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LE EMOZIONI PRIMARIE

Introduzione

Cos'è l'emozione?

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Contatti

Prova tu!

Emozioni Primarie

Domande

Citazione

6 emozioni

gioia, tristezza, paura, rabbia, sorpresa, disgusto

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CHE COS'è UN'EMOZIONE?

L'emozione è una risposta che l'individuo dà alle situazione e agli eventi che lo influenzano. Le emozioni sono dunque degli stati mentali che nascono in conseguenza a uno stimolo, interno o esterno, naturale o appreso.

emozione Processo interiore suscitato da un evento-stimolo rilevante per gli interessi dell’individuo. La presenza di un’e. si accompagna a esperienze soggettive (sentimenti), cambiamenti fisiologici (risposte periferiche regolate dal sistema nervoso autonomo, reazioni ormonali ed elettrocorticali), comportamenti ‘espressivi’ (postura e movimenti del corpo, emissioni vocali).

“La scuola si deve occupare di persone e una persona è una intelligenza e una affettività che devono porsi dentro la società per dare un contributo positivo e nel contempo trarne dei vantaggi.”

V. ANDREOLI

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Emozioni primarie e secondarie

Dentro il concetto di emozione primaria (o di base) rientrano quei sentimenti innati, ovvero rintracciabili in qualsiasi popolazione. Secondo Ekman e Friesen, le emozioni primarie sono sei: felicità, paura, rabbia, disgusto, tristezza e sorpresa.


Le emozioni secondarie (o complesse), sono invece quelle espressioni che vengono influenzate dalla crescita e dalle relazioni sociali - quelle, cioè, che si "apprendono".

EMOZIONI POSITIVE O NEGATIVE?

Sulla classificazione tra emozioni negative e positive, invece, gli esperti si dividono. Ogni emozione che proviamo è infatti utile a qualcosa, anche nel caso di sentimenti, emozioni e stati d'animo intrisi di rabbia o paura.

Infatti, anche queste emozioni considerate negative sono essenziali all'individuo per affrontare e superare situazioni stressanti o pericolose. La paura dell'altezza ci permette di non essere spericolati e sporgerci troppo da un dirupo; la paura del fuoco ci consente di non bruciarci.


In poche parole, TRISTEZZA, RABBIA e PAURA servono all'individuo per adattarsi meglio ai diversi contesti e sopravvivere.

ECCO A VOI... PAURA!

domanda

Perché esistono le emozioni negative? Non si starebbe meglio senza?

01

Domanda

In che senso sono fondamentali e non possiamo farne a meno?

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domanda

Cosa significa mi fa stare bene, mi fa stare male?

03

domanda

Cosa accade con le emozioni negative?

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Domande

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Il motivo è semplice: come per l’emozione positiva della gioia, anche le emozioni negative sono rimaste nel corso della nostra evoluzione perché permettono all’individuo di affrontare e superare situazioni stressanti e “pericolose”.

In poche parole la tristezza, la rabbia e la paura servono all’individuo per adattarsi e sopravvivere nei diversi contesti.

Tutte le emozioni, dunque anche quelle negative, incidono sui nostri comportamenti e sulle nostre scelte facendoci appunto reagire insieme con la parte “razionale” del nostro cervello.

Le emozioni hanno una grande influenza sul comportamento e sulle nostre scelte perché, oltre al sistema cognitivo razionale ("ragione"), entra in gioco anche il sistema emotivo.

Non possiamo controllare tutti i nostri comportamenti con la mente, perché le emozioni positive o negative spesso prendono il sopravvento e la nostra parte “razionale” è influenzata dalla nostra parte “emotiva”.

È bellissimo osservare come nel nostro cervello, se viviamo un momento di gioia, si manifesti una scarica elettrica ad altissima intensità ma di brevissima durata; perché accade ciò? Perché le sensazioni positive derivate dalla gioia non rimangono a lungo?

