivo e tra parentesi sotto il nome del personaggio, prima delle battute, che l'autore fornisce al regista e agli attori per mettere in scena l'opera. Forniscono informazioni indispensabili agli attori per comprendere il tono e le modalità di recitazione delle battute.

testo drammatico

e testo narrativo

Mentre nel testo narrativo c’è un narratore che racconta una storia, nel testo drammatico la storia è proposta attraverso i dialoghi fra i personaggi, che danno vita direttamente agli eventi, parlando e interagendo sotto gli occhi dello spettatore.


Nel testo drammatico, quindi, la comunicazione si sviluppa sempre su due piani:
tra i personaggi che agiscono sulla scena;
tra l’autore (il drammaturgo, esterno all’opera) e il destinatario (spettatore), attraverso la voce e le azioni dei personaggi.

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LO SPAZIO E IL TEMPO

La vicenda teatrale si svolge all’interno di uno spazio circoscritto (anch’esso definito scena) entro il quale gli attori agiscono. Lo stesso spazio fisico (palcoscenico/set) può così rappresentare ambienti diversi: per esempio un esterno (una piazza, un giardino) o un interno (una stanza, una bottega).


Il tempo dell’azione scenica è il presente: lo spettatore ha l’illusione di assistere in tempo reale al verificarsi di un evento. Il presente della finzione ammette, comunque, richiami a fatti e situazioni avvenuti in precedenza (flashback), oppure esterni rispetto all’azione.
La durata della rapppresentazione NON coincide con la durata della vicenda rappresentata.

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I PERSONAGGI

PROTAGONISTA

Colui/colei che è al centro dell’azione drammatica.

OGGETTO

L’obiettivo o il valore cercato, che motiva l’azione (può essere una persona, un regno, un oggetto, la libertà ecc.).


OPPOSITORE

Ostacola il protagonista, agendo spesso in accordo con l’antagonista.


ANTAGONISTA

AIUTANTE

L’alleato del protagonista: ha la funzione di favorire il raggiungimento dell’obiettivo.


DESTINATARIO

È colui/colei che riceve il bene cercato: può essere il protagonista oppure l’antagonista.

Il testo drammatico si apre con l’elenco dei personaggi principali e secondari, accompagnati dall’indicazione del loro ruolo. Il numero dei personaggi può variare.


I personaggi principali sono il motore della storia, i secondari hanno minore importanza e non modificano in modo sostanziale la struttura portante della vicenda, le comparse compiono solo azioni di sfondo.


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Il principale rivale del/della protagonista: ha la funzione di ostacolo.

Il personaggio tipo

Un personaggio si definisce "tipo" quando è contraddistinto da pochi ma insistiti tratti psicologici, che ne fanno un tipo, cioè l’incarnazione di un vizio o di una virtù (l’avaro, il babbeo, lo spaccone, l’innamorato, il coraggioso, l’arricchito).



IL PERSONAGGIO INDIVIDUO

Quando il personaggio è caratterizzato da uno spessore psicologico e vive quelle contraddizioni che ne fanno un individuo, il personaggio si definirà "a tutto tondo" oppure "individuo".


Il personaggio tipo è statico

Il personaggio tipo è statico, cioè non cambia nel corso della vicenda.

il personaggio individuo è dinamico

Il personaggio individuo è dinamico, in quanto si evolve nel corso della vicenda rappresentata.

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Nell'azione e nelle didascalie che accompagnano le battute degli attori possono essere fornite al regista informazioni di varia natura, per esempio:

- Ambientazione di una scena (Due ragazze, una bionda e una mora, sedute al tavolo esterno di un bar, mangiano un panino. La ragazza bionda si alza dalla sedia e inizia a parlare con la mora);
- Modalità di recitazione dei personaggi
il tono di voce (bisbigliando, urlando, ecc.)
gli atteggiamenti, i gesti, le azioni (sorseggiando un po' di tè, con aria affranta)
l’entrata o l’uscita di scena (La ragazza bionda si alza e si dirige verso l'interno del bar, sparendo alla vista);
- Svolgimento della rappresentazione: legami logici tra le scene ed eventuali salti temporali tra una scena e l’altra (Si sentono dall'interno del bar delle voci concitate. Qualcuno sta urlando senza si capisca cosa dice. Dopo poco, esce dal bar il proprietario e continua a urlare, mostrando di esser stato lui a gridare poco prima dall'interno del locale).

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DIDASCALIA E DESCRIZIONE (AZIONE)

MONOLOGO

DIALOGO

BUONO STUDIO!

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