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I CANTOParadiso

Luca Fraschetti, VAElisa Spadotto, VA

DOVE ERAVAMO RIMASTI?

Poca favilla gran fiamma seconda: forse di retro a me con miglior voci si pregherà perché Cirra risponda. 36 Surge ai mortali per diverse foci la lucerna del mondo; ma da quella che quattro cerchi giugne con tre croci, 39 con miglior corso e con migliore stella esce congiunta, e la mondana cera più a suo modo tempera e suggella. 42

Aen. III, 637: "Argolici clypei, aut Phoebeae lampadis instar"Aen. IV, 6: "PosteraPhoebea lustrabat lampade terras"Aen. VII, 148: "Postera cum prima lustrabat lampade terras"

Fatto avea di là mane e di qua sera tal foce, e quasi tutto era là bianco quello emisperio, e l’altra parte nera, 45 quando Beatrice in sul sinistro fianco vidi rivolta e riguardar nel sole: aguglia sì non li s’affisse unquanco. 48

E sì come secondo raggio suole uscir del primo e risalire in suso, pur come pelegrin che tornar vuole, 51 così de l’atto suo, per li occhi infuso ne l’imagine mia, il mio si fece, e fissi li occhi al sole oltre nostr’uso. 54

"La notte rappresenta molto probabilmente la disperazione; l'alba la speranza; il mezzogiorno la perfezione" (Moore, Accenni, 11-12)

Raggio di RIFLESSIONE e raggio d'INCIDENZA

Molto è licito là, che qui non lece a le nostre virtù, mercé del loco fatto per proprio de l’umana spece. 57 Io nol soffersi molto, né sì poco, ch’io nol vedessi sfavillar dintorno, com’ferro che bogliente esce del foco; 60 e di sùbito parve giorno a giorno essere aggiunto, come quei che puote avesse il ciel d’un altro sole addorno. 63 Beatrice tutta ne l’etterne rote fissa con li occhi stava; e io in lei le luci fissi, di là sù rimote.

LaSFERA DEL FUOCO

Nel suo aspetto tal dentro mi fei, qual si fé Glauco nel gustar de l’erba che ‘l fé consorto in mar de li altri dèi. 69 Trasumanar significar per verba non si poria; però l’essemplo basti a cui esperienza grazia serba. 72 S’i’ era sol di me quel che creasti novellamente, amor che ‘l ciel governi, tu ‘l sai, che col tuo lume mi levasti. 75

Ovidio, Met. XIII, 897-967:Desierat Galatea loqui coetuque solutodiscedunt placidisque natant Nereides undis.Scylla redit, neque enim medio se credere ponto900audet et aut bibula sine vestibus errat harena,aut, ubi lassata est, seductos nacta recessusgurgitis, inclusa sua membra refrigerat unda.ecce fretum scindens, alti novus incola ponti,nuper in Euboica versis Anthedone membris,905Glaucus adest visaeque cupidine virginis haeretet, quaecumque putat fugientem posse morari,verba refert; fugit illa tamen veloxque timorepervenit in summum positi prope litora montis.ante fretum est ingens, apicem conlectus in unum,910longa sub arboribus convexus in aequora vertex.constitit hic et tuta loco, monstrumne deusneille sit ignorans, admiraturque coloremcaesariemque umeros subiectaque terga tegentem,ultimaque excipiat quod tortilis inguina piscis.915sensit et innitens, quae stabat proxima, moli:"non ego prodigium nec sum fera belua, virgo,sed deus" inquit "aquae; nec maius in aequore Proteusius habet et Triton Athamantiadesque Palaemon.ante tamen mortalis eram, sed scilicet altis920deditus aequoribus, iam tum exercebar in illis.nam modo ducebam ducentia retia pisces,nunc in mole sedens moderabar harundine linum.sunt viridi prato confinia litora, quorumaltera pars undis, pars altera cingitur herbis,925quas neque cornigerae morsu laesere iuvencae,nec placidae carpsistis, oves hirtaeve capellaenon apis inde tulit collectos sedula flores,non data sunt capiti genialia serta, neque umquamfalciferae secuere manus. ego primus in illo930caespite consedi, dum lina madentia sicco,utque recenserem, captivos ordine piscesinsuper exposui, quos aut in retia casusaut sua credulitas in aduncos egerat hamos.res similis fictae; sed quid mihi fingere prodest?935gramine contacto coepit mea praeda moveriet mutare latus terraque ut in aequore niti;dumque moror mirorque simul, fugit omnis in undasturba suas dominumque novum litusque relinquunt.obstipui dubitoque diu causamque requiro,940num deus hoc aliquis, num sucus fecerit herbae."quae tamen has", inquam "vires habet herba"? manuquepabula decerpsi decerptaque dente momordi.vix bene combiberant ignotos guttura sucos,cum subito trepidare intus praecordia sensi945alteriusque rapi naturae pectus amore.nec potui restare diu; "repetenda"que "numquamterra, vale"; dixi corpusque sub aequora mersi.di maris exceptum socio dignantur honore,utque mihi quaecumque feram mortalia, demant,950Oceanum Tethynque rogant; ego lustror ab illiset, purgante nefas novies mihi carmine dicto,pectora fluminibus iubeor supponere centum.nec mora, diversis lapsi de partibus amnistotaque vertuntur supra caput aequora nostrum.955hactenus acta tibi possum memoranda referre,hactenus haec memini, nec mens mea cetera sensit.quae postquam rediit, alium me corpore totoac fueram nuper, neque eundem mente recepi.hanc ego tum primum viridem ferrugine barbam960caesariemque meam, quam longa per aequora verro,ingentesque umeros et caerula bracchia vidicruraque pinnigero curvata novissima pisce.quid tamen haec species, quid dis placuisse marinis,quid iuvat esse deum, si tu non tangeris istis?965talia dicentem, dicturum plura, reliquitScylla deum; furit ille irritatusque repulsaprodigiosa petit Titanidos atria Circes.