I momenti di gioia servono all’individuo, fanno stare bene, e devono lasciare una traccia nella nostra memoria che ci permetta di cercare ancora queste sensazioni; ecco il perché di una scarica di breve durata ma ad altissima intensità: io come essere umano mi devo attivare, reagire e mettere in atto nuovi comportamenti mirati a raggiungere nuovamente quello stato emotivo. In sintesi: provo un momento di gioia, metto in atto un comportamento che mi fa stare bene e poi tutto finisce.

Questo però è assolutamente normale per chiunque di noi: non possiamo vivere costantemente di momenti di gioia poiché altrimenti mi abituerei ad uno stato di costante eccitazione, il che come persona non mi spronerebbe ad attivarmi, a muovermi, a cercare soluzioni per risolvere problemi, a mettere in atto comportamenti atti a ritrovare nuovamente quelle sensazioni e quella felicità.

Ciò che accade nel nostro cervello è totalmente differente: non è presente un picco herziale, come per l’emozione della gioia, ma tali emozioni producono un movimento elettrico costante ed a bassa intensità, spesso sotto la soglia della nostra consapevolezza, ciò significa che spesso non ce ne rendiamo conto.

L’angoscia, la rabbia, la paura devono produrre un campanello d’allarme, un “allert” costante che deve spronare la persona a mettere in atto comportamenti di fuga o di allontanamento dal pericolo o da situazioni troppo “stressanti”, quelle situazioni che mi fanno stare male. Solo in questo modo la persona ha modo di ricordare e di attivarsi in modo che certe situazioni non si ripetano, proprio perché negative e causa di sofferenza.

Cercare dunque di rimuovere, bloccare o eliminare completamente le emozioni negative che si provano in un dato momento di vita non solo non è possibile ma a volte è controproducente. Ostinarsi a combattere per togliere completamente il proprio disagio emotivo, - provocato dalla rabbia, dalla pura e dalla tristezza-, combattere senza tregua contro se stessi per non sentire o provare certe emozioni, è una battaglia contro i mulini a vento: la persona si concentra esclusivamente sul togliere, eliminare e allontanare quelle emozioni, non cogliendo invece l’opportunità che l’emozioni negative ci stanno in qualche modo lanciando, ossia di riconoscerle e di provare a mettere in atto strategie atte al cambiamento.


Naturalmente con questo non si vuole assolutamente dire che chi sperimenta questa emozioni non soffra! Anzi! Ma è necessario sapere che qualunque cambiamento non è possibile senza sforzo e senza un minimo di sofferenza. Imparare a osservarsi e ad ascoltarsi, divenendo sensibili al proprio stato psico-emotivo, senza farsi travolgere, ci consente di risparmiare l'energia impiegata nella lotta contro se stessi e le proprie emozioni e dirigerla verso le strategie che ci possono portare fuori dallo stato di disagio.

sorpresa

shock, stupore, meraviglia, trasecolamento.

01

rabbia

risentimento, ira, esasperazione, indignazione, irritazione, fastidio, irritabilità, ostilità

02

gioia

Felicità, piacere, divertimento, soddisfazione, euforia, gratificazione.

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disgusto

Disprezzo, sdegno, avversione, ripugnanza, schifo

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tristezza

Pena, dolore, malinconia, solitudine, disperazione, abbattimento.

05

paura

Ansia, nervosismo, preoccupazione, spavento, terrore.

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La tristezza è un’emozione che manifestiamo in seguito a una serie di eventi sfortunati e/o nel momento in cui perdiamo qualcosa di caro irrimediabilmente.

La tristezza è un’emozione che manifestiamo in seguito a una serie di eventi sfortunati, dall’esito nefasto, rispetto ai quali non riusciamo a individuare nessuna possibile alternativa.

Capita nella vita di sentirsi senza nessuna alternativa percorribile al punto che, in alcune occasioni, abbandoniamo la speranza e la voglia di cercare. Chiaramente in quei momenti siamo pervasi da un unico stato d’animo: la tristezza.

La tristezza è un’emozione negativa che si sperimenta nel momento in cui perdiamo qualcosa di caro irrimediabilmente. A quel punto possiamo diventare molto tristi e continuiamo a ruminare in maniera autosvalutativa.

Quindi, quando perdiamo qualcosa a cui teniamo, l’umore precipita e ci critichiamo autosvaluatandoci per non aver saputo affrontare adeguatamente la situazione.

Di conseguenza la postura diventa ricurva, come se fosse di chiusura verso qualsiasi tipo di alternativa possibile, e la mimica facciale assume tratti caratteristici, come fronte corrugata, labbra piegate e sguardo perso nel vuoto.

Esistono agiti comportamentali che spesso accompagnano la tristezza, si tratta di crisi di pianto, catatonia, mancanza di voglia di mangiare e in estrema ratio di vivere. Tutto questo è accompagnato da continue lamentele e recriminazioni sempre rivolte verso se stesso, nella percezione di non aver fatto abbastanza a per questo di non avere alternative.

Una persona triste non ha più mordente sia da un punto di vista relazionale sia sociale, per questo preferisce la solitudine in cui continua a pensare e ripensare a quello che ha perso. L’intensità emotiva varia in base all’importanza data all’oggetto perso.

Spesso la tristezza è uno stato passeggero, a meno che non si cristallizzi. A quel punto diventa uno stato patologico che può diventare qualcosa di più della tristezza: depressione.


Per saperne di più: https://www.stateofmind.it/tag/tristezza/


Per saperne di più: https://www.stateofmind.it/tag/tristezza/.


La funzione primaria del disgusto è quella di difendere il proprio organismo da degli stimoli dannosi. Appare ovvio come essere disgustati dal latte scaduto ci evita di berlo e quindi stare male. Mentre il disgusto per situazioni sociali o fatti moralmente discutibili potrebbe avere la funzione di proteggere gli individui attraverso il mantenimento dell’ordine all’interno della comunità.


Per saperne di più: https://www.stateofmind.it/2018/02/disgusto-disturbo-ossessivo-compulsivo/
La risposta comportamentale consiste nell’allontanamento dall’oggetto disgustoso, poichè potrebbe essere dannoso o contaminate, mantenendo il ruolo di difesa del corpo.





Per saperne di più: https://www.stateofmind.it/2018/02/disgusto-disturbo-ossessivo-compulsivo/


Il disgusto prevede una specifica reazione, caratterizzata da rallentamento cardiaco, aumento salivazione e risposte del sistema parasimpatico, come la nausea e il vomito.

Solitamente causa disgusto ciò che al palato viene percepito come amaro (rimembranze di veleni e tossicità) o acido (alimenti che stanno andando a male). Mentre al tatto, causa disgusto ciò che è viscido, molliccio poiché facilmente associato a qualcosa di putrido, di stantio. O ciò che ha un cattivo odore.

Si prova, in generale, disgusto anche per tutte le secrezioni corporee, fatta eccezione per le lacrime!

Esistono comunque variazioni soggettive anche in ciò che viene recepito come disgustoso. Alcuni mangiano il pesce crudo, altri no, ad esempio! Alcuni bevono il caffè senza zucchero mentre ad altri non andrebbe proprio giù! Questo è dovuto in parte a predisposizioni genetiche e biologiche, ed in parte all'abitudine a certi alimenti e alle usanze familiari.


Il disgusto svolge una sua precisa funzione: quella di protezione personale (a livello personale e sociale) tramite l’impulso comportamentale di allontanamento (che si manifesta anche tramite lo sputo quando si tratta di sostanze ingerite) o di dichiarazione di netto rifiuto (“NO!”), al fine di evitare che la sostanza/persona entri in contatto con noi e ci contamini.