Andare oltre i limiti imposti dalla natura umana

Quando la rota che tu sempiternidesiderato, a sé mi fece attesocon l’armonia che temperi e discerni, 78 parvemi tanto allor del cielo acceso de la fiamma del sol, che pioggia o fiume lago non fece alcun tanto disteso. 81

Il moto del Primo MobileCv II, III, 9:"E questo è cagione al Primo Mobile per avere velocissimo movimento; chè per lo ferventissimo appetito ch'è in ciascuna parte di quello nono cielo, che è immediato a quello, d'essere congiunta con ciascuna parte di quello divinissimo ciel quieto, in quello si rivolve con tanto desiderio, che la sua velocitade è quasi incomprensibile."

Qual è la fonte di Dante? Cicerone, o meglio, Macrobio? Simplicio?

Il secondo dubbio di Dante

Il primo dubbio di Dante

Qual è l'origine della luce e del suono?

Com'è possibile che, pur essendo dotato di un corpo mortale, stia salendo oltre l'aria e il fuoco?

S’io fui del primo dubbio disvestito per le sorrise parolette brevi, dentro ad un nuovo più fu’ inretito, 96 e dissi: «Già contento requievi di grande ammirazion; ma ora ammiro com’io trascenda questi corpi levi». 99 Ond’ella, appresso d’un pio sospiro, li occhi drizzò ver’ me con quel sembiante che madre fa sovra figlio deliro, 102 e cominciò: «Le cose tutte quante hanno ordine tra loro, e questo è forma che l’universo a Dio fa simigliante. 105

Qui veggion l’alte creature l’orma de l’etterno valore, il qual è fine al quale è fatta la toccata norma. 108 Ne l’ordine ch’io dico sono accline tutte nature, per diverse sorti, più al principio loro e men vicine; 111 onde si muovono a diversi porti per lo gran mar de l’essere, e ciascuna con istinto a lei dato che la porti. 114

Beatrice come figura materna

Tutti gli uomini si muovono verso Dio, fine cui tendono per istinto naturale

La novità del suono e ‘l grande lume di lor cagion m’accesero un disio mai non sentito di cotanto acume. 84 Ond’ella, che vedea me sì com’io, a quietarmi l’animo commosso, pria ch’io a dimandar, la bocca aprio, 87 e cominciò: «Tu stesso ti fai grosso col falso imaginar, sì che non vedi ciò che vedresti se l’avessi scosso. 90 Tu non se’ in terra, sì come tu credi; ma folgore, fuggendo il proprio sito, non corse come tu ch’ad esso riedi». 93

1. L'armonia di suoni che sente Dante è data dai cieli del Paradiso che sfregano nel movimento2. Dante scorge anche una luce immensa nel cielo, quella di Dio.

Questi ne porta il foco inver’ la luna; questi ne’ cor mortali è permotore; questi la terra in sé stringe e aduna; 117

né pur le creature che son fore d’intelligenza quest’arco saetta ma quelle c’hanno intelletto e amore. 120

Tre esempi di istinto: il movimento del fuoco

La provedenza, che cotanto assetta, del suo lume fa ‘l ciel sempre quieto nel qual si volge quel c’ha maggior fretta; 123 e ora lì, come a sito decreto, cen porta la virtù di quella corda che ciò che scocca drizza in segno lieto. 126

Vero è che, come forma non s’accorda molte fiate a l’intenzion de l’arte, perch’a risponder la materia è sorda, 129 così da questo corso si diparte talor la creatura, c’ha podere di piegar, così pinta, in altra parte; 132 e sì come veder si può cadere foco di nube, sì l’impeto primo l’atterra torto da falso piacere. 135

Alcune anime invece di muoversi naturalmente verso Dio, si muovono verso i beni terreni, verso il basso. L’immagine del fulmine> si può deviare dall'istinto

Non dei più ammirar, se bene stimo, lo tuo salir, se non come d’un rivo se d’alto monte scende giuso ad imo. 138 Maraviglia sarebbe in te se, privo d’impedimento, giù ti fossi assiso, com’a terra quiete in foco vivo». Quinci rivolse inver’ lo cielo il viso. 142

1. E' naturale che Dante tenda verso Dio, sarebbe strano il contrario.2. La luce come elemento visivo> Beatrice si volge a guardare il cielo, Dante passa dalla dimensione terrena a quella celeste.3. La sola filosofia umana è di per sé insufficiente a capire i misteri dell'Universo, vengono quindi fornite spiegazioni di carattere dottrinale ai dubbi di Dante.