Evitare la contaminazione non significa solo proteggersi dalla tossicità di una sostanza e quindi dalla malattia o morte, ma anche protezione da qualcosa che riguarda aspetti personologici, evitare di essere “contaminati” da persone che riteniamo riprovevoli per dei loro comportamenti.

La contaminazione infatti non ha come unico risultato quello intimo, riguardante il proprio stato di salute, ma sembra avere anche risvolti sociali: essa potrebbe portare al rifiuto da parte degli altri, che ci disprezzerebbero perché saremo “marci”, “sporchi”, inaccettabili.


“Gioia” è il nome dell’emozione basilare e generico che solitamente si esprime con il sorriso e gli occhi. Ci si sente gioiosi perché uno dei nostri bisogni fondamentali è stato soddisfatto. Per esempio siamo gioiosi dopo aver mangiato, dopo che qualcuno ci ha fatto compagnia, quando incontriamo una persona che ci fa stare bene. In realtà, questa emozione, come tutte le altre, può essere vissuta con diversi gradi di intensità. Possiamo quindi dire che ci sentiamo “gioiosi o pieni di gioia” quando siamo ad un grado intermedio di intensità, diciamo che ci sentiamo “contenti” quando il livello è un po’ inferiore e “felici” oppure “al settimo cielo” quando invece il livello è alto. Si può usare anche la parola “euforici” quando la gioia si accompagna ad un’attivazione psicofisica di eccitazione.

La rabbia è un sentimento primordiale, di base, che è determinato dall’istinto di difendersi per sopravvivere nell’ambiente in cui ci si trova. Possiamo dire che la rabbia inizialmente ha una funzione adattiva.
Per saperne di più: https://www.stateofmind.it/2015/02/rabbia-emozioni/

In altri casi, la rabbia non è una emozione negativa; anche da adulti, potrebbe esserle anzi considerata positiva quando viene incanalandola in attività alternative a quelle del bisogno che ci viene negato. Così facendo, aumenta il nostro benessere e non rimaniamo incastrati in questa emozione.


Per saperne di più: https://www.stateofmind.it/2015/02/rabbia-emozioni/

La paura, insieme a tristezza, gioia, disgusto e rabbia, è una delle emozioni fondamentali degli esseri viventi, ci mette in guardia dai pericoli e ci spinge alla sopravvivenza.
Per saperne di più: https://www.stateofmind.it/tag/paura/

Di fronte a un pericolo, infatti, il nostro corpo produce un ormone – la ben nota adrenalina – che induce cambiamenti fisici e mentali e che ci prepara all’azione: fuggo o rimango immobile (flight or fight). Se facciamo un salto indietro ai nostri antenati riusciamo a capire il valore adattivo di questa emozione: la paura ha protetto i nostri avi da animali selvaggi o da vicini ostili.

Oggigiorno gli stimoli che ci fanno paura non sono più grandi leoni o invasioni vicine, quanto piuttosto la perdita di un lavoro, un cambiamento di vita o il sommarsi di problemi quotidiani. Tuttavia i cambiamenti corporei, il pensiero e le reazioni comportamentali rimangono le stesse dei nostri antenati. La paura ha dunque, come tutte le emozioni, un’utilità per l’uomo, mettendolo in guardia dai pericoli. Essa però diventa un problema quando viene vissuta in maniera esagerata o fuori contesto.

Reazioni corporee della paura includono: bocca secca, aumento della frequenza cardiaca e respiratoria, motilità intestinale, tensione muscolare, aumento della sudorazione. Il nostro corpo si sta preparando a una reazione immediata. Senza tali cambiamenti, infatti, saremmo del tutto inadeguati di fronte al pericolo.


In caso di paura eccessiva le sensazioni corporee iniziano a diventare più fastidiose. La tensione muscolare, fondamentale per la risposta di attacco o fuga, si trasforma in malessere che pervade tutto il corpo: mal di testa, dolori alle spalle e al petto, sintomi gastrointestinali, debolezza delle gambe. Ecco così che il respiro affannoso ci può portare a sensazioni di nausea o di mancanza del respiro; l’attenzione focalizzata al battito cardiaco non fa altro che aumentare la pressione sanguigna e farci avvertire un senso di svenimento, una visione offuscata e fischi alle orecchie.

La persona con una eccessiva risposta di paura a numerose situazioni, inizia a focalizzarsi esclusivamente su ciò che teme, generalmente preoccupandosi che un problema non abbia soluzione o catastrofizzandolo. Si sviluppa, col tempo, un tipo di pensiero negativistico verso se stessi e il mondo circostante, percepito come fonte di minacce sempre possibili. Tale forme di ragionamento negativo formano un circolo vizioso con i cambiamenti corporei, come ad esempio: “Ho un dolore al petto, devo avere qualcosa che non va con il cuore”, oppure: “questa sensazione/emozione è insopportabile, non c’è niente che possa fare”. In questo modo lo stress rimane costantemente elevato, portando a un aumento del disagio e delle preoccupazioni, fattore che induce le persone a focalizzarsi sugli eventi negativi e insolubili piuttosto che su quelli positivi.
Per saperne di più: https://www.stateofmind.it/tag/paura/

Ansia e paura sono codificate nella medesima area cerebrale, ma i motivi per cui si manifestano sono diversi. Nel primo caso, quando proviamo paura, siamo spaventati da qualcosa di reale. Se dovessimo sostenere un esame, è normale aver paura, ma nel momento in cui vorremmo andasse tutto secondo i nostri piani, cioè prendere assolutamente un trenta e lode, e chiaramente non si ha la certezza che questa cosa si verifichi, allora parleremo di ansia e non di paura. Insomma, l ’ansia si scatena quando si effettuano previsioni negative e catastrofiche su eventi percepiti come importanti o pericolosi.
Per saperne di più: https://www.stateofmind.it/tag/paura/

L’ ansia è generata spesso dalle valutazioni che si effettuano su un determinato evento, o meglio dai pensieri, previsioni il più delle volte, su quello che accadrà in futuro. Nell’incertezza che un evento possa non andare come ci piacerebbe, vorremmo controllare evenienze nefaste, a questo punto l’ ansia aumenta e si alimenta.

L’ ansia, però, potrebbe presentarsi anche senza un motivo apparente, manifestandosi in modo eccessivo e privo di ogni controllo. In questo caso si otterrà una risposta eccessiva e sproporzionata, che innescherà sensazioni di ansia future.
Per saperne di più: https://www.stateofmind.it/tag/paura/


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La sorpresa è uno stato emotivo conseguente ad un evento inaspettato o contrario all'aspettativa di chi lo sperimenta. Dura pochi istanti ed è in genere seguita da paura o gioia.

Tipica espressione facciale caratterizzata da:

Sopracciglia abbassate

Tensione nelle palpebre

Labbra pressate

Sopracciglia alzate

Palpebra sup. alzata; inf. tesa

Bocca aperta, labbra tese all'esterno

RABBIA E PAURA

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Ti è mai capitato di essere travolto dalla rabbia? Cosa aveva scatenato in te questa emozione e come giudichi oggi la tua reazione?

Qual è la tua paura più grande? Come sei riuscito in passato a sconfiggerla?

PROVA TU!

in 7 giorni

6 emozioni

Quali emozioni?

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Puoi provare a tenere un diario delle tue emozioni primarie. Ricorda che capire ciò che si prova è utile a migliorare e chissà, magari in futuro a ricordare periodi felici!

Prova a segnare per ogni giorno della settimana quale emozione è stata dominante rispetto alle altre. Raccogli le informazioni per tutte e quattro le settimane del mese e poi confronta i dati: ci sono stati giorni felici? Sono stati maggiori o minori dei giorni di rabbia? Hai provato disgusto in qualche situazione?

PER ASPERA AD ASTRA

grazie

sara.aschelter.d@amerigovespucci.edu.it


profaschelter@gmail.com


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